L’Italia rischia di pagare un prezzo economico e strategico altissimo per il rallentamento della transizione energetica.
Mentre il Medio Oriente resta destabilizzato dalla guerra con l’Iran e i prezzi del gas continuano a salire, emergono sempre più chiaramente le fragilità del sistema energetico italiano: dipendenza dal gas importato, ritardi sulle energie rinnovabili e investimenti bloccati da burocrazia e conflitti politici.
Secondo un’inchiesta pubblicata da Reuters, numerosi investitori internazionali stanno perdendo fiducia nella capacità dell’Italia di accelerare davvero sulla transizione verde.
Tra questi c’è la società danese Copenhagen Infrastructure Partners, interessata a sviluppare grandi parchi eolici offshore nel Mediterraneo. A due anni dalla legge italiana del 2024 che prometteva incentivi e aste pubbliche per l’eolico marino, il governo non ha ancora pubblicato un calendario operativo.
L’Italia dipende troppo dal gas
Il problema è strutturale.
Oggi quasi la metà dell’elettricità italiana viene ancora prodotta tramite gas naturale, una percentuale tra le più alte dell’Unione Europea. Secondo i dati citati da Reuters, il gas rappresenta circa il 50% della produzione elettrica italiana, contro il 20% della Spagna, il 17% della Germania e appena il 3% della Francia, che può contare sul nucleare.
Questo significa che ogni crisi internazionale colpisce direttamente famiglie e imprese italiane.
Dopo gli attacchi tra Stati Uniti, Israele e Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz, i costi energetici sono tornati a crescere rapidamente. E l’Italia, grande importatrice di gas liquefatto dal Golfo, resta particolarmente vulnerabile.
“Abbiamo fatto la guerra alle rinnovabili”
Le critiche più dure arrivano anche da economisti ed ex ministri.
Enrico Giovannini, ex ministro delle Infrastrutture e direttore dell’ASviS, ha dichiarato senza mezzi termini:
“Negli ultimi anni abbiamo fatto una guerra alle rinnovabili”.
Secondo molti osservatori, il rallentamento italiano sarebbe dovuto a una combinazione di fattori:
- eccessiva burocrazia;
- opposizione locale ai nuovi impianti;
- interessi consolidati del settore fossile;
- scarsa convinzione politica verso la transizione ecologica.
Anche il governo di Giorgia Meloni viene accusato di aver ridimensionato gli investimenti verdi e rallentato alcuni programmi energetici europei.
Reuters ricorda che Meloni ha più volte definito la transizione ecologica come una “transizione ideologica” e non scientifica.
Le rinnovabili crescono troppo lentamente
I numeri mostrano chiaramente il ritardo italiano.
Tra il 2020 e il 2024 la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili in Italia è salita di appena due punti percentuali, raggiungendo il 41%.
Nello stesso periodo:
- la Spagna è cresciuta di 17 punti;
- la Germania di 10;
- persino la Francia nucleare di 6,5 punti.
Intanto il Parlamento italiano ha approvato una norma che rinvia al 2038 la chiusura definitiva delle centrali a carbone, una decisione criticata dagli ambientalisti e dagli esperti energetici.
Il ritorno del nucleare divide il Paese
Il governo punta ora sul rilancio del nucleare come soluzione futura alla crisi energetica.
Ma molti economisti restano scettici sui tempi e sui costi.
Secondo Giovannini, il continuo parlare di reattori nucleari rischia di diventare “un’arma di distrazione di massa” per evitare di affrontare seriamente il tema delle energie rinnovabili.
Nel frattempo, grandi gruppi come Eni continuano ad avere il proprio core business concentrato soprattutto su petrolio e gas, mentre Enel ha rallentato parte dello sviluppo nel settore rinnovabile per concentrarsi su attività considerate meno rischiose.
Una crisi che riguarda competitività e sicurezza nazionale
Dietro il dibattito energetico non c’è soltanto una questione ambientale.
C’è un enorme problema economico, industriale e geopolitico.
L’energia oggi determina competitività, costo della vita, investimenti e sicurezza nazionale.
E ogni ritardo accumulato negli ultimi anni rischia ora di trasformarsi in bollette più alte, minore crescita economica e maggiore dipendenza internazionale.
L’Italia continua a parlare di sovranità energetica.
Ma senza accelerare davvero sulle rinnovabili, quella sovranità rischia di restare soltanto uno slogan.
