Le grandi aziende giapponesi del gas hanno incontrato i responsabili politici australiani almeno due dozzine di volte negli ultimi anni, sollevando interrogativi sull’allineamento delle strategie di entrambi i Paesi con gli obiettivi climatici globali e le crescenti preoccupazioni ambientali.
Secondo uno studio del think tank climatico InfluenceMap, società come INPEX, JERA e Mitsubishi Corporation detengono quasi 70 miliardi di dollari australiani in partecipazioni in 13 progetti di esportazione di gas naturale liquefatto (GNL) in Australia. Jack Herring, autore del rapporto e responsabile del programma australiano di InfluenceMap, ha definito sorprendente la scala degli investimenti: “Questo collega direttamente gli interessi delle imprese giapponesi all’economia del gas australiano e alle politiche energetiche nazionali”. InfluenceMap identifica quattro strategie chiave per espandere l’industria dei combustibili fossili: investimenti, lobbying in Australia, influenza governativa in Giappone e controllo delle narrative pubbliche e politiche.
Dal 2022, almeno 24 incontri tra aziende giapponesi e ministri australiani sono stati confermati tramite richieste di libertà d’informazione, ma Herring definisce questi “solo la punta dell’iceberg”, sottolineando la necessità di maggiore trasparenza. Documenti interni mostrano che il governo australiano ha promosso l’investimento in nuovi progetti di gas, mentre le narrative pro-LNG, come la definizione del gas come “combustibile di transizione”, risultano incompatibili con gli obiettivi scientifici e con l’Accordo di Parigi sul clima.
Un portavoce del Ministro delle Risorse Madeleine King ha sottolineato che gli incontri con gli stakeholder industriali fanno parte del ruolo del Ministero, mentre le aziende giapponesi hanno difeso la propria attività evidenziando creazione di posti di lavoro, contributi fiscali e sicurezza energetica regionale, pur dichiarando l’impegno concreto verso la decarbonizzazione entro il 2050
