Corsa alla FIGC, calcio italiano in bilico

Si accende la corsa alla presidenza della FIGC in vista delle elezioni del prossimo giugno, con un confronto che si preannuncia serrato e ricco di implicazioni per il futuro del calcio italiano. A rompere gli indugi è stata la Lega Serie A, che ha indicato in Giovanni Malagò il proprio candidato, sostenuto da ben 18 club su 20, un consenso ampio che rappresenta un segnale politico forte all’interno del sistema calcistico nazionale.

L’ex presidente del CONI ha accolto con favore l’investitura, definendola un mandato “di grande responsabilità” e annunciando l’intenzione di avviare un percorso di consultazione con tutte le componenti federali prima di sciogliere definitivamente le riserve. Un approccio prudente, volto a costruire una candidatura il più possibile condivisa in un contesto tradizionalmente frammentato.

Sul fronte opposto, però, non si è fatta attendere la risposta della Lega Nazionale Dilettanti. Il suo presidente, Giancarlo Abete, ha infatti manifestato la disponibilità a candidarsi, chiedendo pari legittimazione da parte della propria base. Una mossa che apre ufficialmente al duello per la successione di Gabriele Gravina e che evidenzia, ancora una volta, le tensioni tra calcio professionistico e dilettantistico.

Abete non ha risparmiato critiche al metodo adottato dalla Serie A, parlando di una “accelerazione” che privilegia i nomi rispetto ai contenuti. Secondo il numero uno della LND, il percorso ideale dovrebbe partire da un programma condiviso, capace di affrontare le criticità strutturali del sistema: dalla governance federale alla valorizzazione dei settori giovanili, fino alla sostenibilità economica dei club.

Il calendario elettorale aggiunge ulteriore pressione: entro metà maggio dovranno essere formalizzate le candidature, mentre il voto decisivo è previsto per il mese successivo. Nel frattempo, proseguono incontri, telefonate e trattative tra le varie componenti — Serie A, Serie B, Lega Pro, calciatori e allenatori in una complessa partita di equilibri e alleanze.

Più che una semplice sfida personale, quella tra Malagò e Abete appare come uno scontro di visioni sul futuro del calcio italiano. Da una parte, l’idea di rinnovamento sostenuta dai grandi club; dall’altra, la richiesta di maggiore rappresentanza e attenzione alla base del movimento. 

Il risultato sarà determinante per delineare le prossime riforme del sistema calcistico nazionale, con effetti duraturi su governance e sviluppo complessivo.