di Angelo Paratico
Mario Zodiaco è nato nel 1943 a Lizzano, in provincia di Bologna. Dimostrò fin da ragazzo un grande amore per i motori e per la meccanica. Si cimentò nella vendita di automobili e nelle corse con i Go-kart. La sua vita cambiò quando vide il film con Steve MacQueen Il Caso Thomas Crown nel quale il protagonista si muoveva su una Pulce delle Dune, dalle gomme extra grandi. Non ebbe pace fin quando non riuscì a entrare in contatto con la California Dynamic negli Stati Uniti che le produceva. Si fece inviare un kit e poi con amici esperti di meccanica ci installò un motore preso da una Volkswagen. All’inizio pensava di far da agente alla casa americana ma resosi conto che questo era impossibile, prese a costruirsele da solo, fondando la Autozodiaco, muovendosi anche nel ramo delle moto con la Moto Zodiaco. L’entusiasmo per questo genere di vetture crebbe a dismisura in Italia gli ordini fioccavano, cercò di esporre al salone dell’Auto di Torino ma venne rifiutato e poi tentò un accordo con la Skoda, ma non funzionò. Il suo nome cominciò a girare negli ambienti giusti e con Sandro Munari e Giacomo Agostini, Nikki Lauda e Regazzoni fondò una società per la produzione di olio lubrificante, la SMMO. Visto che a Torino non lo volevano lanciò il salone dell’Auto di Bologna nel 1976, organizzato all’americana non alla piemontese.
C’erano ballerine, Carmen Russo, stuntmen, auto da corsa in esposizione e via dicendo, Nessuno prevedeva il successo di quell’edizione ma a un certo punto temettero che la folla di sfondasse i cancelli
Il successo fu ripetuto nel 1977, 1978 e 1979 gli utili erano in crescita e anche la popolarità, ma questo genere di storie in Italia generano invidia e sospetti. Misero in giro voci che Mario Zodiaco portasse jella e la cosa divenne molto pesante da reggere: non poteva più entrare in un bar o comminare in centro senza vedere gente toccarsi gli zebedei e fare gli scongiuri. Aveva incontrato la ragazza della sua vita ma i fratelli di lei la costrinsero a chiudere la relazione perché “lui portava jella”, un po’ come accadde a Mia Martini, a Mario Praz e a tanti altri.
Un segno di quanto siamo ignoranti e incivili nel nostro Paese. Mario Zodiaco non ne poteva più, vendette tutto, si comprò una barca a vela di 23 metri e partì per il Brasile. Aveva venduto a un buon prezzo le sue attività e i soldi non gli mancavano. Voleva divertirsi e in Brasile visse alla grande, offrendo grandi feste e ricevimenti. Un giornaletto locale pubblicò una storia su di lui, descrivendolo come un giovane nababbo italiano. Questo articolo, non si sa bene come, finì nelle mani di un sedicente collaboratore di giustizia che aveva in passato avuto contatti con la mafia. Questo raccontò a un magistrato che Mario Zodiaco era l’uomo che portava la cocaina per la Mafia dagli USA al Brasile con la sua nave di 53 metri (non 23). Infarcì il suo racconto di inesattezze e menzogne e il magistrato Aurelio Galasso, un esponente di magistratura democratica e poi nel Consiglio superiore della Magistratura (trattò casi famosi, come quello di Abu Omar, Vasco Errani, Dell’Utri e Berlusconi) senza far le dovute verifiche, spiccò un mandato d’arresto internazionale.
Questo costò l’arresto di Zodiaco prima in Brasile e poi in Argentina, una carcerazione che si estese per quasi due anni in condizioni animalesche, con percosse, ruberie di avvocati e poliziotti, insulti e un’igiene inesistente. Finalmente rientrato in Italia e chiuso in carcere a Roma, chiarì ogni cosa durante il suo primo colloquio di dieci minuti con il magistrato che lo aveva fatto arrestare, smontando tutte le assurde accuse di cui era stato fatto oggetto. Quello capì e gli disse: “Ci siamo sbagliati”.
Di nuovo libero, rientrò in Sud America, dove le sue avventure continuarono: una gambizzazione per aver aiutato una ragazzina trovata per strada; poi gli Stati Uniti invasero Panama per rimuovere Noriega e un drappello di soldati americani gli entrò in casa. Si salvò solo per una foto che teneva su una mensola, di lui e di Nikki Lauda abbracciati; per sua fortuna, il tenente americano era un grande appassionato di Formula Uno e lo liberò. La sua bella barca a vela gli venne portata via in un arrembaggio di pirati e poi gli entrarono dei ladri nella sua villa: legarono tutti come salami, portandosi via orologi e gioielli.
Eppure, come fa Lorenzo Da Ponte (il grande librettista di Mozart, nato nell’odierna Vittorio Veneto) e che terminò la sua lunga esistenza a New York, aprendo un negozio di ferramenta, per non “starsene con la mani alla cintola”. Ebbene, come lui, anche il nostro Mario Zodiaco risulta oggi ben inserito nella società panamense, scrive articoli per i giornali locali in lingua spagnola e vi pubblica libri, mostrando ancora, e nonostante tutto, una voglia di vivere e di conoscere che è davvero commovente.
