Il governo blinda la riforma con tre voti di fiducia. Sull’articolo 1 la maggioranza tiene, ma con alcuni assenti. Giovedì è previsto il voto finale a scrutinio segreto. Le opposizioni attaccano: «Schiaffo al Parlamento». Sullo sfondo torna anche l’ipotesi di elezioni anticipate a maggio.
La nuova legge elettorale entra nelle giornate decisive alla Camera dei Deputati. L’Aula ha approvato la fiducia posta dal governo sull’articolo 1 della riforma con 226 voti favorevoli, 147 contrari e 3 astenuti, mentre subito dopo sono iniziate le procedure per la fiducia sull’articolo 2, dedicato al nuovo sistema di elezione del Senato.
Il governo ha scelto di porre la questione di fiducia sugli articoli 1, 2 e 3 della legge elettorale, accelerando così il passaggio parlamentare del provvedimento tornato a Montecitorio dopo le modifiche approvate dal Senato.
La prima votazione ha mostrato una maggioranza sostanzialmente compatta, anche se non completamente presente in Aula.
I presenti sono stati 376, i votanti 373. I sì alla fiducia sono stati 226, sei in meno rispetto ai 232 deputati sui quali il centrodestra può teoricamente contare alla Camera, senza considerare il presidente Lorenzo Fontana e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Tra gli assenti figurano parlamentari in missione e alcuni deputati della maggioranza che non hanno partecipato al voto.
LA FIDUCIA SULL’ARTICOLO 2
Dopo il primo voto, l’Aula è passata all’articolo 2, che riguarda il sistema di elezione del Senato.
Terminate le dichiarazioni di voto, è iniziata la votazione per appello nominale sulla seconda fiducia richiesta dal governo.
Il calendario prevede quindi il voto sull’articolo 3, mentre successivamente l’Aula passerà all’esame dell’articolo 8 e degli ordini del giorno.
Il momento più delicato arriverà però giovedì, quando dalle 10.30 inizieranno le dichiarazioni di voto finale e la votazione conclusiva sarà prevista non prima delle 12.30. Il voto finale sarà a scrutinio segreto, circostanza che rende più difficile prevedere con certezza il comportamento di tutti i parlamentari.
LE OPPOSIZIONI: «SCHIAFFO AL PARLAMENTO»
Durissimo il giudizio delle opposizioni sulla scelta del governo di ricorrere alla fiducia.
Il Partito Democratico ha parlato di uno «schiaffo» al Parlamento, contestando la decisione di blindare il testo nonostante gli emendamenti presentati dalle opposizioni.
Federico Fornaro del Pd ha accusato la maggioranza di avere paura della propria tenuta e del voto segreto. Critiche analoghe sono arrivate da Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Più Europa.
Anche Azione ha annunciato il voto contrario, concentrando in particolare le proprie critiche sulla questione della rappresentanza femminile e sul sistema dei capilista bloccati.
Italia Viva, con Roberto Giachetti, ha contestato soprattutto il metodo seguito dalla maggioranza, sostenendo che sia mancato un reale confronto con le opposizioni sulle regole del gioco democratico.
Contraria anche Futuro Nazionale, che ha criticato il sistema delle firme e delle preferenze previsto dalla riforma.
IL CENTRODESTRA DIFENDE LA RIFORMA
Dal fronte della maggioranza, invece, la nuova legge viene presentata come uno strumento capace di garantire maggiore stabilità e governabilità.
Nazario Pagano di Forza Italia ha sostenuto che la riforma punta a rafforzare il rapporto tra elettori e istituzioni, difendendo il premio previsto dal testo e il ritorno delle preferenze, pur accompagnate dal capolista bloccato.
Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ha parlato di una legge in grado di coniugare rappresentanza e governabilità e di stabilire con chiarezza chi ha vinto e chi deve governare.
DONZELLI: «SE IL GOVERNO VA SOTTO, MELONI SALE AL COLLE»
La tensione politica è aumentata anche dopo le parole del responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli.
Secondo Donzelli, se il governo dovesse essere battuto dopo avere posto la fiducia sulla legge elettorale, Giorgia Meloni dovrebbe salire immediatamente al Quirinale.
L’esponente di FdI si è comunque detto convinto che la maggioranza disponga dei numeri necessari per arrivare all’approvazione definitiva del provvedimento.
ELEZIONI ANTICIPATE A MAGGIO?
Sul fondo del confronto parlamentare torna intanto l’ipotesi di elezioni anticipate.
Giuseppe Conte ha definito «abbastanza probabile» l’ipotesi di un voto a maggio, invitando il centrosinistra ad accelerare sul programma e sulle eventuali primarie.
Antonio Tajani ha invece ribadito la posizione di Forza Italia: l’obiettivo resta quello di arrivare alla fine naturale della legislatura.
La prospettiva di un ritorno anticipato alle urne resta dunque sul tavolo politico, ma al momento non rappresenta una decisione formalmente assunta.
PRONTI ANCHE I RICORSI
Mentre il Parlamento si prepara al voto finale, si muove anche il fronte contrario alla riforma.
Roberto Zaccaria, coordinatore della Rete contro la riforma della legge elettorale, ha annunciato che sono in preparazione ricorsi da depositare nei tribunali dopo l’eventuale entrata in vigore della legge, con l’obiettivo di ottenere un rinvio degli atti alla Corte costituzionale.
Anche alcune associazioni femminili di Modena hanno annunciato una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedendo un eventuale rinvio alle Camere ai sensi dell’articolo 74 della Costituzione, contestando in particolare i possibili effetti della legge sulla parità di genere nella rappresentanza politica.
La partita, quindi, è ormai alle battute finali.
La maggioranza ha superato il primo voto di fiducia e punta a completare rapidamente l’esame degli articoli blindati dal governo. Ma il vero passaggio politico resta quello di giovedì: il voto finale a scrutinio segreto, quando ogni deputato potrà esprimersi senza che il proprio voto sia pubblicamente identificabile.
È lì che si capirà se la nuova legge elettorale avrà definitivamente superato l’ultima prova parlamentare.
