Oriundi irreperibili, cartoline respinte e un sistema di voto al collasso

C’è un’Italia che prova a governare il presente e un’altra che continua ostinatamente a inseguire i fantasmi del passato. È l’Italia che, a ogni tornata elettorale, spedisce migliaia di cartoline oltre oceano, investendo tempo, risorse e personale, per poi vederle tornare indietro come un boomerang, marchiate da un timbro che non ammette repliche: “irreperibile”. Succede in Veneto, ma potrebbe accadere in qualunque regione. È la fotografia di un sistema elettorale e amministrativo ormai fuori tempo massimo.

Nei piccoli Comuni la situazione è diventata surreale. A Soverzene, meno di 400 residenti e quasi mille iscritti AIRE; a Borgo Valbelluna si spendono oltre 11 mila euro per inviare circa 5 mila chiamate al voto; a Val di Zoldo tre dipendenti comunali restano bloccati per ore a compilare e imbustare comunicazioni destinate, nella maggior parte dei casi, a non raggiungere mai il destinatario. Non è una colpa della diaspora né della memoria delle proprie origini. Il problema è un sistema che obbliga uffici comunali già in affanno a inseguire cittadini che non vivono più in Italia, non conoscono la realtà locale e spesso non hanno alcun interesse a partecipare alla vita democratica del Paese.

Il risultato è uno spreco strutturale che ricade sui cittadini che in Italia vivono davvero, pagano le tasse e usufruiscono dei servizi pubblici. È una distorsione che nessuno sembra voler affrontare fino in fondo, forse per timore di toccare un tema politicamente sensibile, ma che ormai non può più essere ignorata.

Il nodo centrale è politico e culturale. Negli ultimi dieci anni circa il 90% delle nuove cittadinanze italiane è stato concesso in Sud America. Una parte non marginale di queste, come dimostrano indagini giudiziarie e casi emersi anche in Veneto, è passata attraverso documenti sospetti o apertamente falsificati. Il caso di Breda di Piave, con certificati di nascita dichiarati falsi, è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più vasto. Si parla di un mercato nero globale che muove miliardi di euro, con passaporti italiani venduti come scorciatoia per l’Europa.

Questo ha prodotto un cortocircuito pericoloso: la cittadinanza viene percepita da molti come un bene da acquistare, non come un legame reale con una comunità nazionale. Un diritto svuotato di significato, che pesa sulle istituzioni senza rafforzare la partecipazione democratica.

Il paradosso è evidente anche nei numeri. Alle elezioni politiche vota in media solo il 30% degli italiani all’estero; per i Com.It.Es la partecipazione precipita al 3-4%, e in molte circoscrizioni bastano poche centinaia di voti per eleggere rappresentanti teoricamente chiamati a parlare a nome di intere comunità. È un autoinganno istituzionale che costa caro in termini di credibilità e risorse.

Ancora più grave sarebbe estendere il voto per corrispondenza a elezioni Regionali e Comunali. Significherebbe permettere a milioni di persone che non vivono in Italia, non pagano tasse e non affrontano i problemi quotidiani dei territori di decidere sindaci e presidenti di Regione. In Comuni di poche migliaia di abitanti, gli aventi diritto AIRE supererebbero i residenti. Sarebbe, senza esagerazioni, la fine della democrazia territoriale.

La soluzione non è tornare indietro, ma andare avanti. L’Italia non può continuare a spedire cartoline nel 2025. Serve una riforma profonda del voto degli italiani all’estero, basata su un sistema di voto elettronico sicuro, verificato e tracciabile, con identità digitali certe, controlli rigorosi e un collegamento diretto tra elettore e consolati. Parallelamente, va rivisto in profondità lo ius sanguinis, affinché la cittadinanza torni a essere un legame autentico e non una genealogia trovata online.

Il governo ha iniziato a muoversi con una stretta sulle generazioni più lontane. È un primo passo, ma non basta. L’Italia deve scegliere se difendere la propria democrazia o continuare a rincorrere fantasmi. Per rispetto dei cittadini che vivono nel Paese e di quegli italiani all’estero che l’Italia la rappresentano davvero, senza scorciatoie e senza passaportopoli.

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