In occasione del “Giorno del Ricordo”, il MEI-Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana di Genova ha proposto una giornata di incontri e riflessioni rivolta alle scuole, sul tema dell’esodo giuliano-dalmata. L’incontro, organizzato in collaborazione con la Società di Studi Fiumani, si è tenuto il 3 febbraio, con inizio alle ore 11:30. Hanno portato il saluto Paolo Masini, Presidente della Fondazione MEI, e Simona Ferro, Vicepresidente della Regione Liguria.
Dopo un’introduzione di Mario Bozzi Sentieri, Consigliere della Fondazione MEI, sulla nascita del “Giorno del Ricordo”, e l’introduzione e la proiezione del video Addio Pola, sono intervenuti Marino Micich, Direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume, su “Il grande esodo degli italiani dalle terre istriane, fiumane e dalmate (1945-1956)” e il docente Marco Martin su “10 febbraio. Giorno del Ricordo. Per una Letteratura dell’Esodo giuliano-dalmata”.
Nel corso della giornata si è svolta anche la testimonianza di Abdon Pamich, esule da Fiume. Marino Micich è direttore dell’Archivio Museo storico di Fiume-Società di Studi Fiumani, Segretario Generale della Società di Studi Fiumani, saggista storico. Docente di Master universitario sul tema del Confine orientale presso l’Università Nicolò Cusano negli anni 2020-2023.
Marco Martin è docente di Lettere Classiche e di Letteratura Italiana presso il Liceo Classico e Linguistico C. Colombo di Genova, Dottore di Ricerca (PhD) in Storia Greca, incaricato di corsi di Lettorato di Lingua Greca presso l’Università degli Studi di Genova.
I territori istriani, fiumani e dalmati, acquisiti dal Regno d’Italia dopo la Grande Guerra (1915-1918), passarono alla Repubblica Popolare Federale di Jugoslavia in seguito alla sconfitta italiana nella Seconda guerra mondiale.
Il nuovo confine italo-jugoslavo fu stabilito con il Trattato di Parigi (10 febbraio 1947) e con il Memorandum di Londra (5 ottobre 1954), ma le condizioni di vita per gli italiani peggiorarono sensibilmente.
La maggior parte dei profughi giuliano-dalmati, accolta in 150 centri di raccolta, si stabilì definitivamente in Italia, mentre almeno 70.000 di loro emigrarono verso le Americhe e l’Australia. (Inform)
