La cerimonia del Giorno del Ricordo serve a dissipare il “velo dell’ignoranza”

di Marco Testa

L’Associazione Giuliani Canberra ha commemorato il Giorno del Ricordo con una giornata intensa e profondamente partecipata, culminata domenica 15 febbraio 2026 in una cerimonia presso il Centro Culturale Italiano di Canberra.

Le celebrazioni si sono aperte al mattino con la partecipazione alla Santa Messa nella cattedrale di Canberra, in suffragio di quanti persero la vita durante i tragici fatti del confine orientale. In un clima di raccoglimento e silenzio, la comunità ha voluto rendere onore alle vittime delle foibe e all’esodo forzato degli italiani da Istria, Fiume e Dalmazia dopo la Seconda guerra mondiale, riaffermando il valore della memoria come atto di giustizia storica e morale.

Nel pomeriggio, la commemorazione è proseguita al Centro Culturale Italiano alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Australia, Nicola Lener, accompagnato da personale dell’Ambasciata. Presenti anche il Presidente del Com.It.Es. Canberra, Franco Barilaro, e il rappresentante del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, Franco Papandrea, insieme a numerosi esponenti della collettività e a famiglie di origine giuliano-dalmata.

Cuore della cerimonia è stato l’intervento della presidente dell’associazione, Ondina Matera, che ha offerto una riflessione articolata sul lungo silenzio calato per decenni in Italia attorno alle stragi delle foibe e all’esodo. «Per oltre cinquant’anni – ha ricordato – quanto accaduto è stato in gran parte ignorato o negato, come se non fosse mai successo». Nessun riconoscimento pubblico, nessuna piena assunzione di responsabilità storica: una rimozione che ha aggravato la sofferenza di chi aveva già perso tutto.

Matera ha parlato di uomini, donne e bambini «profondamente traumatizzati», privati non solo della propria terra ma anche della propria identità. Ha sottolineato come il silenzio istituzionale abbia rappresentato un’ulteriore ingiustizia, impedendo a molti italiani di conoscere la portata di quella tragedia e, di conseguenza, di offrire solidarietà e comprensione agli esuli. «Erano inascoltati e senza sostegno emotivo in un momento di reale bisogno», ha affermato, riconoscendo tuttavia la dignità con cui molti di loro hanno ricostruito la propria vita, senza cedere all’odio o alla vendetta.

Le cerimonie del Giorno del Ricordo, ha aggiunto, contribuiscono oggi a sollevare «il velo d’ignoranza» che troppo a lungo ha coperto quei fatti, permettendo finalmente un riconoscimento pubblico delle vittime. Non si tratta soltanto di guardare al passato, ma di riaffermare valori universali: il rifiuto di ogni guerra di aggressione, l’opposizione alla sopraffazione di un popolo su un altro, la difesa della dignità umana.

Particolarmente toccanti le testimonianze di Franco Perussich e Livio Chicco, che hanno condiviso ricordi personali e familiari, offrendo ai presenti uno sguardo diretto su una pagina dolorosa della storia europea. Le loro parole hanno trasformato la memoria storica in esperienza viva, rendendo tangibile il peso della perdita e della separazione forzata.

La significativa partecipazione del pubblico ha confermato quanto il Giorno del Ricordo sia oggi sentito anche dalle nuove generazioni. La giornata si è conclusa con un rinnovato impegno dell’Associazione Giuliani di Canberra a continuare, anno dopo anno, a onorare la memoria delle vittime e a trasmettere alle future generazioni affinché simili tragedie non si ripetano mai più.