FrTerza giornata di mobilitazione nazionale per chiedere più risorse alla scuola pubblica. Quasi 900 istituti interessati dalla sospensione delle lezioni. A Parigi tensioni e lacrimogeni, mentre il governo annuncia lo stop alle attività didattiche ordinarie fino alla fine della settimana.
La Francia torna a fare i conti con una grande mobilitazione studentesca. Migliaia di liceali sono scesi in strada in decine di città per chiedere maggiori risorse per l’istruzione pubblica, la sostituzione degli insegnanti assenti, strutture scolastiche migliori e maggiori prospettive per il futuro.
La terza giornata nazionale di protesta ha coinvolto Parigi, Lione, Marsiglia, Nantes, Strasburgo e numerosi altri centri del Paese, in un clima segnato contemporaneamente da una forte partecipazione e da nuovi episodi di violenza.
Secondo la CGT, nel primo pomeriggio sarebbero stati oltre 260mila i manifestanti nel Paese, esclusa Parigi. Il ministero dell’Interno ha invece fornito una stima sensibilmente più bassa, parlando di circa 86mila partecipanti, sempre senza includere la capitale.
Una differenza significativa che fotografa anche lo scontro politico e sindacale che accompagna ormai la mobilitazione.
QUASI 900 SCUOLE CON LEZIONI SOSPESE
L’impatto delle proteste sul sistema scolastico è ormai nazionale.
Le attività didattiche sono state sospese totalmente o parzialmente in 891 istituti, mentre il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato la sospensione delle lezioni ordinarie nei licei fino alla fine della settimana.
L’obiettivo dichiarato dal governo è consentire alle direzioni scolastiche di organizzare momenti di confronto interno con gli studenti e provare a riportare il dialogo all’interno degli istituti.
La protesta nasce da una richiesta chiara: più investimenti nella scuola pubblica.
Gli studenti denunciano classi sovraffollate, edifici in cattive condizioni, personale assente non sostituito e forti differenze tra territori, soprattutto nelle periferie.
Uno degli slogan comparsi nei cortei sintetizza il sentimento di molti manifestanti: «Abbiamo diritto a un avvenire».
TENSIONE A PARIGI
Il corteo più atteso è stato quello della capitale, partito da Place de la République e diretto verso Place de la Nation.
La manifestazione si è svolta in gran parte pacificamente, ma la Prefettura ha segnalato la presenza di circa 300 individui definiti “ostili”, che avrebbero cercato ripetutamente il contatto con le forze dell’ordine.
A Place de la Nation si sono verificati tafferugli.
Petardi, fumogeni e oggetti sono stati lanciati in direzione degli agenti, che hanno risposto facendo uso di gas lacrimogeni.
Tensioni sono state registrate anche a Lione, Marsiglia e Strasburgo. In alcune città le autorità hanno sospeso temporaneamente servizi di trasporto pubblico per ragioni di sicurezza.
UN MIGLIAIO DI FERITI DALL’INIZIO DELLE PROTESTE
Il bilancio complessivo della mobilitazione è pesante.
Il premier Lecornu ha parlato di circa un migliaio di feriti dall’inizio delle proteste.
Tra questi figurano studenti, personale scolastico e centinaia di appartenenti alle forze dell’ordine.
Il capo del governo ha condannato quella che ha definito una crescente banalizzazione della violenza, giudicandola inaccettabile.
Particolarmente grave quanto accaduto a Lens, nel nord della Francia.
Un ragazzo di 15 anni ha raccolto da terra un ordigno utilizzato dalla polizia per disperdere la folla. L’ordigno è esploso nella sua mano, provocandogli una gravissima mutilazione. Sull’episodio è stata aperta un’indagine dell’Ispettorato generale della polizia nazionale.
Un altro episodio drammatico riguarda una donna di circa cinquant’anni che, ad Aix-en-Provence, è stata colpita al volto da una pietra lanciata durante una precedente manifestazione. La donna ha perso un occhio. Un diciassettenne è stato fermato.
OLTRE 5MILA FERMI, LA GRAN PARTE MINORENNI
Anche il numero delle persone fermate dalle autorità evidenzia la dimensione della crisi.
Dall’inizio della mobilitazione sono state poste in stato di fermo 5.060 persone.
Secondo i dati riportati dai media francesi sulla base di fonti giudiziarie, circa l’87 per cento dei fermati sarebbe minorenne.
Un dato che alimenta il dibattito sulla risposta delle autorità e sulla capacità del governo di distinguere tra la protesta degli studenti e i gruppi responsabili delle violenze.
Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha sostenuto che molti studenti sarebbero a loro volta sorpresi e preoccupati dalla presenza di individui esterni agli istituti, accusati di infiltrarsi nelle manifestazioni e trasformarle in occasioni di scontro.
DANNI PER MILIONI DI EURO
Le violenze hanno provocato pesanti danni a scuole, strutture pubbliche e attività commerciali.
Una prima stima parla di circa 20 milioni di euro di danni dall’inizio della mobilitazione.
Portoni degli istituti incendiati, vetrine danneggiate, mezzi pubblici presi di mira e scontri con gli agenti hanno accompagnato diversi momenti della protesta.
Il governo sta valutando anche nuove misure contro chi partecipa ad azioni violente.
Il 27 ottobre dovrebbe arrivare in Parlamento il progetto di legge ribattezzato “Chi rompe paga”, destinato a introdurre forme più estese di responsabilità per i danni causati durante le manifestazioni.
La proposta è già fortemente contestata dalla sinistra, che teme un’ulteriore stretta sul diritto di manifestare.
MÉLENCHON CON GLI STUDENTI
La protesta è entrata inevitabilmente anche nel confronto politico.
Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise, ha partecipato al corteo di Parigi e ha espresso apertamente il proprio sostegno agli studenti.
Mélenchon ha definito la mobilitazione uno dei movimenti giovanili più importanti degli ultimi decenni.
Il governo, al contrario, ha accusato più volte settori della sinistra radicale di alimentare la tensione, mentre La France Insoumise ha respinto le accuse.
Il confronto assume un peso ancora maggiore considerando che la Francia si trova ormai a pochi mesi dalle elezioni presidenziali del 2027.
UNA GENERAZIONE CHE CHIEDE DI ESSERE ASCOLTATA
Al di là degli scontri e delle violenze, resta la questione politica posta dalla mobilitazione.
Decine di migliaia di giovani stanno chiedendo al governo di investire maggiormente nella scuola e di intervenire sulle difficoltà strutturali del sistema educativo.
Le autorità cercano ora di riaprire il dialogo, ma la protesta non sembra destinata a spegnersi rapidamente.
La Francia si trova così davanti a una doppia sfida: garantire l’ordine pubblico e, allo stesso tempo, ascoltare una generazione che chiede risposte concrete sul proprio futuro.
La sospensione delle lezioni fino alla fine della settimana può offrire qualche giorno di tregua.
Ma difficilmente potrà, da sola, risolvere le ragioni che hanno portato migliaia di studenti nelle piazze francesi.
