Ernest Borgnine, l’italiano che da Alessandria arrivò Hollywood

di Generoso D’Agnese

 Il  grande cinema ce li ha mostrati spesso, nelle loro straordinarie recitazioni e nei loro continui successi di pubblico: per attori come Dean Martin, Al Pacino e Robert De Niro, John Travolta, Danny De Vito Sylvester Stalione, Liza Minnelli, Leonardo Di Caprio la strada della fama è stata decisamente  lastricata d’oro.  Ci sono però attori che hanno attraversato gli schermi del cinema portando la loro italianità con grande discrezione e il cui nome artistico spesso nulla diceva al pubblico delle loro origini. Era questo il caso di Ernest Borgnine, attore tutt’altro che di seconda categoria, uomo che ha regalato al  grande schermo tantissime interpretazioni caratteristiche. 

Nato il 24 gennaio del 1917 ad Hamden (Connecticut)  con il nome di  Ermes Effron Borgnino Borgnino ,  il futuro attore era   figlio di  Camillo Borgnino,  nato a Prera, frazione di Ottiglio (in provincia di Alessandria) e della contessa carpigiana Anna Boselli . La famiglia Borgnino si sfaldò presto. La madre, una donna emancipata, a seguito della separazione, ritornò   a vivere a Carpi, nella centralissima via Duomo. Nella città emiliana il giovane Ermes fece i suoi primi passi, prima del trasferimento della famiglia nel 1921 a Milano, e poi a Torino, e del rientro definitivo in America.  Nel 1923, il padre, che nel frattempo aveva legalmente cambiato nome in Charles Borgnine, si era infatti riconciliato con la moglie e la famiglia si trasferì definitivamente a New Haven (nel Connecticut), dove Ermes frequentò le scuole e conseguì il diploma presso la locale James Hillhouse High School.

Terminato il percorso scolastico il giovane Ernesto si arruolò in Marina, iniziando una soddisfacente carriera militare nei ranghi più bassi del Corpo. 

Percorse con successo la scala dei gradi militari e arrivò dopo dieci anni al grado di ufficiale, addetto alle cannoniere. Soddisfatto del successo professionale, Ernest Borgnine decise di cambiare improvvisamente la direzione della propria vita. 

Lasciò la Marina e si iscrisse alla Randall School di Arti Drammatiche nella città di Hartford. Concluso con grande soddisfazione il corso di recitazione I’italoamericano trovo il suo primo impiego “teatrale” nel Barter Theatre in Virginia: per questa importante istituzione culturale egli lavorò sia come attore comprimario, sia come scenografo (a lui venivano affidati tutti i lavori di realizzazione degli scenari e dei fondali di scena) sia come autista di camion, con il quale trasportava il materiale scenico. Ernest fa la gavetta  recitando Shakespeare e ricevendo compensi in natura: polli, frutta, salumi. 

Divenuto anche un affidabile attore Borgnine ebbe la soddisfazione di essere segnalato nella Grande Mela. Esordì nei locali di New York con l’opera “Harvey”, nel quale egli recitò la parte dell’assistente ospedaliero. La sua parte venne apprezzata moltissimo dalla critica e si rivelò il vero trampolino di lancio per la sua carriera. Chiamato a girare pellicole cinematografiche, Ernest Borgnine passò la sua vita ad alternarsi tra cinema teatro e televisione. Furono decine i film nel quale l’italoamericano venne chiamato a recitare soprattutto ruoli di “duro” e di personaggi negativi. Almeno duecento furono invece  le sue esibizioni dal vivo, nelle quali poteva esprimere la completezza della sua recitazione. Titoli quali “G.E. Theater” e “Philco Playhouse” si rivelarono dei veri e propri capolavori teatrali nel quale la sua opera professionale raggiunse apici estremi. 

Conosciuto dal grande pubblico soprattutto per le parti secondarie nei numerosi film, I’italoamericano raggiunse la sua più grande soddisfazione cinematografica del film “Da qui all’eternità”, film del 1953, nel quale egli recitò uno splendido ruolo. Hollywood lo consacrò tra i grandi onorandolo con il premio Oscar per la sua ottima parte di macellaio del Bronx nel film “Marty, vita di un timido”. Una vittoria, quella dell’attore di origine alessandrina, che lasciò tutti senza parole: Borgnine aveva battuto nomi leggendari come James Dean, Frank Sinatra e Spencer Tracy! Ernest accolse con grande emozione la statuetta dorata dalle mani di   Grace Kelly trasformando ancora una volta la propria vita, che da lì in poi si sarebbe arricchita di tante altre interpretazioni cinematografiche.  Possiamo solo ricordare i titoli che racchiudono le sue interpretazioni più memorabili: “Pranzo di nozze” (1956), “Pagare o morire” (1960), “Barabba” (1962), dove lavora al fianco di Vittorio Gassman, Anthony Quinn e Silvana Mangano,  “Il volo della Fenice” (1965) e due cammei nei film capolavoro di Robert Aldrich, “Quella sporca dozzina” (1967), e di Sam Peckinpah, “Il mucchio selvaggio” (1969). 

Dal 1970  e fino alla fine dei suoi giorni, Borgnine, da vero professionista, accettò ruoli di secondo piano in molte pellicole spesso non memorabili, lavorando anche in una trentina di film per la televisione americana. 

 La sua ultima apparizione avvenne nel film corale “11 settembre 2001” sulla tragedia delle Twin Towers.  

Sempre fedele alla sua bravura recitativa e divenne una vera e propria istituzione nella comunità del mondo cinematografico. 

Anche l’austero mondo dell’Accademia riconobbe la sua indiscussa qualità professionale: nell’occasione del suo ottantesimo compleanno fu festeggiato con la  laurea ad Honorem in Letteratura umanistica. Soddisfazioni enormi arrivarono per Borgnine anche in tarda età. Quel suo volto arcigno venne scelto come “icona” anche dal mondo marinaro americano e l’identificazione dei lavoratori del mare con Borgnine divenne ancora più stretta con il continuo impegno dell’attore in favore del Navy Memorial Fund. 

Questa fondazione tra l’altro premiò il bravissimo attore italoamericano con il “Marinaio solitario”, riconoscimento attribuito ai grandi appassionati del mare, che l’ormai anziano attore accettò in segno di ricordo per  il suo passato da marinaio. 

Ritiratosi in un “Buen Retiro” nella splendida e idolatrata Beverly Hills, Ernest Borgnine attraversò la sua lunga vita condividendo le gioie della terza età con la sua moglie Tova e guardando con simpatia al grandissimo successo ottenuto dai tanti altri attori con sangue italiano nelle vene.