di Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli
Il movimento comunista, fin dalle sue origini tra il 1846 e il 1848, ha avuto una natura essenzialmente internazionale. Questo si riflette sia nei suoi obiettivi generali – la diffusione del socialismo e del comunismo a livello mondiale – sia nei legami organizzativi, come la Prima e la Seconda Internazionale (1864-1914), pur caratterizzate da tensioni interne e dalla debolezza nella lotta contro guerre e colonialismo occidentale. Un salto decisivo avvenne con la Rivoluzione d’Ottobre del 1917 e la nascita del primo Stato socialista, capace di sopravvivere oltre settant’anni. Da quel momento il comunismo e il marxismo agirono non solo come ideologia, ma come forza concreta a livello internazionale contro capitalismo e imperialismo, influenzando movimenti, governi e alleanze in tutto il mondo.
Fin dai tempi di Lenin, i nuovi poteri sovietici e, dopo il 1945, gli altri stati socialisti adottarono strumenti multipli: difesa contro attacchi militari, economici e propagandistici provenienti dall’Occidente; competizione pacifica in termini di soft power, come indicato nel Decreto sovietico sulla pace dell’ottobre 1917; coesistenza pacifica con i paesi capitalisti, in casi come il trattato di Brest-Litovsk del 1918 o l’accordo anglo-sovietico del marzo 1921. Lenin sottolineava già nel 1921 come la lotta aperta e sotterranea tra una Russia sovietica debole e i centri dell’imperialismo mondiale fosse il fulcro della politica internazionale, anticipando le dinamiche geopolitiche del secolo successivo.
All’inizio del terzo millennio, la sfida tra un ordine unipolare guidato dagli Stati Uniti e una tendenza multipolare con al centro Pechino richiama la necessità di valutare i fattori materiali di forza della Cina socialista. Nel 2025, il PIL cinese raggiunge i 41.020 miliardi di dollari, superando quello statunitense di 30.620 miliardi, circa un quarto in meno rispetto a Pechino, anche secondo il criterio della parità di potere d’acquisto. Accanto al peso economico, la Cina ha raggiunto una supremazia tecnologica impressionante: in circa vent’anni, Pechino guida la ricerca nel 90% delle tecnologie cruciali, secondo l’Australian Strategic Policy Institute, riducendo notevolmente il precedente vantaggio statunitense in settori d’avanguardia e consolidando una posizione di leadership in intelligence artificiale, semiconduttori avanzati, energia pulita e tecnologie quantistiche.
Questa trasformazione epocale dei rapporti di forza mondiali consente alla Cina non solo di ridurre il monopolio scientifico e produttivo occidentale, ma anche di sostenere i Paesi del Sud globale tramite relazioni commerciali e strumenti finanziari innovativi. Tra questi il CIPS e “The Unit”, un token commerciale basato su blockchain concepito come alternativa al dollaro nelle transazioni internazionali. Altre iniziative comprendono mBridge e BRICS Bridge, piattaforme di pagamento digitale che permettono agli Stati BRICS di scambiare valute senza passare per il dollaro, accelerando trasferimenti, gestione dei conti e regolamenti commerciali tra i partecipanti, favorendo una maggiore autonomia finanziaria e riducendo la dipendenza dalle infrastrutture occidentali come SWIFT.
Accanto al peso economico e finanziario, la Cina sviluppa anche capacità militari avanzate. I missili ipersonici DF-27, operativi nel 2025, possono colpire obiettivi tra 5.000 e 8.000 chilometri, comprese Hawaii, Alaska e basi strategiche in Australia, cambiando radicalmente l’equilibrio tattico e geostrategico nel Pacifico e costringendo Washington a rivedere le proprie strategie di difesa regionale.
L’articolo sottolinea inoltre come la sinistra occidentale, anche quella antagonista, abbia spesso ignorato questi sviluppi, incapace di distinguere tra il sostegno cinese a cause internazionali e il supporto statunitense a politiche imperialiste, come nel caso del genocidio a Gaza. La combinazione di crescita economica, supremazia tecnologica, strumenti finanziari innovativi e capacità militari ha reso la Cina un attore centrale in un mondo multipolare, capace di sfidare l’egemonia statunitense e di porsi come riferimento alternativo per i Paesi del Sud globale, riprendendo, in chiave contemporanea, la tradizione internazionale del movimento comunista.
In conclusione, il percorso storico del comunismo internazionale e l’ascesa della Cina mostrano come la lotta contro l’imperialismo e il dominio globale non sia solo ideologica, ma concretezza materiale: economica, tecnologica e militare. La Cina moderna, con le sue strategie di soft e hard power, rappresenta oggi la più chiara incarnazione di questa continuità storica, proiettando un’influenza globale che ridisegna gli equilibri mondiali.
