Comu veni si cunta

C’è un detto, in siciliano, che suggerisce di prendere la vita “così come viene”, senza drammatizzare o cercare di controllare forzatamente gli eventi. Ultimamente sono tante le narrative che una parte della nostra comunità cerca disperatamente di far attecchire. 

Non siamo qui ad elencarle altrimenti si saprebbe subito di chi stiamo parlando. Come disse il Nazareno: “Chi ha orecchie per intendere intenda”. Qualcuno si illude che soltanto seminando zizzania e divisioni, soltanto il migliore, alla fine dello scontro, l’avrà vinta. 

Noi, invece, crediamo fermamente che le comunità crescono quando imparano a discutere, confrontarsi e dialogare senza distruggersi, quando ad ognuno viene dato ciò che gli spetta senza il bisogno di doversi sentire superiore agli altri e le differenze diventano confronto, non guerra una guerra contro questa o quella persona.

Il tempo, quasi sempre, rimette ogni cosa al proprio posto. E chi oggi urla più forte non è detto che abbia davvero qualcosa di positivo. Neanche chi scappa, rifugiandosi nel silenzio, bloccando con ogni strumento a sua disposizione la possibilità di critica pubblica riuscirà a liberarsi dall’essere prigioniero delle stesse tensioni che ha creato.

Forse dovremmo recuperare un po’ di quella saggezza antica. Meno isteria, meno tifoserie, più equilibrio e certamente una dose abbondante di umiltà. Non tutto, infatti, merita una battaglia, e non ogni divergenza deve trasformarsi in una frattura.

Prendiamo per esempio chi si lamenta perché magari non vede pubblicato il proprio nome o la propria fotografia su questa testata. Le risorse sono quelle che sono e, nonostante siano davvero limitate, questa realtà continua a dedicare ampio spazio agli eventi della comunità locale, molto più di quanto facciano altri ben più eminenti “colossi” dell’informazione comunitaria.

Eppure, invece di cogliere lo sforzo e il lavoro quotidiano che c’è dietro, qualcuno preferisce soffermarsi su ciò che manca, alimentando inutili polemiche. E quando certe esternazioni arrivano da chi al nostro progetto editoriale non ha mai contribuito né con il proprio tempo, né con idee, né con sostegno concreto, ecco che il rammarico, purtroppo,  aumenta ancora di più.