L’Italia oltre una semplice espressione geografica

di Tom Padula

L’Italia non fu mai una Nazione unificata dai tempi dell’Impero Romano. Difatti non si puo’ dire che l’Italia come nazione era mai stata unita politicamente fino a dopo il Risorgimento. 

Questo processo ebbe luogo al Congresso di Vienna (Settembre 1814 – Giugno 1815), durante il quale le principali potenze europee — Austria, Prussia, Russia, Gran Bretagna e una Francia restaurata — ridisegnarono la carta politica del continente. In questo contesto, il cancelliere austriaco Klemens von Metternich definì l’Italia come una semplice “espressione geografica”, una frase destinata a diventare celebre.

Con questa affermazione, Metternich descriveva la realtà politica della penisola italiana all’inizio del XIX secolo. L’Italia non era uno Stato unitario, ma un mosaico di regni, ducati e territori sottoposti a potenze straniere. Nonostante una lingua (anche con molte lingue locali chiamate dialetti), una cultura e una storia in gran parte condivise, mancava una struttura politica comune. Dal punto di vista conservatore di Metternich, il nazionalismo rappresentava una minaccia all’ordine europeo, poiché metteva in discussione l’autorità delle monarchie tradizionali. Il Congresso di Vienna si basò su tre principi fondamentali: legittimità, equilibrio di potenza e conservatorismo. La legittimità prevedeva il ritorno delle dinastie rovesciate da Napoleone; l’equilibrio di potenza mirava a impedire il predominio di una singola nazione; il conservatorismo si opponeva alle idee liberali e rivoluzionarie. Questi principi determinarono il destino politico dell’Italia.

La penisola fu quindi divisa in diversi Stati. Il Regno Lombardo-Veneto fu posto sotto il diretto controllo dell’Impero austriaco, rendendo l’Austria la potenza dominante nel Nord Italia. Il Regno di Sardegna-Piemonte fu restaurato sotto la Casa di Savoia, con la funzione di Stato cuscinetto contro la Francia. L’Italia centrale venne frammentata in piccoli ducati governati da dinastie legate all’Austria, mentre lo Stato Pontificio fu restituito al Papa. Nel Sud, il Regno delle Due Sicilie tornò ai Borbone. Questo assetto politico rispondeva pienamente agli interessi di Metternich, poiché impediva la formazione di uno Stato italiano forte e unitario. Il nuovo ordine europeo instaurato dopo Napoleone era apertamente ostile al liberalismo e al nazionalismo.

Metternich divenne il principale artefice del Concerto d’Europa, un sistema di cooperazione tra le grandi potenze volto a mantenere la stabilità attraverso la repressione dei movimenti rivoluzionari. Censura, polizia segreta e interventi militari furono utilizzati per soffocare le rivolte, comprese quelle dei Carbonari dagli anni Venti dell’Ottocento. Tuttavia, definire l’Italia come una semplice “espressione geografica” significava sottovalutare la forza crescente del sentimento nazionale.  Queste tensioni esplosero nella metà del XIX secolo con il Risorgimento, culminando nell’unificazione italiana del 1861 e dimostrando che l’Italia era molto più di una semplice espressione geografica. Gli anni che seguirono l’Unificazione furono molto travagliati per le regioni dell’Italia meridionale e centrale. 

L’unita’ dell’Italia e’ stata mantenuta, anche con la perdita di alcuni territori dopo la seconda Guerra Mondiale. Gli Italiani sembrano essere sempre piu’ uniti dal Nord al Sud, anche se le lamentele politiche continuano ad esistere. La realta’ politica per l’Italia e’ la sua identita’ europea che ha reso possibile la pace e la stabilita’ dei confini liberi e della moneta unica.