di Lorenzo Canu
Giovedì 19 febbraio, in occasione della Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali, l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney ha ospitato la terza edizione di un appuntamento sul multiculturalismo italiano: “Dalle parole alle immagini: dialetti e varietà dell’italiano tra lingua parlata e cinema” ha riunito appassionati e curiosi per un viaggio nella straordinaria ricchezza linguistica dell’Italia contemporanea.
Il direttore Marco Gioacchini ha aperto la serata accogliendo i partecipanti, e annunciando che il professor Gargiulo, previsto in collegamento online per la seconda presentazione, non avrebbe potuto partecipare per un imprevisto familiare. Gargiulo aveva però inviato la sua presentazione, e Gioacchini ha preso su di sé il compito di restituirne i contenuti. Il Console Gianluca Rubagotti ha quindi preso la parola con una battuta che ha subito scaldato la sala: “Non fatemi degli scherzi sul mio dialetto, perché potrei salutarvi in bresciano, e il dialetto di Brescia è anche fonte di letteratura.” Ha poi ricordato come questa terza edizione sia la conferma di quanto il Sistema Paese possa fare nella promozione della lingua e della cultura italiane all’estero, attraverso la collaborazione virtuosa tra Consolato, Istituto e comunità.
La prima parte della serata, tenuta dal Dipartimento d’italiano della Sydney University, ha offerto una panoramica sulle varietà dell’italiano contemporaneo: dai dialetti – lingue sorelle dell’italiano, non sue versioni corrotte – alle varietà regionali, dal neostandard all’italiano popolare, fino alle lingue dei migranti che oggi fanno parte del tessuto sociale italiano.
La parte più attesa è stata quella dedicata al cinema, interamente condotta da Gioacchini. Partendo dalla presentazione di Gargiulo e arricchendola con proprie riflessioni e il contributo dello staff dell’Istituto, il direttore ha guidato il pubblico attraverso quasi un secolo di storia cinematografica, mostrando come il dialetto sia stato molto più di un colore locale: uno strumento narrativo preciso, una scelta estetica e ideologica.
Dal cinema fascista dei “telefoni bianchi” – dove Luigi Freddi promuoveva quella che Gioacchini ha chiamato “dialettofobia” – al neorealismo del dopoguerra, che porta sullo schermo la lingua reale della gente comune. Poi Pasolini e il romanesco di Accattone e Mamma Roma, dove il passaggio tra dialetto e italiano rivela il conflitto interiore dei personaggi; il napoletano di Troisi in Ricomincio da tre. Il cinema contemporaneo ha aperto a nuovi multilinguismi: lo slang romano di Amore tossico, il siciliano di Via Castellana Bandiera, il bengalese di Bangla, fino all’arabo e francese di Io Capitano. Ogni lingua, ha osservato Gioacchini, segna un confine: tra classi sociali, tra spazio familiare e pubblico, tra chi appartiene e chi è escluso.
In chiusura, alcune curiosità: padroneggiare più dialetti è una competenza che gli attori italiani dichiarano esplicitamente ai provini; i sottotitoli hanno aperto nuove possibilità espressive dal 2000 in poi, e le film commission regionali incoraggiano la produzione in lingua locale – e l’Istituto ha ospitato edizioni del festival del cortometraggio sardo. I ringraziamenti finali sono stati affidati al Com.It.Es.
Una nota a margine, ma non marginale: tra il pubblico della serata si è notata una presenza incoraggiante di volti giovani, segno che l’Istituto sta riuscendo ad aprire i propri eventi a nuove generazioni – il pubblico del futuro della cultura italiana a Sydney.
