Quattrini cercasi…

Arriva davvero di tutto nella casella postale. Puntuale, ogni anno, ecco la richiesta di contributo per un ballo “della nazione”, firmata da chi – stando ai bilanci – gestisce un ente che dichiara milioni di dollari di profitto ogni anno. E allora la domanda è inevitabile: se le risorse ci sono, perché continuare a chiedere soldi alla comunità?

Il dubbio, ormai sempre meno velato, è che il richiamo all’Italia sia poco più di una foglia di fico. A beneficiarne non è l’immagine del nostro Paese, né la promozione autentica della cultura italiana, ma piuttosto le casse e gli stipendi di chi organizza. Un meccanismo che si ripete, senza troppe spiegazioni, anno dopo anno.

Nel frattempo, l’evento si trasforma in una passerella: presenze in cerca di visibilità, fotografie davanti a banner con i loghi dei contribuenti, abiti eleganti e poco spazio per il vero significato. E tutto questo avviene proprio nei giorni in cui si celebra la Festa della Repubblica, momento fondante della nostra identità nazionale.

Per quanto tempo ancora dovremo assistere a questa distorsione? La comunità merita di più: merita trasparenza, rispetto e iniziative che rappresentino davvero l’Italia, non che la utilizzino come semplice etichetta.