La storia dei Pionieri di New Italy (Ottava puntata)

di Rosanna Dabbene Perosino

Zzzzzzzzzz Oggi il cielo e’ grigio ed il clima e’, direi quasi invernale e freddo. Se teniamo conto che dovrebbe essere una giornata di piena estate… Beh, non so se mi spiego… Zzzzzz Zzzzzzz. Ci dicono che il cambiamento di clima sia portato dal ciclone che sta imperversando al nord e porta con se’ continue piogge ed allagamenti… Ma… I cicloni, in passato, si vedevano molto di rado, ora, invece succedono a rotazione.  Zzzzzzzzzzz Una ragione ci deve  sicuramente essere,  o forse, in questo clima di alta tecnologia, in questo confuso, disarmonico ingarbugliamento, in questa intricata dislocazione  di cose e persone, vere o finte, in questa sconclusionata cacofonia…  Sembra quasi che tutte le popolazioni del globo terrestre siano, di colpo, impazzite, o forse, sara’ qualcuno che ha premuto il pulsante sbagliato. Va’ a capire! Zzzzzzzzzzzz

 Comunque, ci troviamo nella casa di Maria e Antonio e, con loro, intorno ad un bel tavolo di mogano lucidissimo, vediamo Andrea, Luciano, Bruno e Franca, Sofia e Leonardo.Poiche’ l’aria e’ fresca, un buon caffe’ caldo e’ proprio quello che ci vuole, infatti il suo aroma delizioso, aleggia tutto intorno. Un piatto di biscotti profumati di mandorla fa da centro tavolo, mentre numerose tazzine di ceramica bianca col bordo dorato sono sparse su di esso. Tutti quanti stanno parlando del clima. Si tratta di una conversazione abbastanza accesa, si parla del contrasto: siccita’ e calore estremo da una parte, che causano fuochi sparsi, che distruggono le vegetazioni e le abitazioni ed anche dei cicloni e degli allagamenti che producono gli stessi effetti. Ad un certo punto, pero’,  si sente  il rumore di un cucchiaino ritmicamente battuto su una tazza. E’ Antonio, che s’inserisce nel discorso per avvertire che  e’ tempo di rivisitare  il racconto dei sopravvissuti della nave India,percio’ tutti zittiscono e prestano attenzione ad Andrea, che inizia a parlare.

-“ Come ben vi ricorderete, il Governo Australiano decise di accettare i coloni italiani sul suolo Australiano, ma,  e’ d’uopo anche aggiungere,  che, dopo l’accettazione degli stessi, il Governo Australiano dette  inizio ad un’inchiesta condotta da J. Milbourne Marsh e George F. Wise, su incarico di Sir Harry Parkes. Susseguentemente, nella “Agricultural Hall”, parte dell’idificio delle Mostre del “Domain”, venne esposto il seguente avviso in lingua italiana:

AVVISO

“Gli italiani sono venuti in questo Paese, non su richiesta di questo Governo, ma a causa di circostanze avverse, di cui essi non sono responsabili. Tenuto conto delle sofferenze e dello stato in cui sono stati ridotti, il Governo Australiano ha offerto loro alloggio e mantenimento per un breve periodo di tempo e la possibilita’ di impiego per il loro sostentamento. Unico scopo quello di assisterli nella sventura.

Gli usi e costumi del Paese ed altre circostanze rendono inopportuno o meglio pressoche’ impossibile per loro di sistemarsi tutti insieme in una specifica localita’. Anche se cio’ fosse possibile, non sarebbe nel loro interesse. Per il loro benessere, hanno bisogno di acquisire un po’ di conoscenza della lingua inglese e di famigliarizzarsi con il modo di vivere degli inglesi e, questo puo’ essere realizzato solo mediante prestazioni di lavoro per datori di lavoro inglesi.

Seguendo questa via, ogni coppia di sposi e ogni individuo, a seconda del caso, sara’ in grado di scegliere la via migliore e, dopo circa un anno, avra’ le stesse opportunita’ degli inglesi,  nelle varie attivita’ del Paese.

Anche se amici o parenti dovranno separarsi, essi avranno a portata di mano un edificio postale ed il telegrafo e non soffriranno difficolta’ o privazioni a questo riguardo, poiche’ dovranno fare soltanto quello che hanno dovuto fare i nostri connazionali, uomini e donne, quando sono arrivati dall’Inghilterra, la prima volta.

Il Governo desidera specificare che gli italiani sono ora e saranno in qualsiasi momento in futuro, dopo aver soddisfatto tutti gli obblighi legali che possono aver assunto, perfettamente liberi di prendere qualsiasi iniziativa che venga ritenuta nel loro miglior interesse, ma se decidono ora di seguire una via contraria a quella consigliata dal Governo, non devono aspettarsi di ricevere dal Governo nessun altro aiuto.

Non e’ desiderio del Governo che ragazze sotto l’eta’ di vent’anni vengano separate dai genitori, eccetto in casi in cui vengano impiegate presso famiglie di indubbia rispettabilita’.

Piu’ presto ognuno trova lavoro sara’ meglio per tutti ed e’ parere del Governo che l’ammontare della retribuzione  iniziale non e’ tanto importante quanto l’ottenimento di un buon impiego.”

-“ Infatti,”- interviene Leonardo, – “questo e’proprio cio’ cui io mi riferivo nel nostro ultimo incontro, quando dicevo che, siccome agli italiani era stato elargito il permesso di vivere in Australia, ora essi dovevano dimostrare la volonta’ di lavorare onestamente, osservando le leggi del Paese. “-

-“ Certo!”- continua Maria,-“ la cosa primaria di un Paese che si rispetti, sarebbe quella di far rispettare a tutti, le Leggi del Paese stesso, senza le interferenze dei vari paesi d’origine di ognuno, altrimenti la Legge locale puo’ diventare caotica e, devo dire che dentro questo caos ci vedo il sistema  legale  australiano di oggi che, per far piacere ad ognuno, ha creato  un caos per tutti. Ma… Chissa’ quando riusciranno a capire che questo sistema non funziona, anzi, e’ deleterio e sta rovinando cio’ che creava e manteneva la bellezza  e la pace su questa bellissima isola dell’Oceano Pacifico.”-

-“ Parole Sante!”-  aggiunge Andrea,-“ magari si dovrebbe andare a rispolverare le vecchie Leggi, messe da parte in passato, per rimetterle in funzione  e, senz’altro, le cose andrebbero molto meglio!”-  Ma, per continuare con i nostri pionieri, devo far notare che ad essi, dopo aver vissuto e sofferto per ben dodici interminabili mesi, l’idea della separazione non appari’ come una soluzione  facilmente accettabile. Infatti, il Console italiano, Dr Marano, dovette usare tutta la sua gentilezza, diplomazia,  “savoir faire” e  persuasione,  per convincere i coloni a separarsi, fosse pure temporaneamente, ed accettare lavori in varie localita’ rurali.

Offerte di lavoro giunsero da fonti svariate, si fecero avanti ditte come la McCullock, Paling, Hilton Mack, e perfino il Presidente del Consiglio di Stato, per l’assistenza ai giovani.

Le prime famiglie, si spostarono a Murrumburah, nella zona di Young, assistiti dal connazionale Carlo Marina.Una famiglia, venne impiegata a Singleton, nella zona della Hunter Valley. Una madre, con i tre figli piu’ giovani, ando’ a Penrith e le due figlie maggori a Ryde. Un’altra famiglia a Macquarie Fields. Due famiglie, a Smithfield e Liverpool. Altre quattro famiglie , furono sistemate a Parramatta, Campbelltown e Thornleigh.

Ma nonostante la dispersione, il desiderio di raggrupparsi nuovamente  rimaneva sempre vivo. Percio’ si mantennero tutti quanti in contatto continuo, fiduciosi di potere, un giorno,  ritrovarsi ancora insieme..

Da notare che, il 7 aprile 1881, il giorno stesso in cui i poveri, sventurati coloni, della terza spedizione, superstiti dell’India, sbarcarono a Sydney dalla “James Paterson”,  dall’altra parte del mondo, e precisamente a Barcellona, s’imbarcarono, sul veliero “La Nuovelle Bretagne” circa 150 nuovi coloni, destinati al “paradiso fantasma”  del Marchese De Rays Essi facevano parte della quarta spedizione  e, purtroppo,  tra di loro vi erano anche parecchi italiani. 

Anche se la vera sorte degli emigranti delle prime tre spedizioni era stata riportata sui giornali piu’ importanti delle maggiori citta’ europee, ma soprattutto in Francia, Spagna ed Italia, il Marchese era riuscito a neutralizzarne l’effetto con un’astuta campagna pubblicitaria, montata sul periodico da lui diretto.Infatti, secondo “La Nuovelle France”, le spedizioni erano state  un successo completo, e Port Breton, era una cittadina piena di vita, con case, negozi, palazzi, strade e costruzioni portuali.  

La sua campagna pubblicitaria era stata cosi’ efficace  che i titoli di proprieta’ della  Societa’ degli Agricoltori Generali” e le azioni delle “Societa’ Zuccherifici e Distillerie della Nuova Francia” e “Miniere dell’Oceania”, avevano raddoppiato il loro valore.

La lusinga di facili guadagni, la sete d’avventura, ispirata dalla piu’ intensa pubblicita’ e l’opposizione al governo repubblicano furono i tre principali elementi che portarono l’acqua al mulino del Marchese e rimpinzarono la sua cassaforte.

Poiche’ il denaro delle sottoscrizioni continuava ad affluire, una piccola parte di esso venne anche usata per acquistare scorte di viveri, per soccorrere gli sventurati, arrivati in precedenza a Port Breton. 

La quarta spedizione  era sotto il comando del Capitano Henry, uomo deciso e dotato di carattere forte e indipendente. Sulla nave stessa s’imbarco’ anche il missionario Reverendo Padre Deny, un esperto di agraria di nome Shurman ed un notaio, certo Chambaud, incaricato di rilevare  i confini delle varie proprieta’ che, dato il considerevole numero di ettari venduti, avrebbero dovuto estendersi a vista d’occhio in tutta la regione della “Nuova Francia”. Vennero inoltre imbarcati anche un medico, il Dottor Badouin, ed un considerevole numero di soldati che, come  i loro precedessori, sognavano conquiste epiche nel “ Paradiso dei Tropici”.

Il viaggio via Suez, non fu privo d’incidenti. Il notaio Chambaud si manifesto’ subito come un lustrascarpe del Marchese e si attiro’ le diffidenze dei passeggeri e l’inimicizia del Capitano Henry. Giunti a Colombo, il Capitano ricevette un telegramma da parte del De Rays, con cui veniva informato che l’India aveva lasciato definitivamente Port Breton col suo carico di superstiti. Con lo stesso messaggio, il Marchese nomino’ il Capitano Henry, come nuovo Governatore della Colonia. Malgrado il conferimento di tale onore, il Capitano Henry, che non era un ingenuo, non tardo’ molto a rendersi conto che la Colonia era stata tutta una montatura , architettata dal Marchese e dai suoi tirapiedi, percio’, quando arrivo’ a Singapore, egli si mise in contatto con il Console Francese del posto  e, con lo stesso, organizzo’ una riunione sulla nave, allo scopo di mettere al corrente gli sventurati emigranti circa la verita’ dell’impresa, col proposito di dissuaderli in tempo, evitandogli di continuare verso Port Breton. Il Console cerco’ di comvincerli, garantendo loro che sarebbe  riuscito ad organizzarne  il rimpatrio. Infatti, alcuni accettarono l’invito e scesero dalla nave, per tornare in Patria. Purtroppo, la maggior parte di essi, ignorarono le suppliche e le sagge parole  del Capitano e del Console, perche’

erano convinti che fosse un tentativo per privarli della loro parte di “Paradiso”sotto il cielo tropicale, che avevano acquistato con tutti i loro risparmi.

-“ E’ proprio vero,”- interrompe Sofia, -“quando non si sa piu’ che pesci pigliare, si finisce sempre con prendere un pesce, non solo morto, ma gia’ in stato di decomposizione.”-

Una grande risata fa eco alle parole di Sofia, mentre Andrea, prendendo fiato, da’ un’occhiata al suo orologio da polso e, sbuffando, dice:   -“ Ullalla! E’ mezzogiorno passato ed i miei mi aspettano per le 12.30. Mi resta appena il tempo di salutare e scappare a  tutta birra, percio’, arrivederc ia tutti, alla prossima. Gli amici si alzano, si salutano e se ne vanno.

Zzzzzzzzzzz Per finire, eccovi un detto che si adatta perfettamente al Marchese: “ Chi ha l’indispensabile, sente una gran mancanza del superfluo.” Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzz Ciao, ciaooooooooooo Zzzzzzzzz