Bruxelles frena Roma sulla flessibilità: “Abbiamo già fatto molto”. La lettera di Meloni arrivata solo nel pomeriggio

La premier chiede nuovi margini di bilancio per affrontare inflazione e caro energia. La Commissione europea ricorda però che agli Stati membri sono già state concesse forme di flessibilità. In mattinata Bruxelles spiegava di non aver ancora ricevuto la missiva, poi arrivata nel corso del pomeriggio.

A cura della redazione online

BRUXELLES — Si apre un nuovo confronto tra Roma e Bruxelles sulla politica economica europea. Il governo italiano ha chiesto alla Commissione maggiore flessibilità di bilancio per affrontare l’aumento dell’inflazione e i costi dell’energia, ma da Bruxelles è arrivata una risposta prudente e tutt’altro che entusiasta.

Durante il briefing con la stampa, la portavoce della Commissione Paula Pinho ha ricordato che negli ultimi mesi l’Unione europea ha già concesso agli Stati membri strumenti e margini aggiuntivi per rispondere alle emergenze economiche.

Il messaggio è chiaro: la richiesta italiana sarà valutata, ma la Commissione ritiene di avere già ampliato gli spazi disponibili.

La lettera di Meloni a von der Leyen

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l’invio di una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, chiedendo maggiore flessibilità per sostenere famiglie e imprese alle prese con l’aumento dei prezzi.

L’obiettivo del governo è ottenere nuovi margini finanziari per finanziare interventi strutturali contro il caro energia e l’inflazione senza comprimere ulteriormente i conti pubblici.

Roma punta inoltre a portare il tema formalmente al prossimo Ecofin e successivamente al Consiglio europeo.

Bruxelles: “La lettera non era ancora arrivata”

Nella conferenza stampa di metà giornata, il portavoce economico della Commissione Balazs Ujvari aveva precisato che la lettera annunciata da Meloni non risultava ancora formalmente arrivata a Bruxelles.

La situazione è cambiata alcune ore dopo: nel pomeriggio la Commissione ha confermato di avere ricevuto la missiva italiana.

La precisazione ridimensiona quindi l’apparente scontro sulla mancata ricezione della lettera, ma non modifica il nodo politico centrale: quanta ulteriore flessibilità Bruxelles sia effettivamente disposta a concedere.

Il nodo delle regole europee

La Commissione ha ricordato che gli strumenti europei prevedono già alcune possibilità di deroga e flessibilità, comprese quelle collegate alla spesa per la difesa e alle conseguenze della crisi energetica.

L’Italia chiede però che questi margini vengano ulteriormente ampliati alla luce di un quadro economico caratterizzato da prezzi elevati e nuove tensioni internazionali.

Per Palazzo Chigi, l’aumento del costo dell’energia rischia infatti di trasformarsi in un freno alla crescita e in un peso sempre maggiore per famiglie e imprese.

Inflazione in forte accelerazione

La richiesta italiana arriva mentre i dati sull’inflazione tornano a destare preoccupazione.

Il governo teme che il rialzo dei prezzi dell’energia possa tradursi rapidamente in aumenti più generalizzati, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie e aumentando i costi di produzione delle aziende.

È proprio su questo terreno che Meloni chiede una risposta comune europea e strumenti finanziari più flessibili.

Ora si apre la trattativa

La lettera è quindi arrivata sul tavolo della Commissione e verrà esaminata nelle prossime ore.

Bruxelles, almeno per ora, non ha annunciato nuove concessioni. La linea espressa dalla Commissione resta quella di ricordare che forme significative di flessibilità sono già state introdotte.

La partita si sposta adesso sul piano politico.

Roma cercherà probabilmente il sostegno di altri Paesi che condividono le stesse preoccupazioni sui prezzi dell’energia e sull’inflazione, mentre Bruxelles dovrà decidere se le misure già previste siano sufficienti o se la situazione economica richieda un ulteriore intervento.

Il prossimo Ecofin potrebbe quindi diventare il primo vero banco di prova della richiesta italiana.