Che tutta l’Europa sia un gran pollaio è risaputo da tempo. Il gran “Colono” che cerca di gestirlo apparentemente non ha ancora capito che ci sono ben 27 razze differenti di galline che non riescono ancora a comunicare tra loro. Poi ci sono almeno altre tre o quattro razze di galline che sono in attesa di entrare nel pollaio, quindi lascio immaginare il caos che regnerà in quel pollaio.
Ma il pollaio che interessa a noi è quello nostrano, quello in cui, nei tempi andati, le nostre galline facevano uova che i nonni chiamavano super buone, perché le loro galline razzolavano libere e i gusci erano ben duri. Ora anche le nostre galline si sono imbastardite, annoiate perché non possono razzolare; il guscio si è fatto delicato e, come lo tocchi… addio tuorlo. Non trovano più quelle pietruzze e quei vermi che lo fortificavano.
Il nostro pollaio ora è dentro un grosso palazzone, dove le galline si riuniscono ad orari prestabiliti e viene loro dato un turno di dieci minuti per fare l’uovo; quindi immaginatevi come possa uscire quell’uovo. Tutto questo, chiaramente in chiave ironica, per dirvi com’è oggi il nostro Pollaio.
Oggi, nel Pollaio, tutto gira intorno a come potersi sbarazzare dell’unico Gallo capace di ristabilire l’ordine tra il pollame, causa la prepotenza dei troppi galli. Come dire: troppi galli a cantare non si fa mai giorno.
Siamo preoccupati, ci dice il votato di questo emisfero, per tutti gli italiani che lavorano o sono in viaggio di piacere (e sono molti) in quella zona di guerra. Ma lui si è fatto portavoce con un disegno di legge (un disegnino ben fatto), dove ricorda all’esecutivo del Governo la priorità per tale popolazione. Il governo ringrazia, ma informa che già da tempo e senza disegni è in contatto con chi di dovere per risolvere tale urgenza; quanto è vero che già migliaia di connazionali sono rientrati con voli speciali, anche se da un primo controllo non ci sono italiani provenienti dalle zone del Sud Pacifico, Africa e Antartide, coperto dal responsabile ma doveroso il ringraziamento “disinteressato” verso tale necessità.
Parliamo poi del compagno di turno che ci informa che voterà “NO” al referendum, cosa molto irrilevante per noi, dato che del suo voto può farci quello che vuole; quindi possiamo stare tranquilli, perché così anche oggi possiamo mangiare senza altre interferenze. Inoltre, ci rassicura che l’Italia non ha bisogno di un referendum per assicurarsi la tutela della giustizia, ma forse a suo avviso sarebbe utile una piccola revisione oppure un ritocchino sul grande complesso che la investe.
Beh! Torno a ripetere che mi sento veramente più tranquillo e guardo con ansia al 2027; non che possa cambiare molto, ma almeno speriamo che il prossimo Papa non sia mongolo.
Un’ultima domanda, che incombe perché ricorrente: ma questa famiglia nel bosco, problema che sta traumatizzando l’Italia (anche se l’Italia si traumatizza molto facilmente ad ogni buona occasione), dato che sono australiani, perché non tornano in Australia?
In Australia saprebbero gestire il problema con più facilità e risolutezza, ma forse le ragioni sono ben diverse: in Italia, ogni lacrima ha il suo fazzoletto… quando conviene.
