De Pieri, tra note e Australia

C’è chi nasce per suonare e chi suona per vivere. Sergio De Pieri appartiene ai primi. A 93 anni, pianista e organista instancabile, nato a Casier, nella campagna trevigiana, ricorda un’infanzia semplice e felice tra animali e campi. Ogni domenica percorreva tre chilometri a piedi per andare a messa: era chierichetto, cantava e suonava l’organo. Nessuno in famiglia era musicista, ma uno zio gesuita portò un pianoforte in casa. Da lì cominciò tutto.

Molti lo volevano in seminario: “Dicevano che ero fatto per diventare prete, ma io volevo solo la musica”. Iniziò con l’organo a nove anni, ma il pianoforte era il suo vero amore. Dopo un breve tentativo in una scuola tecnica, capì che quella non era la sua strada. A diciannove anni si diplomò in pianoforte; poi, grazie a Sandro Dalla Libera, divenne organista diplomato.

Un incontro decisivo fu quello con Arthur Rubinstein, che gli consegnò una borsa di studio. Durante una passeggiata in piazza San Marco, il grande pianista gli disse: “A ottant’anni tornerai al pianoforte”. Una profezia che si sarebbe avverata.

Il sogno iniziale era l’America, ma mancavano i mezzi. Così scelse l’Australia. Nel 1961 partì senza sapere una parola d’inglese. All’inizio trovò aiuto nella comunità italiana, poi arrivarono i primi successi: a Brisbane suonava in duo con un violinista; a Melbourne divenne organista titolare e docente universitario. Incisioni, tournée, corsi affollati di giovani: in Australia, racconta, contava il merito, non le conoscenze.

Nel 1972 tornò in Italia per una cattedra al Conservatorio di Venezia, dove rimase vent’anni. Fu anche organista titolare ai Frari: “Una gioia immensa. Amo gli organi veneti: non urlano, cantano”.

Ma l’Australia tornò ancora nella sua vita. A Ballarat contribuì al restauro di organi abbandonati e alla nascita di uno dei festival più importanti del Paese, poi il Beethoven Festival e molti altri progetti. “Lì la musica si fa insieme, senza rivalità”, dice. E non si tirava indietro nemmeno in cucina: ai festival cucinava per centinaia di persone.

Nel 2007 arrivò uno dei momenti più emozionanti: la regina Elisabetta II gli conferì la medaglia dell’Ordine dell’Australia. A un pranzo ufficiale gli disse: “So tutto di lei, Maestro”. De Pieri rimase senza parole.

Suona ancora sei ore al giorno. Per lui l’organo ha un’anima femminile: potente ma dolce. Le canne, dice, lo “guardano e rispondono”. In ogni concerto ha sempre avuto una musa in platea: la bellezza e l’amore, in tutte le loro forme, sono indispensabili