È sulle pagine de La Sicilia che prende forma il racconto intenso e umano di Santo Santoro, imprenditore di successo ed ex ministro australiano, nato a Francavilla di Sicilia e diventato una figura di riferimento per la comunità siciliana in Australia. Un’intervista che è insieme biografia, memoria familiare e riflessione sull’emigrazione, narrata con il tono confidenziale di chi “non ha mai dimenticato da dove viene”.
«Parramu annicchia sicilianu… non c’è lingua cchiù pura e cchiù beddra», esordisce Santoro nell’intervista pubblicata dal quotidiano siciliano, rompendo subito ogni distanza formale. A settant’anni, l’uomo che ha ricoperto incarichi ministeriali a Canberra e che oggi vive tra Brisbane e l’Europa continua a definirsi, prima di tutto, figlio della sua terra. «Io sono uno che crede nella famiglia. Senza il sostegno dei miei non sarei ciò che sono», confida ricordando i genitori Alfio e Sebastiana.
Nato il 27 aprile 1956, Santo cresce in una famiglia modesta ma unita. Il padre, giardiniere, intuisce presto che l’Australia può offrire un futuro migliore e parte per il Queensland. «Raccoglieva canne da zucchero, un lavoro durissimo: fango, serpenti, sudore», racconta Santoro a La Sicilia. Solo dopo chiama con sé la moglie e i figli. Sebastiana lavora prima nel settore del pescato e poi come sarta, ma con l’arrivo degli altri figli si dedica completamente alla famiglia. «Non ci mancava niente. Si mangiava alla siciliana e si rispettavano le usanze della nostra terra».
L’inizio non è facile. «Sono arrivato che non conoscevo una sola parola d’inglese», ammette. Studia e lavora contemporaneamente: «Lavapiatti, parcheggiatore, spedizioniere… ho fatto di tutto». La fatica viene ripagata con due lauree, in Economia e in Arte, entrambe con il massimo dei voti. È il trampolino per l’ingresso in politica. «Dal 1901 meno di 35 persone sono state elette sia al parlamento regionale sia a quello federale e poi nominate ministri. Io sono fra queste», sottolinea con legittimo orgoglio.
Da ministro per la Formazione professionale e le relazioni industriali, Santoro riforma il sistema dei risarcimenti per gli infortuni sul lavoro e rafforza le norme sulla sicurezza. Da ministro per la Terza età promuove politiche innovative per la tutela degli anziani. Eppure, come racconta a La Sicilia, decide di lasciare la politica: «Non c’è stato nessun conflitto d’interessi, ma la mia casa fu assediata dai giornalisti. Scelsi di dimettermi per proteggere la mia famiglia».
Oggi è imprenditore e facilitatore di rapporti economici tra Italia e Australia. «Aiuto gli italiani che vogliono investire lì e gli australiani che vogliono fare affari in Italia», spiega citando collaborazioni con grandi gruppi industriali. Le opportunità, dice, esistono ancora: «Ma bisogna conoscere l’inglese».
Il legame con la Sicilia resta centrale. I genitori riposano a Francavilla, come desiderava la madre. «Il momento più emozionante è l’ultima curva prima del paese», confida. «Vedo gli agrumeti, il fiume San Paolo, la vendemmia all’alba. Sono immagini che non se ne vanno mai». E conclude, con una frase che La Sicilia consegna ai lettori come sintesi di una vita intera: «Quando dimentichi da dove sei venuto, non sei una persona perbene».
Per Santoro, quell’emozione non è semplice nostalgia, ma una bussola morale. «L’Australia mi ha dato tantissimo e io le sarò sempre grato», dice, «ma la mia identità nasce in Sicilia e da lì non si scappa». Anche oggi, nonostante gli impegni e l’età che avanza, continua a sentirsi “in servizio” per la sua comunità. «Sono vicino a chi lavora e pure agli anziani», ribadisce, «perché so cosa significa sacrificarsi».
Un sentimento che La Sicilia restituisce con chiarezza: il cuore di Santo Santoro, ovunque si trovi, batte ancora con accento siciliano.

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