Non è facile parlare del Friuli come terra, perché ha una millenaria storia che parte forse da prima del 181 a.C., data che dovrebbe segnare la fondazione di Aquileia da parte dei Romani. Parliamo di una regione di quasi 7.900 km² che racchiude molti dei più belli e storici comuni montani. Prima della Grande Guerra, la regione del Triveneto aveva un’estensione territoriale di quasi 19.000 km², comprendente le sette province più importanti: Belluno, Treviso, Padova, Verona, Vicenza, Rovigo e Venezia (non compresi i territori allora austro-ungarici del Trentino, dell’Alto Adige e del Friuli dell’Est, con i quali sarebbe stata notevolmente più grande).
L’attuale Friuli racchiude una decina di comuni altamente storici: Gradisca, Valvasone, Spilimbergo con il suo castello, Venzone, Sesto Reghena, Udine, Cividale (ex capitale longobarda fondata da Giulio Cesare), Aquileia (sotto protezione dell’UNESCO) e la famosa città-fortezza di Palmanova a forma di stella, Gorizia al confine est della regione, Sacile sul fiume Livenza e il Giardino della Serenissima, Cordovado e il suo castello, e Fagagna con le sue storiche tradizioni. Ci vorrebbero più di due giornali per descriverli tutti nei loro dettagli storici.
Cosa si dovrebbe dire dei comuni con interessi socio-culturali e gastronomici? Gemona, ricostruita totalmente a valle dopo il tremendo terremoto del maggio 1976; San Daniele e il suo prosciutto; Sauris per la birra e il prosciutto affumicato; Tarcento per il refosco, e tanti altri comuni con i loro prodotti. C’è addirittura una rivista che saltuariamente racconta e mantiene viva la vita dei friulani in Australia: è “Sot la Nape” (“Sotto la cappa del camino di casa”), edita in italiano e inglese, naturalmente nella lingua furlana.
Questo 22 marzo, ospiti del classico e ben attrezzato Club Italia, si è tenuta una delle tante riunioni per incontrarsi e dialogare tra vecchi amici. Naturalmente non è mancato il classico prosciutto di San Daniele, direi inimitabile, perché solo quel freddo che spira dalle montagne può stagionare quei cosciotti di maiale che il mondo ci invidia e che molti cercano di imitare. Ma la vera festa sarà il prossimo 18 ottobre, sempre presso il Club Italia, quando si festeggeranno i 60 anni dalla nascita del club dei friulani. Sarà cura, da parte di uno dei fondatori, raccontare le origini del club.
Il Friuli non è solo prosciutto e polenta: è anche la regione della Patria per il famoso fiume Piave, il “fiume della Patria” che nasce dal monte Peralba, a quota 2.100 m, in Val Sesis. Con i suoi 220 km, sfocia nell’Adriatico a Cortellazzo, attraversando il Cadore, Belluno e Longarone. Quel Piave, teatro della Grande Guerra del 1915-18, ci ricorda con la sua Canzone del 24 maggio che siamo italiani. Ci sarebbe da chiedersi… c’è oggi qualche giovane che conosce quell’evento? Mah.
Per chi vuol saperne di più: la lingua (e non un dialetto) della regione è una lingua vera e propria detta “Romanza”, con origini latine, celtiche e slavo-germaniche. Nata forse nell’alto Medioevo, tra i secoli VI e X, potrebbe appartenere al gruppo “Ladino”, risultante da una mescolanza del latino parlato fin dai tempi dei Romani con la nascita di Aquileia, circa nel 181 a.C., influenzata dai vari popoli che dominarono la regione per quasi 900 anni.
In ogni caso, è una lingua a tutti gli effetti, protetta da leggi europee dal 1999.
