Guerra Iran-USA, tensione alle stelle: Washington colpisce Qeshm e Goruk, missili sul Kuwait e nuovo scontro sullo Stretto di Hormuz

Il Medio Oriente vive una delle fasi più pericolose degli ultimi anni. Gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi iraniani nelle aree di Qeshm e Goruk, mentre il Kuwait ha denunciato attacchi con missili e droni e la Francia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dopo l’espansione delle operazioni militari israeliane in Libano.

Secondo fonti militari statunitensi, i raid americani hanno preso di mira siti radar e centri di comando utilizzati per il controllo dei droni iraniani. Washington sostiene che si sia trattato di azioni difensive, mentre Teheran accusa gli Stati Uniti di aver compiuto un’aggressione diretta contro il territorio iraniano.

La risposta della Repubblica Islamica non si è fatta attendere. I Pasdaran hanno annunciato di aver lanciato un attacco di rappresaglia contro una base che, secondo le autorità iraniane, sarebbe stata utilizzata per l’operazione contro l’isola di Sirik. Parallelamente, il Kuwait ha riferito di aver intercettato missili e droni definiti “ostili”, alimentando i timori di un allargamento del conflitto all’intera regione del Golfo.

In un comunicato ufficiale, il Ministero degli Esteri kuwaitiano ha espresso una “forte condanna” per l’escalation militare in corso e ha ribadito il proprio sostegno all’unità, alla sovranità e all’integrità territoriale del Libano. Kuwait City ha inoltre chiesto l’immediata cessazione delle operazioni militari israeliane, il ritiro delle truppe dai territori libanesi e la piena applicazione della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Sul fronte diplomatico cresce la preoccupazione internazionale. La Francia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per discutere della situazione in Libano, mentre diversi governi occidentali temono che la guerra possa estendersi ulteriormente coinvolgendo nuovi attori regionali.

Nonostante la crescente tensione militare, Teheran afferma che i colloqui con Washington non sono stati interrotti. Tuttavia, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha indicato le operazioni israeliane in Libano come uno dei principali ostacoli al proseguimento del processo diplomatico.

A rendere ancora più delicato il quadro è arrivata la presa di posizione del vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, che ha rivendicato il diritto esclusivo di Iran e Oman a esercitare la propria sovranità sullo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo più importante al mondo per il commercio energetico.

Secondo Gharibabadi, Teheran ha introdotto nuove procedure per il controllo del traffico navale nello stretto, precisando che tali attività vengono coordinate con il Sultanato dell’Oman. Il diplomatico iraniano ha inoltre invitato Muscat a non cedere alle pressioni degli Stati Uniti, dopo le dichiarazioni attribuite al presidente Donald Trump, che avrebbe minacciato dure conseguenze contro l’Oman qualora non si fosse allineato alle richieste americane sulla gestione della sicurezza nella zona.

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti strategici più sensibili del pianeta. Attraverso questo corridoio marittimo transita circa il 20% del petrolio mondiale e una quota significativa delle esportazioni di gas naturale liquefatto provenienti dal Golfo Persico. Qualsiasi limitazione alla navigazione o eventuale chiusura dello stretto potrebbe provocare un’immediata impennata dei prezzi dell’energia e conseguenze economiche globali.

Gli analisti internazionali osservano con crescente preoccupazione l’evolversi della crisi. Per la prima volta da anni, il rischio non riguarda soltanto uno scontro limitato tra Israele e i suoi avversari regionali, ma la possibilità di un conflitto esteso che coinvolga direttamente Stati Uniti, Iran, Libano e le monarchie del Golfo.

Con il Libano sotto pressione, il Golfo Persico attraversato da missili e droni e lo Stretto di Hormuz tornato al centro delle tensioni geopolitiche mondiali, la comunità internazionale teme che le prossime ore possano risultare decisive per evitare una guerra regionale dalle conseguenze imprevedibili.