La storia dei Pionieri di New Italy (Decima puntata)

Zzzzzzzzz Oh boy, stamattina mi sono infilata nel deposito di prodotti, usati nel caffe’ di New Italy e sono caduta in un sacco di farina…Zzzzzzzzzzzzz Sono entrata normale e sono uscita speciale, infatti sono diventata una “mosca bianca” ! Zzzzzzzzzzzzzzz               Ha, ha! E poi, ragazzi, che sfaticata per sbarazzarmi di quei minuscoli grani di farina. Le mie ali hanno dovuto lavorare ad una velocita’ pazzesca.Zzzzzzzzzzzzz A proposito di velocita’, ci credereste se vi dicessi che noi mosche, perche’ possedimo una muscolatura molto potente, riusciamo a sbattere le ali piu’ di 200 volte al secondo, ovvero 12.000 battiti al minuto? Incredibile eh, ma vero! Zzzzzzzzzzz

Comunque, ora sono riuscita a sgattaiolare fuori e mi sento molto piu’ a mio agio. Sono solo le 9.30 del mattino, ma il complesso sembra essere gia’ molto frequentato. Gente che va e viene…Da una parte,  adiacente il caffe’, nella fresca ombra del verde fogliame, vediamo i nostri dieci personaggi, mentre si sorseggiano un buon caffe’ italiano e ne godono la fragranzaZzzzzzzzzzzz. Oggi Maria sembra un pirata della Malesia, magicamente scaturito da uno dei tanti romanzi d’avventura di Emilio Salgari, perche’ porta una benda sull’occhio sinistro, dovuta all’operazione di cataratta . Comunque, tutti sono vibranti e pieni di spirito e discorrono con allegria. Zzzzzzzzzz Come sempre, Antonio e’ colui che interviene per chiedere ad Andrea,  la continuazione della storia dei pionieri. Zzzzzzzz

-“ Dunque,”- dice Andrea, -“eravamo arrivati al momento in cui il Capitano Rabardy aveva appena debellato una rivolta a Port Breton e stava malmenando tutti i dissidenti.

“Oh poveretti! “- interviene Giulia;  -“non solo avevano pagato con tutti i loro risparmi, ma ora venivano anche maltrattati da coloro che avrebbero dovuto prendersi cura di loro. Maledetti!! Spero solo che nell’aldila’ Dio abbia provveduto a punirli tutti quanti!” “Eh, si’, potrebbe servirci da consolazione!”- aggiunge Andrea, quindi continua:

“ Infatti, a Port Breton, si era instaurata una situazione di schiavismo spaventosa e tutti i coloni pensavano solo piu’ ad evadere da quell’inferno, perche’ ormai, quel luogo si era trasformato in qualcosa come una colonia penale.”-

 -“ Alla faccia del “Paradiso Terrestre”- esclama Franca in tono emozionato, ma  deciso. Invece di chiamarle , le isole del “Paradiso Terrestre, dovevano chiamarle le isole alle porte dell’inferno.”- Tutti quanti battono le mani, mentre  Bruno aggiunge: -“ Credo che questo sarebbe proprio stato il nome giusto. “- Tutti quanti, commentano sulle isole alle porte dell’inferno, mentre Andrea continua: 

-“ Si, i coloni avevano pensato di scappare da quell’inferno, ma come… Il Rabardy, con le sue guardie fedeli, impediva a tutti di entrare o di uscire dalla baia.

Inoltre, il re dell’isola Lambon, che sembrava aver stabilito un rapporto particolare di amicizia ed intesa d’affari con il Rabardy,  si era sistemato all’entrata della baia di Port Breton e sorvegliava tutto il traffico che entrava o usciva dal porto. Oltretutto, egli dimostro’ di avere un grande senso d’intraprendenza, autonominandosi sovrano assoluto della zona, con l’istituzione di un sistema tributario originale ed esclusivo. Infatti, tutte le imbarcazioni indigene che trasportavano frutta o altri prodotti locali, soprattutto se destinati come provvigioni alle navi ancorate in porto, erano soggetti ad una specie di tassa, dazio o pedaggio, che doveva essere pagato in natura, al popolare  re. E Marangano visse davvero come un re. Era un uomo aitante, sempre adornato di vistose decorazioni e servito da numerose, devote giovani che gli dedicarono la loro vita. Egli si era imposto come il capo assoluto ed era rispettato e benvoluto, anche dai guerrieri e lavoratori indigeni, che  ritenevano un onore il fatto di dovergli pagare i  tributi. Sul luogo dove sorgevano le capanne  reali, ora esiste un grande villaggio, con molti abitanti ed una scuola, quale tangibile evidenza delle qualita’ prolifiche del buon monarca, passato alla storia come “ il re immortale”.

“ In quell’inferno,”- dice Sofia, almeno lui si era creato una vera vita da re.” “Comunque, “- continua Andrea, -“ Ora torniamo al capitano Henry, che, dopo aver lasciato a terra i coloni a Port Breton, aveva proseguito il suo viaggio per Manila, per l’acquisto di approvvigionamenti e materiale per i coloni.

Infatti, all’arrivo a Manila, egli  fece le provviste necessarie e si reco’ presso l’Istituto di Credito indicato dal Marchese per incassare il denaro necessario per provvedere ai pagamenti. Rimase perplesso, quando gli dissero che non era stato fatto alcun arrangiamento per il rilascio del denaro,  percio’, su richiesta dei creditori, le autorita’ locali sequestrarono la nave ed appostarono alcune guardie a bordo.

Il capitano Henry, si trovava praticamente in stato d’arresto, ma pensava continuamente al modo di salvare i coloni della sua spedizione, che egli aveva dovuto abbandonare a Port Breton. Era ossessionato dalla promessa fatta loro prima di partire ed anche depresso dal suo stato d’impotenza. Piu’ i giorni passavano, maggiore era la sua irrequietezza. Egli balzava su e giu’ per la nave come una belva in gabbia e si convinse che la sua unica via d’uscita sarebbe stata la fuga.  Pensava continuamente a questa  soluzione ed a tutte le conseguenze di carattere legale e penale concernenti, ma doveva uscirne , a tutti i costi. Comunque, fuggire con la nave, ora che era sotto sequestro…Mmmh… Sarebbe stato un vero e proprio atto di pirateria, condannabile, in base alle leggi del codice di navigazione internazionale. Sarebbe stata la fine della sua carriera e, forse, della sua vita.

Ma la vita di tutti i coloni lasciati a Port Breton era una peso che non poteva e non voleva portare sulla coscienza. Percio’, decise di fare qualsiasi cosa pur di salvare quegli sventurati.”-

“ Ah! Finalmente! Pare che  in tutta questa orribile storia, abbiamo incontrato un essere umano! Alleluja!”- dice Maria con enfasi, mentre tutti i presenti aggiungono la loro frase entusiasta, “- quindi Andrea continua: “ Infatti, una notte, mentre un violento uragano si abbatteva sul porto, il capitano Henry, fece levare le ancore e parti’, dopo aver fatto prigioniere le sei guardie spagnole a bordo.  

Le guardie stesse vennero trattate con tutte le cure e poi sbarcate all’isola Peney , da cui poterono facilmente tornare a Manila. Il mattino del primo Gennaio 1882, i coloni di Port Breton videro arrivare la “Nuovelle Bretagne” ed i loro occhi si riempirono di lacrime. Essi avevano ormai perso ogni speranza…ed ora gridavano di gioia! Il capitano Henry aveva mantenuto la sua promessa, magari anche a costo della sua carriera e della sua vita stessa. 

Dopo aver scaricato parte delle provviste, i coloni si prepararono a partire per l’Australia, ma il capitano Henry, nonostante l’insistenza di tutti, decise di rinviare la partenza. Penso’ che una nuova fuga da Port Breton per l’Australia, avrebbe aggravato in modo irreparabile  la sua posizione nei confronti della legge, anche agli occhi delle autorita’ marittime.

Egli si sentiva finalmente in pace con se stesso perche’, ora i coloni avevano sufficienti scorte di viveri e medicine per quanche settimana, percio’ preferi’ attendere che gli eventi prendessero il loro corso normale. Infatti, la situazione si risolse il 12 Gennaio 1882, con l’arrivo in porto della corvette spagnola “Legaspi”, che si ancoro’ presso il “Genil”. In quel frangente, “La Nuovelle Bretagne” venne dichiarata bottino di guerra ed il capitano Henry venne fatto prigioniero con tutto il suo equipaggio.”-

“ Questo e’ un classico esempio di quanto la legge possa danneggiare, mandando in galera quelli che si comportano con giustizia ed umanita’ verso il loro prossimo ed invece proteggere coloro che mandano a morte centinaia di persone  e continuano a fare i signori ed a vivere da pascia’, con tutto il denaro rubato. E questa, purtroppo , non e’ solo la legge di ieri, ma e’ la legge di oggi, la legge di domani, la legge di sempre! “- dice Franca, battagliera. 

“Ben detto”- aggiunge Leonardo e, poiche’ tutti annuiscono, Marco aggiunge:  -“ Mi sa che su questo punto siamo tutti d’accordo, ma andiamo avanti Andrea, perche’ si sta facendo tardi.”-

“ Va bene, continuiamo… Dunque, il 20 Gennaio 1882 la corvetta spagnola e la “Nuovelle Bretagne” lasciarono Port Breton dirette a Manila, con a bordo il capitano Henry, il suo equipaggio e 65 coloni, quasi tutti gravemente malati. Altri coloni, che chiesero di essere trasferiti a Manila, vennero ammoniti dagli ufficiali spagnoli, che nelle Filippine era impossibile trovare lavoro. A Port Breton, rimasero quindi 40 coloni, speranzosi nel loro trasferimento in Australia. Ma quella speranza si stava affievolendo sempre piu’, man mano che i giorni passavano. 

Il “Genil” non poteva intraprendere il viaggio, per mancanza di carbone, ed inoltre, il Rabardy ed il suo complice Chambaud non avevano alcuna intenzione di lasciare Port Breton, per via degli ordini del Marchese. Per i coloni, invece, le condizioni insalubri si aggravarono improvvisamente, per cui decisero di abbandonare il posto il piu’ presto possibile, su consiglio del Dr. Badouin , quindi intimarono a Rabardy di cercare soccorsi presso Farrell ed Emma a Mioko. 

Lo stesso Dr. Badouin si reco’ a Port Hunter, su un canotto a vela, presso i missionari e descrisse loro le condizioni disastrose in cui si trovavano i coloni a Port Breton. I missionari inviarono subito a Rabardy una missiva infuocata, con l’ordine di andare immediatamente a port Breton,  per salvare i superstiti, altrimenti avrebbero denunciato il fatto alle autorita’. Marinare. Il Rabardy, spaventato, torno’ a Port Breton e fece salire a bordo i coloni, ormai quasi tutti moribondi, nonostante l’opposizione del Chambaud che, fino all’ultimo, voleva eseguire alla lettera gli ordini del Marchese. 

Con il pietoso carico, il “Genil” arrivo’ a Mioko, rimorchiandosi il pontone “Marquis De Rays”. Qui avvenne il baratto: in cambio del pontone e del c arico delle navi, il Farrell consegno’ una quantita’ di carbone per il viaggio del “Genil”, fino a Sydney ed una certa somma di denaro, che i sopravvissuti  avrebbero dovuto dividesi, al loro arrivo in Australia.

Subito dopo la conclusione dell’accordo, il capitano Rabardy mori’ improvvisamente, dopo aver bevuto un’intruglio speciale offertogli dal Farrell.”- 

Un sorriso compiacente appare sul viso di tutti i nostri ascoltatori, mentre Maria aggiunge con allegria: -“ Possiamo solo sperare che gli artigli dell’inferno se lo siano venuti a prendere e che se lo mantengano bene al calduccio!!!”-

Una risata generale segue  le parole di Maria, quindi Andrea continua:

Tutti i documenti personali e le prove degli ordini del Marchese, vennero prontamente distrutti, ma si ritiene che i suoi ordini possano venire riassunti in una sola frase: “Mantenere la colonia a tutti i costi!”

Beh!  E’ ora di pranzo e  dobbiamo smettere con il Marchese ed i suoi scagnozzi, percio’, arrivederci al prossimo incontro.

 Zzzzzzzzzzzz Gli amici se ne vanno e me ne vado anch’ io, a caccia di risate.

 “Tra amiche: “Sai, piu’ invecchio e piu’ mio marito mi trova interessante.” Oh, e’ gentile.” “No, e’ archeologo!”

Zzzzzzzzzzzz, ciao, ciao Zzzzzzzzzzzzzzzzz