Stanche motivazioni

Dietro il titolo di questa settimana, c’è la fatica di chi ha aspettato troppo e ha sentito troppe promesse svuotarsi nel tempo. Nel 2009 e nel 2016, dall’altra parte del mondo, gli italiani d’Australia hanno teso la mano. Prima per l’Aquila, poi per Amatrice. Non era solo denaro.  Si trattava di un gesto di fiducia disinteressato, quasi ingenuo nella sua immediatezza. Per noi che c’eravamo fu un modo per dire “ci siamo”, senza burocrazie, senza distinguo. Eppure, a distanza di anni, quella fiducia sembra rimasta sospesa, come una domanda senza risposta.

L’Aquila diventa il simbolo di un’attesa che si trascina. Riunioni, aggiornamenti, resoconti “in arrivo”, appalti annunciati come imminenti. Tutto sembra sempre sul punto di accadere, ma mai davvero compiuto. Speriamo di vivere per vedere come chi magari non ci ha messo nulla verrà immortalato in qualche cerimonia ufficiale. Per adesso, il tempo sembra come essersi congelato, il linguaggio amministrativo sostituisce la concretezza, e anche la stampa, quella “esclusiva” sembra più parte del ritardo che della soluzione.

Amatrice, invece, racconta una stanchezza diversa, più rassegnata. Qui non c’è più nemmeno sorpresa: la latitanza è diventata abitudine, di anno in anno. Escursioni nel paesello con tanto di post sui social… gli appalti vanno e vengono, le aziende rinunciano e falliscono, le scadenze slittano come se fosse inevitabile. Le parole si deformano “sfortunati” per evitare di dire ciò che appare evidente: incapacità, disorganizzazione, forse indifferenza quando non c’è nulla da prendere ma solo una promessa da mantenere.

E poi c’è chi dice “quella raccolta fondi non si sarebbe mai dovuta fare”. Una frase che pesa più delle altre, perché mette in discussione tutto. Se i cittadini italiani e non hanno dovuto supplire alle mancanze istituzionali, allora il problema non è solo il ritardo, ma il sistema stesso. La solidarietà non dovrebbe sostituire la responsabilità.

Quello che resta è una distanza, non geografica, ma morale. Tra chi ha dato subito e chi ancora oggi rimanda. Tra il gesto concreto e la risposta che non arriva. Decenni dopo, non è solo la ricostruzione a mancare ma la fiducia che si è consumata, lentamente.