Professore di matematica e fisica giunto a Manhattan per insegnare alla “Scuola d’Italia”. Poliedrico, coraggioso e versatile, amico e tempra solida per i giovani studenti. Ha saputo coniare il doceo con il piacere di insegnare all’estero. Raccomanda agli italiani nel mondo di essere sempre uniti
di Ketty Millecro
Con la gioia nel cuore manifesta, di chi deve incontrare parenti o grandi amici, così ci accoglie con entusiasmo il Professor Francesco D’Anna. Nato a Palermo, ma vissuto a Bagheria, già dai primi istanti rivela per noi, suoi connazionali, la sua forte empatia. Gli chiediamo da dove sia germogliato il desiderio di insegnare in America. Comincia a raccontarsi che già nel 2001, quando non era ancora insegnante di ruolo in Italia, nel periodo della disgrazia ( così la definisce) delle Torri gemelle, ha avuto la possibilità di insegnare per 1 anno a Bratislava, nella Repubblica Slovacca. È stato attraverso questo primo approccio che ha vagliato il duro lavoro impiegato dai docenti per far conoscere la cultura italiana all’estero.
Dopo essere entrato di ruolo, nel 2017 dopo aver vinto un concorso, gli viene proposto l’insegnamento a New York, che ha accettato ben volentieri. Prima di fare il concorso aveva fatto 2 anni di studio per la lingua inglese, anche a Londra, ottenendo una buona certificazione, visto che per il concorso era prevista una prova in lingua. Con nomina a gennaio 2022, il visto gli arriva in settembre e lo vede alla scelta per la Scuola d’Italia in America. Certo, gli affetti più grandi sono rimasti giù in Sicilia. Ha dovuto lasciare in Italia la moglie Tamara, che gestisce due ristoranti che entrambi portano il nome di “Canopia”. Il primo a Mongerbino era precedentemente gestito dai suoi genitori, l’altro, comprato dalla moglie, in seguito, trovasi a Palermo in via Vittorio Emonuele.
Noto per le specialità arabo-normanna, nei pressi del mercato della Vucciria e per la reinterpretazione odierna dei piatti della tradizione palermitana. Tamara, donna e ristoratrice molto coraggiosa, che ha saputo anche con intelligenza dare largo spazio alla carriera professionale del marito. In simbiosi con la Scuola d’Italia, Francesco sta svolgendo un ruolo preminente in seno al corpo docente e collaborazione sinergica con ì discenti e le famiglie collaborative. Ha anche un incarico di spessore nello staff della Presidenza.
Il Prof. D’Anna, per questo si sente di dover lodare e ringraziare il Preside Antony Martire per la fiducia e le funzioni a lui assegnate. Tra i progetti quello che più eccelle è il Project Abroad, che aveva iniziato qualche anno fa, poi interrotto e ora ripreso. Il Project Abroad consiste nel dare la possibilità ad allievi di scuole superiori dell’Italia, di frequentare per un semestre la Scuola D’Italia di Manhattan. I costi della Scuola, ci tiene a dire che sono abbastanza basse. Ovviamente sono da considerare le alte spese di sistemazione nelle famiglie americane, vitto ed alloggio che in America, come risaputo sono abbastanza esose. Alla fine del corso lo studente riceve una certificazione di internazionalizzazione.
Potrà decidere, quindi, se continuare il percorso di studi e conseguire un diploma, che gli darà accesso alle facoltà universitarie oppure tornare in Italia. Tramite la “Scuola d’Italia” ha conosciuto la giornalista italoamericana, Cav. Josephine Buscaglia Maietta, Presidente “Association Italian American Educators”, AIAE. Josephine è Producer ed Host, della trasmissione radiofonica “Sabato Italiano” a Radio Hofstra University di New York, premiata 5 volte Premio Marconi e 1 volta dall’UNESCO, Prima “Radio University in the world”. Nel mese di Maggio Francesco D’Anna riceverà da AIAE, il premio come insegnante dell’anno.
Riguardo alla “Scuola d’Italia” la definisce una scuola italiana all’estero con tutte le prerogative simili alle scuole italiane, voti, valutazioni, pagella, motivazioni. Asserisce che non bisogna demonizzare gli errori, o gli insuccessi, ma anzi partire dagli errori per migliorare le proprie competenze.
Gli chiediamo cosa abbia voluto dire per lui lasciare l’Italia. Risponde che entrare tra i docenti di Manhattan è stato amore a prima vista, che lo fa sentire a casa, anche tra colleghi che vengono da tutte le parti del mondo.Prima della partenza dalla sua terra c’è stato un momento toccante, visto che chi va in vacanza sa che tornerà presto, mentre lui ritorna in Sicilia una volta l’anno. Gli manca la terra, la patria, gli odori e i sapori. Anche il solo fatto di sentire parlare in italiano per strada gli riempie il cuore e gli da grande calore. Quando è partito dall’Italia in aereo, con scalo Roma-New York ha compreso che il suo animo lo avrebbe lasciato nella patria tanto amata. Arrivato a New York ha percepito una forte curiosità, in quanto mai stato in America.
Ha due zii e 4 cugini a San Diego, che lo hanno invitato per tutta la vita in America e di questo gliene è grato. Contrariamente a quanto pensasse prima di partire, si è subito adattato. Nel suo building, tanti lavorano all’ONU, c’è una miscellanea di razze, Africani, Asiatici, Vietnamiti. Ha preferito vivere a Roosevelt Island, per la vicinanza del fiume. Senza il mare per lui la vita non avrebbe senso ed il fiume gli ricorda il profumo del mare italiano o lo sogna internamente. Gli mancano gli spaghetti, i nostri spaghetti, che sicuramente anche cucinati da lui, non hanno lo stesso sapore di quelli mangiati in Sicilia. Sarà l’acqua asserisce. Non vede l’ora delle belle tavolate siciliane. Al caffè ristretto, però, non ha rinunciato. Gli chiediamo cosa pensi che direbbero da lassù i suoi genitori, Santina D’Anna e Nino D’Anna.
Afferma di essere sicuro che vegliano su di lui, che lo proteggono e lo aiutano a prendere le decisioni. Ha anche un fratello di nome Bartolo, che lavora in Francia nel campo della ristorazione. Il suo consiglio ai giovani italiani è di non mettersi mai paletti e di vedere sempre in positivo. Agli italiani all’estero vuol dire che per chi si trovi vicino agli italiani è un valore aggiunto, risorsa vincente per gli altri paesi, perché chi è italiano rappresenta l’Italia con tutte le sue virtù. Proprio per questo ama l’America che lo ha accolto, ma non vede l’ora di mangiare a Bagheria con i suoi amici in estate le sfingi di San Giuseppe.
Il suo merito è di coniare il doceo con il piacere di insegnare all’estero. Dall’Europa fino all’Australia raccomanda agli italiani nel mondo di essere sempre uniti e fieri dell’Italia. L’ultimo saluto con infinito amore alla moglie Tamara, che dalla Sicilia cura con impegno i due ristoranti, punto di riferimento professionale in due angoli paradisiaci della bella e straordinaria Trinacria.
