Malintesi di Voto

Malintesi di Voto

Il voto si avvicina e qualcuno potrebbe pensare che questo pezzo parli dell’imminente referendum sulla giustizia… Niente di tutto ciò. Parliamo di un’altra forma di “voto”, quello che fra qualche giorno i membri del Com.It.Es. di Sydney saranno chiamati ad esprimere sui contributi a questo giornale.

L’Italia, lo sappiamo, è famosa per referendum ignorati – pensate al 1987, quando il popolo disse chiaramente “sì” alla responsabilità civile dei giudici, e il risultato fu bellamente disatteso. 

Eppure, qui, l’errore non è nazionale ma locale, ed è altrettanto lampante. Il ruolo dei media è chiaro: informare, educare, vigilare. Piaccia o meno, in democrazia, i media servono a facilitare dibattiti e stimolare opinioni, anche impopolari. Nelle dittature, invece, i giornali sono solo veline del regime: auto-celebrazione e messaggi confezionati, come certe newsletter che arrivano alla redazione con l’incipit “Cari amici della stampa”.

Eppure, nonostante le regole siano chiare, i pareri negativi continuano a piovere anno dopo anno sul nostro giornale. I membri del Com.It.Es. dovrebbero valutare solo: anzianità della testata, periodicità, rilevanza culturale e linguistica, e proporzione di testi in italiano. Non il contenuto, non le opinioni, non il gusto editoriale, non se parliamo bene o male di loro. Cinque anni e ancora siamo al nulla.

L’anno scorso, dopo vari rinvii e la scadenza dei termini perentori di 30 giorni richiesti dalla legge, il Com.It.Es. di Sydney ha votato per “non votare”. Il motivo? Non avrebbero ricevuto la documentazione sui nostri conti per accertare quanti contributi chiedevamo. A cosa gli serve?

Per il bene della nostra comunità, che ha assistito troppo a lungo a questo ingiusto abuso di potere, ci auguriamo che il prossimo mese qualcuno illuminerà il Com.It.Es. Noi, intanto, continueremo a fare il nostro lavoro: raccontare, denunciare e stimolare. Perché i giornali in democrazia non sono un optional.