La pagina della donna, a cura di Maria Grazia Storniolo
Da emigrata a pioniera della radio: Lena Gustin trasformò la sua voce in un punto di riferimento per migliaia di italiani arrivati in Australia nel dopoguerra.
Quando gli italiani arrivati in Australia nel dopoguerra cercavano una voce familiare, qualcuno che parlasse la loro lingua e comprendesse le difficoltà della nuova vita lontano dalla patria, quella voce era spesso quella di Lena Gustin. Conosciuta affettuosamente come “Mamma Lena”, Maria Maddalena Morelli Gustin fu giornalista, conduttrice radiofonica, operatrice sociale e una delle figure femminili più importanti nella storia dell’immigrazione italiana in Australia.
Nata nel 1914 ad Azzone, in provincia di Bergamo, Lena Morelli proveniva da una famiglia italiana e aveva ricevuto una formazione superiore, studiando lingue. Nel 1940 sposò Dino Gustin, originario di Trieste, con il quale condivise non soltanto la vita familiare, ma anche una lunga esperienza al servizio della comunità italiana. Dopo le difficoltà e le tragedie vissute negli anni della guerra, la famiglia decise di lasciare l’Italia.
Nel 1956, Lena, Dino e i figli Rosalba e Roberto raggiunsero l’Australia a bordo della nave Aurelia. L’arrivo a Sydney segnò l’inizio di una nuova vita, ma anche di una straordinaria esperienza di integrazione. Come molti immigrati, Lena dovette ricominciare dal basso. Lavorò inizialmente in un caffè e successivamente collaborò con i Padri Cappuccini a Leichhardt.
Erano gli anni della grande immigrazione italiana, quando migliaia di famiglie si stabilivano nei quartieri di Sydney portando con sé dialetti, tradizioni, mestieri e speranze. L’inserimento, tuttavia, non era sempre semplice. Le difficoltà linguistiche potevano trasformare anche le pratiche più comuni in ostacoli difficili da superare, mentre la distanza dall’Italia alimentava nostalgia e solitudine. In quel contesto, poter contare su persone capaci di interpretare non soltanto la lingua, ma anche le esigenze e le sensibilità dei nuovi arrivati assumeva un valore fondamentale.
Fu proprio nella comunità italiana che emerse il suo talento comunicativo. Lena iniziò a curare rubriche di consigli e corrispondenza, tra cui “Il Salotto di Lena” e “Lena Risponde”. Il successo ottenuto tra i lettori aprì la strada alla radio.
Alla fine degli anni Cinquanta divenne una delle prime protagoniste della programmazione radiofonica in lingua italiana sulle emittenti commerciali australiane. La sua carriera, iniziata nel 1957, proseguì per oltre vent’anni attraverso emittenti come 2SM, 2CH, 2KY e 2SER. In un periodo in cui non esistevano ancora le moderne reti multiculturali e SBS, i suoi programmi rappresentavano per migliaia di immigrati una fonte di notizie, informazioni e compagnia.
La radio divenne così molto più di un lavoro. Per chi viveva lontano dalla famiglia e dal proprio Paese, ascoltare una voce italiana significava ritrovare per qualche minuto il linguaggio, le abitudini e i riferimenti culturali lasciati alle spalle. Lena affrontava nelle sue trasmissioni anche problemi concreti della vita quotidiana degli immigrati, offrendo consigli e mettendo in contatto persone che avevano bisogno di assistenza. Il suo modo diretto e materno di comunicare contribuì a costruire un rapporto di fiducia che andò ben oltre il semplice ascolto radiofonico.
Dietro ogni telefonata o lettera poteva esserci una storia diversa: una famiglia appena arrivata, un anziano in difficoltà, qualcuno alla ricerca di informazioni o semplicemente una persona desiderosa di ascoltare la propria lingua. Lena seppe comprendere questa dimensione umana della comunicazione. Il microfono diventava così un punto d’incontro invisibile tra persone sparse in una città enorme, accomunate dalla stessa esperienza migratoria e dal desiderio di costruirsi una nuova esistenza senza perdere il legame con le proprie origini.
Le sue trasmissioni accompagnarono così una fase decisiva della crescita della presenza italiana in Australia. Attraverso la radio, Lena contribuì a dare visibilità a una collettività che stava lentamente trovando il proprio posto nel Paese. Le sue parole entravano nelle case, nei negozi e nei luoghi di lavoro, creando un senso di vicinanza che superava le distanze. Per molti ascoltatori quell’appuntamento rappresentava anche un modo per sentirsi meno soli e maggiormente partecipi della nuova società.
In questo modo la radio contribuiva anche a mantenere vivo il rapporto tra le generazioni, trasmettendo lingua, ricordi e tradizioni ai figli degli immigrati cresciuti nella nuova realtà australiana.
Lena non si limitò però alla radio. Insieme a Dino si impegnò concretamente nell’assistenza agli immigrati, sostenendo iniziative benefiche, sociali, culturali e religiose. La sua attività contribuì a ridurre l’isolamento dei nuovi arrivati e a favorirne l’inserimento nella società australiana. La State Library of NSW conserva oggi un importante fondo documentario dedicato ai coniugi Gustin, comprendente fotografie, registrazioni radiofoniche, articoli, corrispondenza e documenti della loro attività comunitaria.
Quel patrimonio permette oggi di ricostruire non soltanto la vicenda personale di Lena e Dino, ma anche una pagina significativa della storia sociale dell’Australia del dopoguerra. Attraverso quelle testimonianze emerge il percorso di una comunità che, partendo spesso da condizioni difficili, riuscì progressivamente a conquistare spazio nella vita economica, culturale e civile del Paese.
Il riconoscimento arrivò anche dalle istituzioni. Lena Gustin fu insignita del titolo di Cavaliere, ricevette nel 1968 il Member of the Order of the British Empire (MBE) e, successivamente, il titolo di Commendatore. Nel 2001 ricevette inoltre la Centenary Medal per il suo contributo alla società australiana.
La sua storia rappresentò anche quella di un’intera generazione di donne immigrate che, oltre a costruire la propria famiglia, seppero assumere un ruolo attivo nella vita pubblica e comunitaria. Lena utilizzò la propria esperienza di emigrata per comprendere le difficoltà degli altri e trasformarle in un impegno concreto. In questo senso, la sua figura divenne un ponte tra due mondi: l’Italia lasciata alle spalle e l’Australia nella quale costruire il futuro.
Il suo percorso anticipò inoltre quella concezione multiculturale dell’Australia che negli anni successivi avrebbe trovato un riconoscimento sempre maggiore nelle istituzioni e nei mezzi di comunicazione. Prima che le trasmissioni nelle lingue delle comunità migranti diventassero una presenza consolidata, Lena aveva già dimostrato quanto fosse importante permettere ai nuovi australiani di informarsi, raccontarsi e sentirsi parte della società senza dover rinunciare alla propria identità culturale.
Lena Gustin morì a Sydney nel 2003, ma la sua voce continua a vivere nella memoria della comunità italiana. Viene ricordata soprattutto perché seppe trasformare il microfono in uno strumento di solidarietà, informazione e integrazione.
Per generazioni di italiani, infatti, Lena non fu soltanto una conduttrice radiofonica: fu davvero “Mamma Lena, la mamma degli italiani d’Australia”.
Una voce capace di accompagnare un’intera generazione di emigrati e di lasciare un’eredità che ancora oggi racconta una pagina fondamentale della presenza italiana nella storia dell’Australia, testimoniando il contributo di chi seppe trasformare l’esperienza dell’emigrazione in servizio, partecipazione e attenzione verso quanti cercavano una nuova casa, senza mai dimenticare le proprie radici e il valore dell’accoglienza reciproca.
