Premier’s Harmony Dinner presenta una serata all’insegna di unità

di Maria Grazia Storniolo

Si è svolta giovedì 26 marzo 2026, nella splendida sala della Grand Ballroom dell’ICC Sydney, la Premier’s Harmony Dinner 2026, il più grande evento multiculturale organizzato nello Stato del New South Wales. Alla presenza di oltre 1.600 persone provenienti da ogni angolo del mondo, la serata ha celebrato il valore dell’inclusione, della solidarietà e della convivenza tra culture, religioni e tradizioni diverse.

Tra le autorità presenti anche il Ministro per il Multiculturalismo del New South Wales, Steve Kamper, la cui partecipazione ha sottolineato ulteriormente l’importanza istituzionale dell’evento e l’impegno del governo nel promuovere una società inclusiva e coesa.

L’evento ha avuto inizio con il tradizionale Welcome to Country, un momento profondamente sentito che ha reso omaggio al popolo Gadigal, custode originario della terra su cui sorge Sydney. Una cerimonia carica di significato, che ha ricordato a tutti i presenti l’importanza delle radici e del rispetto reciproco, aprendo ufficialmente una serata all’insegna dell’armonia.

A seguire, il discorso del Premier del New South Wales, Chris Minns, ha toccato corde profonde. Dopo aver ringraziato gli ospiti e riconosciuto la presenza delle comunità multiculturali, il Premier ha invitato tutti a riflettere su un’estate difficile per lo Stato, segnata dal tragico attacco del 14 dicembre a Bondi. Un evento che, nelle sue parole, “è stato progettato per intimidire, spaventare e dividere”, colpendo in particolare la comunità ebraica.

Nel corso della serata, è stato inoltre dedicato un momento di raccoglimento per ricordare le vittime dell’attacco di Bondi. Un tributo silenzioso e carico di emozione, che ha unito l’intera sala in un sentimento condiviso di cordoglio e solidarietà verso le famiglie colpite. Le loro vite e il loro ricordo sono stati onorati come simbolo dell’importanza di continuare a costruire una società fondata sul rispetto e sulla pace.

Eppure, il messaggio della serata è stato chiaro: la paura non ha vinto. “Questa sera siamo qui riuniti come un’unica comunità”, ha dichiarato Minns, sottolineando come l’Australia abbia risposto con unità e solidarietà. 

Ha ricordato episodi toccanti: la comunità indiana di Harris Park riunitasi per accendere una candela, la moschea di Rockdale che ha proiettato una menorah sulla propria facciata, la comunità sikh impegnata nella distribuzione di pasti gratuiti e le lunghe file di cittadini pronti a donare sangue.

Nel cuore del suo intervento, il Premier ha voluto rendere omaggio a un uomo simbolo di coraggio e umanità, Ahmed Al Ahmed, seduto tra gli ospiti. Raccontando il suo gesto eroico quello di aver affrontato il pericolo per salvare vite umane, Minns ha sottolineato come il vero significato di “armonia” risieda nel riconoscersi gli uni negli altri, al di là delle differenze.

“La parola armonia non significa uniformità, ha detto, ma sapere che nessuno è uno sconosciuto”. Un messaggio rafforzato anche dal richiamo alla campagna “One Mitzvah for Bondi”, un invito a compiere piccoli gesti quotidiani di gentilezza capaci, insieme, di trasformarsi in una grande onda di solidarietà.

Dopo il discorso del Premier, la serata è proseguita con un momento di grande emozione: la presentazione del Multicultural Honour Roll, che ha reso omaggio a figure che non sono più tra noi, ma il cui impegno ha lasciato un segno indelebile nella comunità. Leader, volontari e promotori del cambiamento, ricordati per la loro dedizione silenziosa e instancabile. Successivamente è salito sul palco il CEO di Multicultural NSW, Joseph La Posta, che ha condiviso un discorso intenso e riflessivo. Il suo intervento ha posto una domanda fondamentale: “Che tipo di Paese vogliamo essere?”. Ha invitato tutti a scegliere se restare nelle proprie cerchie o aprirsi agli altri, costruendo una società più inclusiva e solidale.

La Posta ha ringraziato le istituzioni, il Waverley Council e le comunità locali per il loro ruolo nel processo di guarigione dopo la tragedia di Bondi, sottolineando come la politica, in quei momenti, abbia saputo mostrare il suo volto migliore: quello della compassione. Ha poi rivolto un pensiero alla comunità ebraica, ribadendo il diritto di ogni persona a sentirsi sicura nel proprio Paese.

Il momento più toccante della serata è arrivato con l’ingresso sul palco di Ahmed Al Ahmed. Accolto da un lungo e sentito applauso, ha condiviso parole semplici ma profonde, riflettendo sulla fama improvvisa e sul suo desiderio di restare una persona umile. “Non voglio mettermi in mostra, voglio solo essere un essere umano”.

Alla domanda su quale fosse il suo messaggio per i presenti, Ahmed ha risposto con sincerità: l’Australia è un Paese speciale, conosciuto nel mondo per la pace e le opportunità che offre. “Per favore, mantenete l’Australia sicura,ha esortato, auguro pace e unità a tutti”. Parole che hanno toccato profondamente il pubblico.

A conclusione del suo intervento, La Posta ha voluto ribadire il significato del suo gesto: non un eroe nel senso tradizionale, ma un uomo che, nel momento decisivo, ha fatto la cosa giusta. Un esempio di umanità che rappresenta i valori più autentici della società australiana.

Durante la serata è intervenuto anche Simon Chan, che ha dato il benvenuto ufficiale a nome di Multicultural NSW, sottolineando l’importanza di riunire persone di culture e fedi diverse in un momento storico in cui l’unità è più necessaria che mai. Ha ricordato come il lavoro delle comunità, spesso svolto dietro le quinte, sia fondamentale per sostenere i più vulnerabili e costruire una società più coesa.

Un elemento particolarmente suggestivo della serata è stato il colpo d’occhio offerto dalla varietà degli abiti indossati dagli ospiti. La sala si è trasformata in un autentico mosaico di colori, tessuti e tradizioni: sari dai toni vivaci, abiti africani ricchi di motivi geometrici, eleganti kimono, raffinati abiti europei e capi tradizionali mediorientali hanno raccontato, senza bisogno di parole, le storie e le origini di chi li indossava. Ogni dettaglio, dai ricami ai colori scelti, rappresentava un legame profondo con la propria cultura e identità. Questo caleidoscopio visivo ha reso ancora più tangibile il significato della parola “armonia”: non uniformità, ma una straordinaria convivenza di differenze che, unite, creano bellezza.

 Passeggiando tra i tavoli, si percepiva chiaramente come ogni abito fosse anche un simbolo di orgoglio, appartenenza e rispetto