Pupari e traditori?

Alcuni signori non si smentiscono mai. Vivono nella perenne convinzione di essere sotto attacco e trasformano ogni parola letta sul giornale in un’ossessione personale. Quasi sempre, quelle frasi, non sono nemmeno rivolte a loro, eppure si sentono chiamati in causa come quando si legge l’oroscopo della settimana. Quando la coscienza pesa, basta poco per riconoscersi nelle critiche.

Chi tradisce e persevera a fare alleanze per distruggere chi, in primo luogo egli stesso ha tradito, senza mai mostrare pentimento, resta ciò che è: un traditore. Il tradimento non è un errore, né una distrazione. È una scelta consapevole, un atto deliberato che rivela mancanza di lealtà e di coraggio. 

Nella cosa pubblica, poi, il tradimento e l’astio continuo contro chi una volta era dalla tua parte, assume un peso ancora maggiore. Ad esempio, chi viene eletto con una lista e riceve un mandato preciso dagli elettori e un secondo dopo cambia casacca per convenienza personale, non può essere giustificato. Ancora più vergognoso se il traditore di prima istanza, nella seconda tornata elettorale si adopera per manipolare altri a tradire. 

Ma dietro ogni traditore, probabilmente, non c’è solo una scelta individuale. Ci sono i “nuovi amici”. Ci sono coloro che improvvisamente aprono porte, offrono protezione, promettono visibilità o vantaggi. Ci sono quelli che in Sicilia vengono chiamati “i pupari”: figure che restano nell’ombra, che muovono fili invisibili, che traggono beneficio dal cambio di posizione altrui e consegnano i traditori al proprio destino. I pupari non si espongono, non si assumono responsabilità, ma sfruttano il tradimento per i propri scopi personali, talvolta opachi, talvolta apertamente loschi.

Il traditore esegue; il puparo suggerisce, orienta, approfitta. E mentre uno perde credibilità davanti alla comunità, l’altro consolida il proprio potere dietro le quinte. Good luck to them!