Chi oggi rivendica diritti, libertà e legittimità politica in paesi lontani, a volte lo fa dimenticando la propria storia e i complessi equilibri del passato. Pensiamo, ad esempio, a chi afferma che gli odierni palestinesi arabi siano i “primi abitanti” della Palestina. I libri di storia raccontano di diverse ondate di popolazioni e di imperi: dai cananei, agli israeliti, ai romani, fino alle conquiste islamiche del VII secolo che trasformarono profondamente la regione.
Ma questa riflessione, che può sembrare lontana, ha avuto un’eco concreta proprio qui a Sydney, nei giorni scorsi. Alla moschea di Lakemba, durante le celebrazioni di Eid al-Fitr, la visita del primo ministro Anthony Albanese e del ministro Tony Burke è stata accolta anche da contestazioni e proteste. Alcuni fedeli hanno espresso dissenso con toni accesi, accusando il governo australiano di complicità e ingiustizia rispetto ai conflitti in Medio Oriente, in particolare in merito alla situazione a Gaza.
La contraddizione emerge quando questa memoria selettiva viene portata come argomento morale: si invocano diritti negati qui, ma spesso nella propria terra o nel proprio orizzonte culturale non si pratica la stessa attenzione verso giustizia, pluralismo e responsabilità condivisa.
