Alberto Trentini è libero. Dopo oltre 400 giorni di detenzione in Venezuela, il cooperante italiano ha lasciato il carcere ed è stato accolto nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas insieme all’imprenditore torinese Mario Burlò. L’annuncio è arrivato il 12 gennaio 2026 dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha comunicato l’esito positivo delle trattative direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Poche ore prima, proprio Meloni, durante la conferenza stampa di inizio anno, aveva rivendicato con forza l’impegno quotidiano del Governo per la liberazione di Trentini.
“Lavoriamo da 400 giorni, ogni giorno, per la liberazione di Alberto Trentini”, aveva detto la premier, spiegando che il caso è stato seguito senza interruzioni e senza abbassare mai la guardia. Un lavoro portato avanti “mobilitando tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence”, con un’unica priorità: riportare a casa un cittadino italiano detenuto in un contesto politico e giudiziario estremamente complesso. “Non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio”, aveva aggiunto Meloni, dando voce anche al lato umano di una vicenda che ha coinvolto una famiglia intera.
La liberazione di Trentini non è arrivata all’improvviso, ma è il risultato di una lunga strategia fatta di contatti riservati, dialoghi multilaterali e pressioni diplomatiche misurate.
L’Italia ha scelto la linea della discrezione, evitando dichiarazioni roboanti e lasciando lavorare la Farnesina, l’ambasciata a Caracas e i canali di intelligence. Una scelta dettata dalla consapevolezza che, in contesti delicati come quello venezuelano, il clamore mediatico rischia di irrigidire le posizioni anziché favorire soluzioni.
Durante la conferenza stampa, Meloni aveva inserito il caso Trentini in un quadro più ampio. Aveva ricordato che non si tratta dell’unico italiano detenuto in Venezuela e che il Governo sta seguendo anche altri casi con la stessa attenzione.
Aveva inoltre salutato con gioia la liberazione di Pilieri e manifestato fiducia per Gasperin, per il quale esiste già un provvedimento di scarcerazione non ancora eseguito. Segnali che, secondo la premier, indicano un possibile cambiamento di clima interno in Venezuela
“Da Rodriguez arriva un segnale di grande lavoro nel senso di pacificazione del Paese”, aveva dichiarato Meloni, riferendosi alla presidente ad interim con cui ha discusso direttamente della questione. Un processo che l’Italia guarda con interesse, perché può aprire la strada a “relazioni nuove e diverse tra Italia e Venezuela”. In questo contesto, la liberazione di Trentini assume anche un valore politico e simbolico: non solo la fine di una detenzione ingiusta, ma anche un tassello nel difficile percorso di normalizzazione dei rapporti.
Alberto Trentini era stato arrestato mentre svolgeva attività di cooperazione. La sua detenzione aveva sollevato fin dall’inizio interrogativi sulle accuse e sulle condizioni in cui si trovava. La famiglia, in particolare la madre Armanda, non ha mai smesso di chiedere attenzione e giustizia, mantenendo viva l’attenzione sul caso senza trasformarlo in una battaglia ideologica. Il Governo ha raccolto quell’appello e lo ha tradotto in un lavoro quotidiano, fatto di pazienza e determinazione.
L’annuncio della liberazione è arrivato in una giornata già carica di significato politico. Nella stessa conferenza stampa in cui parlava di Venezuela, Meloni affrontava temi internazionali cruciali, dalla guerra in Ucraina alla crisi di Gaza, dalla Groenlandia all’accordo Ue-Mercosur. In mezzo a dossier enormi, il caso Trentini non è stato trattato come un dettaglio, ma come una priorità umana e istituzionale. Un segnale chiaro: anche nelle grandi partite geopolitiche, il destino di un singolo cittadino conta.
Dopo la scarcerazione, Trentini e Burlò sono stati portati all’ambasciata italiana a Caracas. Per il Governo, la vicenda rappresenta anche una conferma della linea seguita in politica estera: pragmatismo, dialogo con tutti, ma fermezza nella tutela dei cittadini italiani. “Lo Stato non lascia soli i suoi”, è il messaggio che trapela da questa storia.

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