Proteste anti-Israele in vista della visita di Herzog

di Marco Testa

Una dura battaglia legale si profila all’orizzonte in Australia alla vigilia della visita ufficiale del presidente israeliano Isaac Herzog, definita “controversa” dallo stesso governo federale. A poche ore dall’inizio del tour, previsto per lunedì, gruppi di manifestanti e attivisti per i diritti umani hanno annunciato un ricorso urgente alla Corte Suprema del Nuovo Galles del Sud per difendere il diritto a protestare contro una presenza che giudicano politicamente e moralmente inaccettabile.

Herzog incontrerà politici australiani, rappresentanti della comunità ebraica e le famiglie delle vittime della strage di Bondi, avvenuta durante un attentato antisemita lo scorso dicembre, nel quale hanno perso la vita 15 persone innocenti. 

Proprio all’indomani di quell’attacco il primo ministro Anthony Albanese ha invitato il capo di Stato israeliano a visitare l’Australia, sottolineando la solidarietà del Paese alla comunità ebraica.

In vista dell’arrivo del presidente, sono state organizzate manifestazioni nelle principali città australiane.  A Sydney, tuttavia, la situazione si è rapidamente inasprita dopo che il premier del Nuovo Galles del Sud, Chris Minns, ha dichiarato la visita “evento maggiore”, concedendo alla polizia poteri straordinari per limitare gli spostamenti e controllare l’area del centro cittadino. Una decisione che ha suscitato forti critiche da parte degli organizzatori delle proteste.

Il Palestine Action Group ha annunciato che presenterà lunedì mattina un ricorso urgente alla Corte Suprema, chiedendo un’udienza immediata. Secondo il portavoce Josh Lees, il governo statale starebbe usando “poteri di tipo emergenziale” per soffocare il dissenso e proteggere un capo di Stato straniero dal controllo pubblico. 

Le nuove misure prevedono ampie facoltà di perquisizione, esclusione e imposizione di condotte, con sanzioni che possono arrivare fino a 5500 dollari per chi non rispetta le direttive della polizia.

Le forze dell’ordine hanno espresso preoccupazione per il rischio di scontri, pur riconoscendo che gli organizzatori hanno ribadito più volte l’intenzione di mantenere una protesta pacifica. La polizia ha chiesto di modificare il percorso del corteo per evitare una zona soggetta a restrizioni, ma i manifestanti hanno rifiutato, confermando il raduno davanti al Municipio di Sydney e la successiva marcia verso il Parlamento del Nuovo Galles del Sud.

Sul piano politico, il tesoriere Jim Chalmers ha invitato alla calma, ammettendo tuttavia che la visita di Herzog è “contenziosa” e destinata a suscitare opinioni fortemente divergenti. I Verdi, insieme a diverse organizzazioni per i diritti umani, hanno chiesto che l’invito venga ritirato, accusando il presidente israeliano di una responsabilità morale nelle operazioni militari a Gaza e nella carestia che colpisce la popolazione palestinese.

Herzog, che ricopre un ruolo in gran parte cerimoniale, non interverrà in Parlamento durante il soggiorno australiano. Una scelta contestata dall’opposizione, che accusa il governo di voler ridurre la visibilità della visita. Il presidente ha difeso il viaggio, sostenendo che rappresenta un segnale importante per una comunità ebraica ancora sotto shock dopo l’attentato di dicembre.

A pesare sul dibattito anche alcune dichiarazioni passate di Herzog, interpretate da una commissione d’inchiesta del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite come potenzialmente incitanti al genocidio, sebbene successivamente chiarite. Diversi esperti legali sostengono inoltre che le autorità australiane avrebbero l’obbligo di esaminare eventuali accuse di crimini di guerra alla luce del diritto internazionale.

Con manifestazioni previste in tutto il Paese e un imminente scontro in tribunale, la visita del presidente israeliano si annuncia come una delle più delicate e divisive degli ultimi anni sulla scena politica australiana.