Regno Unito, Andy Burnham verso Downing Street: cosa pensano Trump, Putin, Xi e gli altri leader mondiali

Il sindaco di Greater Manchester si profila come possibile successore di Keir Starmer alla guida dei laburisti e del governo britannico. Dalla Casa Bianca a Pechino, passando per Mosca, Kiev e Bruxelles, le capitali internazionali studiano il nuovo possibile interlocutore

Andy Burnham si prepara a diventare uno dei protagonisti della politica britannica. Il sindaco di Greater Manchester viene indicato come possibile successore di Keir Starmer alla guida del Labour e, di conseguenza, come candidato a entrare a Downing Street.

La sua eventuale ascesa non riguarderebbe soltanto gli equilibri interni del Regno Unito. Stati Uniti, Cina, Russia, Ucraina, Unione europea, Francia e India stanno già valutando quale potrebbe essere la linea internazionale di un governo guidato da Burnham.

Trump diffida del profilo “troppo liberale”

Il rapporto più delicato sarebbe probabilmente quello con il presidente americano Donald Trump.

La Casa Bianca considera Burnham un politico molto progressista e dubita che possa adottare una linea sufficientemente dura sull’immigrazione o favorire nuove trivellazioni petrolifere e di gas nel Mare del Nord.

Ulteriori tensioni potrebbero nascere dalla possibile nomina di Ed Miliband a cancelliere dello Scacchiere. Da ministro dell’Energia, Miliband aveva fermato il rilascio di nuove licenze per le estrazioni nel Mare del Nord, una politica lontana dalle priorità energetiche dell’amministrazione Trump.

Washington cerca continuità nella politica estera

Alcuni funzionari statunitensi starebbero cercando di influenzare la composizione del futuro esecutivo britannico, auspicando una sostanziale continuità nelle relazioni con Washington.

Tra le figure considerate favorevolmente dagli Stati Uniti vi sarebbe Yvette Cooper, che potrebbe essere confermata alla guida della politica estera.

Il fatto che Burnham sia ancora poco conosciuto negli ambienti politici americani rappresenta contemporaneamente un rischio e un’opportunità. Potrebbe costruire un rapporto personale con Trump partendo da zero, ma le profonde differenze politiche rischiano di compromettere il confronto prima ancora che si stabilisca una relazione diretta.

La Cina osserva con prudenza

A Pechino prevale la frustrazione per i continui cambiamenti politici avvenuti negli ultimi anni a Londra.

Burnham in passato ha mostrato interesse per alcune esperienze cinesi, indicando la rete ferroviaria ad alta velocità come un possibile modello per migliorare i collegamenti nel Nord dell’Inghilterra.

Come primo ministro, però, dovrebbe trovare un equilibrio molto più complesso tra opportunità economiche e sicurezza nazionale.

La Cina spera che il Regno Unito scelga un rapporto stabile e prevedibile con Pechino, soprattutto in un momento di crescente tensione con gli Stati Uniti. Resta da capire se Burnham confermerà l’approccio pragmatico adottato da Starmer o se assumerà una posizione più dura.

Pechino vede un Regno Unito instabile

Il continuo avvicendamento dei primi ministri britannici viene interpretato da alcuni analisti cinesi come il sintomo di una crisi politica e identitaria cominciata con la Brexit.

La leadership cinese cerca interlocutori capaci di garantire accordi duraturi, soprattutto nel commercio, negli investimenti e nelle infrastrutture.

Un nuovo cambio a Downing Street potrebbe quindi alimentare ulteriormente la convinzione che Londra non abbia ancora definito il proprio ruolo internazionale dopo l’uscita dall’Unione europea.

Mosca non si aspetta cambiamenti

La Russia considera Burnham un politico ostile al Cremlino e non prevede un miglioramento delle relazioni bilaterali.

La stampa russa lo descrive come un sostenitore di una linea occidentale più dura contro Mosca. Burnham si oppose all’annessione della Crimea nel 2014, criticò l’assegnazione alla Russia dei Mondiali di calcio del 2018 e, dal 2022, ha espresso sostegno all’Ucraina.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha lasciato intendere che nessuna figura di primo piano della politica britannica sarebbe oggi disponibile a modificare sostanzialmente la posizione adottata da Starmer.

Kiev teme soprattutto l’instabilità

L’Ucraina non sembra preoccupata dalle posizioni personali di Burnham, considerate compatibili con il sostegno garantito finora da Londra.

Il vero timore riguarda l’instabilità politica britannica. Nel quinto anno dall’invasione russa, Kiev potrebbe trovarsi a dialogare con il quinto primo ministro del Regno Unito.

Dai tempi di Boris Johnson fino al governo Starmer, l’assistenza militare e politica britannica è rimasta costante. L’Ucraina chiede che la stessa continuità venga garantita anche da un eventuale governo Burnham.

Aiuti militari e droni al centro del rapporto

Kiev ha bisogno che Londra mantenga gli impegni sulle forniture di armi, sui programmi per i droni, sull’addestramento e sul sostegno economico.

Burnham non ha finora mostrato intenzioni di modificare questa linea. Resta però da capire quanto spazio la politica estera avrà in un governo che dovrebbe affrontare numerose emergenze interne, dal costo della vita ai servizi pubblici.

Per l’Ucraina, anche un semplice rallentamento decisionale potrebbe avere conseguenze significative.

Bruxelles attende garanzie sulla difesa

L’Unione europea vuole capire se Burnham confermerà l’impegno britannico ad aumentare la spesa per la difesa fino al 3,5 per cento del prodotto interno lordo entro il 2035.

La sicurezza europea, la minaccia russa e il sostegno all’Ucraina richiedono una stretta collaborazione tra Londra e Bruxelles, nonostante il Regno Unito non faccia più parte dell’Unione.

I governi europei si chiedono anche se il nuovo possibile premier proseguirà il processo di riavvicinamento economico avviato da Starmer.

Il difficile rapporto con l’Unione europea

Burnham è considerato più favorevole all’integrazione europea rispetto a molti altri esponenti della politica britannica.

Non è però chiaro se sarebbe disposto a superare alcune delle linee rosse stabilite dal Labour: nessun ritorno alla libera circolazione, all’unione doganale o al mercato unico.

Bruxelles spera in un rapporto più pratico su commercio, sicurezza, migrazione e difesa. Tuttavia, un riavvicinamento significativo richiederebbe concessioni politicamente difficili sia per Londra sia per le istituzioni europee.

La Francia spera nella continuità

Parigi guarda a Burnham con maggiore ottimismo e auspica che il nuovo governo prosegua il lavoro avviato da Starmer.

La Francia vuole rafforzare la cooperazione con il Regno Unito nel controllo delle piccole imbarcazioni che attraversano la Manica, nella difesa europea e nel sostegno all’Ucraina.

Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha augurato buona fortuna a Burnham, sottolineando la necessità della massima stabilità possibile dall’altra parte della Manica.

Il coordinamento costruito tra Starmer ed Emmanuel Macron sulle crisi internazionali rappresenta un modello che Parigi vorrebbe conservare.

L’India resta alla finestra

A Nuova Delhi, Burnham è ancora relativamente sconosciuto.

I funzionari indiani osservano soprattutto l’instabilità della politica britannica, in forte contrasto con la continuità garantita in India dal Bharatiya Janata Party e dalla lunga leadership del primo ministro Narendra Modi.

L’India considera il Regno Unito un interlocutore importante per commercio, investimenti, tecnologia, istruzione e sicurezza. Tuttavia, prima di definire una strategia nei confronti di Burnham, Nuova Delhi attende di capire se la transizione politica britannica sia realmente conclusa.

Un leader concentrato sulle questioni interne

Burnham ha costruito gran parte della propria popolarità sulle battaglie per il Nord dell’Inghilterra, i trasporti, la sanità, gli alloggi e la riduzione delle disuguaglianze territoriali.

Il suo profilo è quindi fortemente legato alle priorità interne. Da primo ministro, però, dovrebbe affrontare immediatamente questioni globali che non consentono lunghi periodi di preparazione.

La guerra in Ucraina, i rapporti con Trump, la competizione con la Cina, la sicurezza europea e le tensioni in Medio Oriente richiederebbero decisioni rapide e una linea internazionale riconoscibile.

La prova di Downing Street

Il possibile arrivo di Andy Burnham a Downing Street viene osservato con sentimenti differenti.

Trump appare scettico, Putin non si aspetta aperture, Xi attende maggiore stabilità, Zelensky chiede continuità, Bruxelles vuole garanzie sulla difesa e Parigi spera nel proseguimento del riavvicinamento europeo.

Burnham potrebbe presentarsi come il leader capace di riportare il Labour verso le comunità popolari e industriali del Paese. Ma governare il Regno Unito significa anche gestire una rete di alleanze e crisi internazionali dalla quale Londra, nonostante la Brexit, non può isolarsi.

La sua sfida sarebbe quindi duplice: ricostruire la fiducia interna e convincere i grandi leader mondiali che il Regno Unito dispone ancora di una guida stabile, credibile e capace di mantenere gli impegni.