di Emanuele Esposito
C’è un dato che, più di ogni slogan, inchioda il secondo mandato del governo Anthony Albanese: la produttività non riparte. E senza produttività non crescono i salari reali, non si abbassano i prezzi, non migliora la qualità della vita. Tutto il resto è propaganda.
L’Australia oggi è un Paese che lavora di più per vivere peggio. Le famiglie stringono la cinghia, i giovani rinunciano a comprare casa, la classe media arretra.
E mentre il costo della vita aumenta settimana dopo settimana, affitti, bollette, spesa alimentare mentre il governo continua a raccontare che “l’economia è resiliente”. Resiliente per chi?
La produttività del lavoro è il vero motore di un’economia moderna. Ma sotto Albanese è stagnante. Nessuna riforma strutturale, nessun salto tecnologico diffuso, nessuna strategia industriale capace di aumentare il valore del lavoro. Il risultato è semplice: più occupati, ma più poveri. Un paradosso che smaschera l’inconsistenza delle politiche economiche.
Il governo parla di aumenti salariali nominali, ma evita il punto centrale: i salari reali scendono. L’inflazione, soprattutto sui beni essenziali, divora gli stipendi. A fine mese resta meno di prima. Lavorare non basta più per stare tranquilli. È un fallimento politico prima ancora che economico. Casa, energia, cibo: i tre pilastri della vita quotidiana sono diventati un incubo.
Gli affitti esplodono, l’accesso alla proprietà è un miraggio, la spesa al supermercato aumenta senza freni. Le misure del governo sono tardive, parziali, inefficaci. Mancano visione e coraggio: si rincorre l’emergenza invece di prevenirla. Aumentare la popolazione senza investire seriamente in infrastrutture, trasporti, sanità e abitazioni significa schiacciare i salari e alzare i prezzi. È economia di base. Il governo ha scelto i numeri, non la qualità. E oggi il conto lo pagano lavoratori e famiglie.
Dire che “va tutto bene” mentre la gente rinuncia a riscaldare casa o a fare la spesa completa è un insulto all’intelligenza collettiva. Non c’è ripartenza della produttività, non c’è crescita dei salari reali, il costo della vita aumenta ogni giorno.
Chiamarlo “momento difficile” è un eufemismo. È un fallimento totale di indirizzo economico.
