Donne! e Donne?

L’8 marzo è passato anche quest’anno tra mimose, convegni, dichiarazioni ufficiali e una lunga serie di eventi organizzati in tutta l’Australia. Da Sydney a Melbourne, passando per le comunità locali e le associazioni culturali, la Giornata internazionale della donna è stata celebrata con grande partecipazione.

Le istituzioni hanno ribadito con forza la necessità di combattere la violenza contro le donne. Politici, amministrazioni locali, scuole e organizzazioni sociali hanno moltiplicato iniziative e campagne di sensibilizzazione. Con la violenza domestica purtroppo ancora drammaticamente presente, questo impegno è non solo giusto, ma necessario.

Eppure, osservando con attenzione il dibattito pubblico di questi giorni, emerge anche una contraddizione che non possiamo ignorare.

Da un lato, il linguaggio ufficiale invita al rispetto, alla tutela e alla valorizzazione delle donne. Dall’altro, basta che una donna finisca al centro di una polemica politica, sociale o mediatica perché il tono cambi improvvisamente. Le parole diventano più dure, gli attacchi più personali, e spesso il giudizio si trasforma rapidamente in una sorta di “demolizione pubblica”.

Non è raro vedere persone che, solo pochi giorni prima, partecipavano a eventi contro la violenza sulle donne, scagliarsi poi con sorprendente aggressività contro una donna che rappresenta un’opinione diversa, una posizione scomoda o semplicemente un ruolo pubblico. È qui che la difesa delle donne rischia di diventare selettiva. 

Se il rispetto vale soltanto quando una donna è simbolo di una causa condivisa, ma scompare quando quella stessa donna diventa oggetto di critica o di conflitto politico, allora il principio perde parte della sua credibilità. La lotta contro la violenza e la discriminazione non può essere a corrente alternata.

La vera sfida, forse, è proprio questa: passare dalle celebrazioni alle coerenza quotidiana. Difendere la dignità delle donne non solo quando è facile o popolare, ma anche quando il dibattito si accende e le posizioni si dividono. Perché il rispetto non dovrebbe essere una bandiera da sventolare l’8 marzo, ma un principio da praticare tutto l’anno, anche, e soprattutto, quando sarebbe più comodo dimenticarlo.