Australia, 45 miliardi di dollari all’anno che sfuggono allo Stato: il tesoro nascosto delle risorse minerarie

Un nuovo rapporto di Prosper Australia denuncia le debolezze del sistema fiscale applicato alle grandi compagnie minerarie ed energetiche. Secondo lo studio, il Paese potrebbe incassare fino a 45 miliardi di dollari australiani in più ogni anno attraverso un sistema di royalties più efficace. Il confronto con Norvegia, Alaska e Queensland riapre il dibattito su chi debba beneficiare delle ricchezze naturali australiane.

A cura della Redazione – Allora! Online

SYDNEY, 21 ottobre 2026 – A chi appartengono realmente le immense ricchezze minerarie dell’Australia? Ai cittadini, che sono i proprietari collettivi delle risorse naturali del Paese, oppure alle grandi compagnie che le estraggono e le commercializzano sui mercati internazionali?

È questa la domanda al centro di un nuovo rapporto che sta riaprendo il dibattito economico e politico sulla distribuzione dei profitti generati dall’industria estrattiva australiana.

Secondo uno studio pubblicato dal Prosper Australia Research Institute, l’Australia potrebbe ottenere circa 45 miliardi di dollari australiani aggiuntivi ogni anno attraverso una revisione del sistema di tassazione e delle royalties applicate all’estrazione di carbone, minerale di ferro, gas naturale, petrolio e altre risorse.

La cifra rappresenta una stima delle maggiori entrate potenziali, non un ammontare di tasse evase o di somme già dovute allo Stato.

Il rapporto, intitolato Australia’s Resource Wealth Giveaway: How Weak Public Capture Leaves Billions in Revenue on the Table, è stato realizzato dall’economista Richard Wielga, già funzionario del Dipartimento del Tesoro e delle Finanze dello Stato di Victoria.

L’analisi sostiene che l’attuale sistema australiano non riesca a garantire una partecipazione sufficientemente elevata dei cittadini ai guadagni straordinari che le compagnie minerarie ed energetiche realizzano quando i prezzi internazionali delle materie prime aumentano.

Il problema, secondo gli autori, non riguarda l’esistenza di un profitto privato, considerato legittimo per le imprese che investono capitali, tecnologie e competenze nell’estrazione.

La questione riguarda piuttosto la distribuzione della rendita derivante da risorse naturali che, una volta estratte e vendute, non possono essere ricostituite.

Quarantacinque miliardi di dollari: da dove arriverebbero?

Il rapporto suddivide le potenziali maggiori entrate in due grandi categorie economiche.

<text color=”secondary”>Stima delle entrate pubbliche annuali aggiuntive, in miliardi di dollari australiani</text>

SettoreMaggiori entrate potenziali
Miniere: carbone, ferro, oro, rame, litio e altri minerali$28 miliardi
Petrolio, gas naturale e LNG$16–18 miliardi
Totale stimato$44–46 miliardi

Secondo Prosper Australia, queste risorse finanziarie potrebbero rafforzare i bilanci federali e statali, contribuendo a sostenere servizi pubblici, infrastrutture e interventi destinati ad alleviare il costo della vita.

Si tratta di una somma particolarmente rilevante in un periodo nel quale milioni di famiglie australiane continuano ad affrontare difficoltà legate ai prezzi delle abitazioni, ai mutui, alle bollette energetiche e ai generi alimentari.

Naturalmente, ottenere queste entrate non significherebbe automaticamente poterle utilizzare tutte per nuove spese pubbliche.

Gli effetti di una riforma dipenderebbero dall’andamento dei mercati, dalla produzione, dagli investimenti e dalle scelte fiscali adottate dai governi.

Tuttavia, il dato mette in evidenza una questione fondamentale: l’Australia è uno dei principali esportatori mondiali di risorse naturali, ma il rendimento pubblico di questa ricchezza potrebbe essere sensibilmente superiore.

Il confronto con Norvegia e Alaska: l’Australia incassa molto meno dal petrolio e dal gas

Uno degli aspetti più significativi dello studio riguarda il confronto internazionale.

Prosper Australia ha analizzato diversi sistemi di tassazione delle risorse naturali, prendendo in considerazione Paesi e territori ricchi di materie prime come Norvegia, Alaska, Cile, Perù e Québec.

Per confrontare i risultati, gli economisti hanno utilizzato un indicatore denominato public-capture ratio, che misura il rapporto tra le entrate pubbliche provenienti da un settore e il valore aggiunto generato da quello stesso settore.

Nel comparto petrolifero e del gas, il risultato australiano appare particolarmente debole.

Il rapporto stima che la quota di valore aggiunto acquisita dal settore pubblico australiano sia intorno al 14%.

In Alaska raggiunge circa il 42%, mentre in Norvegia si attesta attorno al 40%, dopo gli aggiustamenti effettuati per rendere più confrontabili i diversi modelli.

Il dato norvegese è particolarmente interessante perché il Paese scandinavo utilizza anche forme di partecipazione diretta dello Stato alle attività energetiche.

Gli autori hanno quindi corretto il confronto per evitare che questa differenza strutturale alterasse eccessivamente i risultati.

La distanza rimane comunque molto elevata.

La conclusione di Prosper Australia è che il sistema australiano garantisce un ritorno pubblico relativamente modesto rispetto alla ricchezza prodotta dal settore petrolifero e del gas.

Il problema del gas naturale liquefatto

L’Australia occupa una posizione di primo piano nel mercato internazionale del gas naturale liquefatto, conosciuto come LNG.

Grandi impianti di produzione ed esportazione operano nel Queensland, nell’Australia Occidentale e nel Territorio del Nord.

Il gas viene estratto, trasformato in forma liquida e trasportato attraverso navi specializzate verso importanti mercati asiatici.

L’industria genera investimenti, occupazione ed esportazioni di valore elevato, ma il rapporto sostiene che la struttura fiscale non consenta allo Stato di beneficiare adeguatamente dei periodi di maggiore redditività.

In Australia esiste già una tassa sui profitti straordinari del settore petrolifero, la Petroleum Resource Rent Tax, conosciuta con la sigla PRRT.

Questa imposta, applicabile a determinati progetti petroliferi e del gas, prevede un’aliquota del 40% sui profitti imponibili calcolati secondo regole specifiche.

Il problema, secondo Prosper Australia, non è tanto l’aliquota nominale, quanto il funzionamento concreto del sistema.

Deduzioni, costi riconosciuti, perdite riportabili e regole fiscali complesse possono ritardare o ridurre significativamente le entrate effettivamente riscosse.

Di conseguenza, una tassa apparentemente severa può produrre risultati inferiori alle aspettative.

Il rapporto invita pertanto il governo federale a riesaminare il sistema, affinché le entrate pubbliche aumentino realmente quando le compagnie registrano profitti eccezionali.

Il Queensland dimostra che un altro sistema è possibile

Uno degli esempi più importanti citati dallo studio arriva proprio dall’Australia.

Nel luglio 2022, il Queensland ha introdotto una riforma delle royalties sul carbone, adottando aliquote progressive collegate al prezzo di vendita.

Prima della riforma, l’aliquota marginale più elevata era del 15% sulla quota di prezzo superiore a 150 dollari per tonnellata.

Con il nuovo sistema, le percentuali aumentano progressivamente al crescere del prezzo del carbone.

Fascia di prezzo del carboneAliquota sulla fascia
Fino a $100 per tonnellata7%
Da $100 a $15012,5%
Da $150 a $17515%
Da $175 a $22520%
Da $225 a $30030%
Oltre $30040%

Il principio è relativamente semplice.

Quando i prezzi delle materie prime sono contenuti, le imprese pagano royalties meno elevate. Quando invece il mercato internazionale registra forti aumenti, una quota maggiore del valore generato viene destinata alle casse pubbliche.

Le aliquote sono applicate progressivamente alle rispettive fasce di prezzo, non indistintamente all’intero valore della produzione.

Secondo Prosper Australia, un sistema di questo tipo consente allo Stato di beneficiare automaticamente delle fasi di espansione del mercato.

Più royalties significano necessariamente meno miniere e meno lavoro?

Una delle principali critiche rivolte ai sistemi di royalties elevate riguarda il possibile impatto sugli investimenti.

Le associazioni industriali sostengono che una tassazione troppo pesante possa rendere alcuni progetti economicamente meno convenienti, spingendo le imprese a ridurre gli investimenti, la produzione o l’occupazione.

Queste preoccupazioni sono state espresse anche dalle compagnie operanti nel Queensland, soprattutto dopo la diminuzione dei prezzi internazionali del carbone e l’aumento dei costi di produzione.

Il rapporto di Prosper Australia, tuttavia, presenta dati che mettono in discussione l’idea che royalties più elevate producano automaticamente un declino dell’industria.

Tra l’anno finanziario 2021-2022 e il 2024-2025, il numero delle miniere di carbone attive nel Queensland è passato da 53 a 60.

L’occupazione del settore si è mantenuta mediamente intorno a 26.000 lavoratori, mentre la produzione commerciabile è rimasta relativamente stabile.

I dati più recenti del governo statale indicano 58 miniere attive nel 2025-2026.

Secondo il centro studi, questi risultati dimostrano che è possibile applicare un sistema fiscale più sensibile ai prezzi senza determinare necessariamente una fuga generalizzata degli investimenti.

Ciò non significa, tuttavia, che ogni progetto minerario sia immune dagli effetti dell’aumento delle royalties.

Alcune miniere possono diventare economicamente insostenibili quando i prezzi diminuiscono, i costi aumentano o i giacimenti diventano più difficili da sfruttare.

Il rapporto riconosce anche che il periodo trascorso dalla riforma del Queensland è relativamente breve e non permette di trarre conclusioni definitive su tutti gli effetti di lungo periodo.

Il confronto con il resto del mondo

Lo studio evidenzia inoltre una particolarità del sistema australiano.

Nel settore minerario, esclusi petrolio e gas, il rapporto tra entrate pubbliche e valore aggiunto è stimato intorno al 26%, un risultato superiore a quelli osservati nei tre territori minerari internazionali utilizzati per il confronto: Québec, Cile e Perù.

Questo dato potrebbe sembrare in contraddizione con la richiesta di aumentare la tassazione.

Gli economisti spiegano però che il livello delle entrate dipende da numerosi fattori, tra cui la composizione della produzione, i prezzi internazionali, la maturità dei giacimenti e le strutture dei costi.

L’Australia dispone di grandi miniere di ferro e carbone, caratterizzate da volumi produttivi molto elevati.

Di conseguenza, anche un sistema basato su aliquote relativamente contenute può generare entrate significative.

Il punto centrale del rapporto non è dunque che l’Australia non incassi nulla dalle proprie risorse, ma che potrebbe ricevere una quota maggiore dei benefici durante le fasi di forte aumento dei prezzi.

La doppia perdita: parte della ricchezza finisce anche a società controllate da Stati esteri

Un ulteriore elemento sollevato da Prosper Australia riguarda la partecipazione di società collegate a governi stranieri nei progetti estrattivi australiani.

Secondo lo studio, una parte del valore economico prodotto in Australia viene generata da attività nelle quali sono presenti interessi societari direttamente riconducibili a Stati esteri.

Il rapporto stima circa 16 miliardi di dollari di valore produttivo attribuibile a queste partecipazioni, pari a circa il 4% delle esportazioni australiane di risorse ed energia utilizzate come riferimento.

Applicando le proprie ipotesi, Prosper Australia ritiene che quasi 2 miliardi di dollari all’anno del potenziale gettito pubblico non riscosso siano associati ad attività con partecipazioni statali straniere.

Si tratta anche in questo caso di una stima indicativa, non di una misurazione diretta di profitti effettivamente trasferiti all’estero.

La questione evidenziata dal rapporto riguarda il rischio che una parte della rendita derivante da risorse pubbliche australiane contribuisca al beneficio economico di soggetti stranieri, mentre il sistema fiscale nazionale non riesce a intercettarne una quota considerata adeguata.

Le proposte: royalties collegate ai prezzi e una riforma della tassazione del gas

Prosper Australia indica due priorità per modernizzare il sistema australiano.

La prima riguarda le royalties minerarie applicate dagli Stati e dai Territori.

L’organizzazione propone di collegarle maggiormente all’andamento del mercato, in modo che aumentino automaticamente quando i prezzi delle materie prime superano i valori medi di lungo periodo.

Una seconda possibilità consiste nell’introdurre sistemi ibridi, combinando un’aliquota minima con una componente variabile legata ai prezzi, agli utili o ai margini di profitto.

La seconda priorità riguarda invece il sistema federale di tassazione del petrolio e del gas.

Secondo lo studio, le attuali regole dovrebbero essere riesaminate per garantire che i profitti straordinari derivanti dalle risorse energetiche producano maggiori benefici per la collettività.

Il rapporto non presenta un progetto completo di nuova imposta federale, ma stabilisce un criterio per valutare eventuali riforme: quando prezzi e profitti aumentano fortemente, anche la quota destinata alla comunità dovrebbe crescere.

Quarantacinque miliardi per scuole, ospedali, abitazioni e infrastrutture?

Il dato dei 45 miliardi di dollari ha inevitabilmente una dimensione politica.

In un Paese nel quale il costo della vita rappresenta una delle principali preoccupazioni dei cittadini, la possibilità di aumentare le entrate pubbliche attraverso una migliore gestione delle risorse naturali alimenta interrogativi sulla destinazione della ricchezza nazionale.

Maggiori entrate potrebbero essere impiegate per rafforzare il sistema sanitario, migliorare l’istruzione pubblica, finanziare infrastrutture e sostenere programmi abitativi.

Potrebbero anche contribuire alla riduzione del debito pubblico o permettere interventi fiscali a beneficio delle famiglie.

Tuttavia, il rapporto non dimostra che 45 miliardi possano essere raccolti immediatamente e stabilmente ogni anno attraverso una singola modifica legislativa.

La cifra deriva dall’applicazione di parametri comparativi ai settori australiani e dipende da ipotesi economiche, livelli di attività e condizioni di mercato.

Le entrate effettive di un nuovo sistema sarebbero quindi soggette alle oscillazioni dei prezzi internazionali delle materie prime.

Una scelta economica, ma soprattutto politica

Il dibattito sulla tassazione delle risorse naturali australiane non è nuovo.

Da decenni, governi federali e statali devono trovare un equilibrio tra la necessità di attrarre investimenti internazionali e quella di garantire un ritorno adeguato alla collettività.

L’industria mineraria rappresenta uno dei pilastri dell’economia australiana e contribuisce significativamente alle esportazioni, all’occupazione e alle entrate fiscali.

Ma proprio la sua importanza rende centrale una domanda: quale percentuale della ricchezza generata dall’estrazione di risorse non rinnovabili deve tornare ai cittadini?

Secondo Prosper Australia, il problema non richiede necessariamente la nazionalizzazione delle compagnie minerarie o l’abbandono degli investimenti privati.

Richiede piuttosto regole più efficaci per distribuire i benefici economici nei periodi di maggiore prosperità.

L’esperienza del Queensland viene indicata come una possibile dimostrazione che una diversa impostazione fiscale può convivere con un settore estrattivo economicamente attivo.

Resta da valutare come un simile modello potrebbe essere applicato a industrie e territori con caratteristiche differenti.

La ricchezza del sottosuolo appartiene anche alle generazioni future

Il punto più importante sollevato dal rapporto riguarda la natura stessa delle risorse estratte.

Carbone, ferro, rame, oro, petrolio e gas non sono beni illimitati.

Ogni tonnellata estratta rappresenta una parte di patrimonio naturale che viene trasformata in valore economico e che non sarà più disponibile per le generazioni successive.

Le imprese hanno diritto a ottenere un rendimento dagli investimenti e dai rischi assunti.

Ma la proprietà pubblica delle risorse implica anche la responsabilità delle istituzioni di amministrarle nell’interesse generale.

Per questo, la discussione non può essere ridotta a una contrapposizione tra governo e industria mineraria.

Riguarda il modo in cui l’Australia intende gestire il proprio patrimonio naturale e distribuire i benefici della sua trasformazione economica.

Se la stima di Prosper Australia fosse confermata da ulteriori analisi e tradotta in riforme efficaci, il Paese potrebbe disporre di risorse finanziarie aggiuntive molto significative.

Il rapporto non stabilisce quanto sia possibile incassare con certezza, ma pone una domanda alla quale i governi australiani saranno chiamati a rispondere.

Se le ricchezze naturali appartengono alla collettività, perché il sistema fiscale non dovrebbe garantire ai cittadini una partecipazione maggiore quando quelle ricchezze generano profitti eccezionali?

È una questione che riguarda il presente dell’economia australiana, ma soprattutto il futuro delle generazioni che erediteranno un Paese nel quale una parte delle risorse naturali sarà stata definitivamente consumata.

Fonte principale: Prosper Australia Research Institute, Australia’s Resource Wealth Giveaway, Richard Wielga, ottobre 2026. Dati e confronti economici elaborati dall’autore del rapporto.

Documentazione: Leggi il rapporto completo di Prosper Australia (PDF, 76 pagine).