ULTIM’ORA | Cisgiordania, padre e figlio italiani arrestati ed espulsi: «Ci hanno bendati e picchiati»

Manuel Tartarotti, 35 anni, e il padre Alberto, 67, entrambi di Bolzano, sono stati trattenuti per oltre 24 ore dalle forze israeliane durante una missione umanitaria. Contestati presunti legami con un’organizzazione vietata in Israele. Per entrambi disposto il divieto di ingresso per dieci anni.

Due cittadini italiani, padre e figlio, sono stati fermati dalle forze di sicurezza israeliane nella Cisgiordania occupata, trattenuti per oltre 24 ore e destinatari di un provvedimento di espulsione, accompagnato da un divieto di rientro in Israele per dieci anni.

Si tratta di Manuel Tartarotti, 35 anni, e del padre Alberto, 67 anni, entrambi residenti a Bolzano, che si trovavano nella zona di Masafer Yatta, a sud di Hebron, per partecipare ad attività di solidarietà con la popolazione palestinese.

La vicenda è stata raccontata dal portale altoatesino Salto.bz, che ha raccolto direttamente la testimonianza di Manuel dopo il rilascio.

Secondo quanto riferito dal giovane, i due sarebbero stati fermati il 20 ottobre nei pressi del villaggio palestinese di At-Tuwani, durante un’operazione delle forze israeliane.

Il racconto: bendati e portati in una base militare

Manuel Tartarotti ha denunciato di essere stato bendato e picchiato durante il trasferimento su un mezzo militare.

Gli agenti avrebbero inizialmente richiesto i documenti, per poi prelevare i due italiani senza spiegare dove sarebbero stati condotti.

Secondo la sua testimonianza, padre e figlio sarebbero stati trasferiti in una struttura militare a Hebron, dove sono stati interrogati, fotografati e sottoposti al rilevamento delle impronte digitali e al prelievo del DNA.

Manuel ha raccontato di essere rimasto ammanettato per diverse ore e di aver trascorso la notte insieme al padre in una cella dalle condizioni igieniche precarie.

Le presunte violenze denunciate dal giovane non risultano, al momento, verificate in modo indipendente.

La missione umanitaria e il sostegno ai palestinesi

I due erano arrivati in Cisgiordania il 18 ottobre per consegnare fondi raccolti in Italia a favore di Youth of Sumud, un’associazione palestinese impegnata in iniziative di resistenza nonviolenta e sostegno alle comunità di Masafer Yatta.

L’organizzazione aveva ricevuto nel 2024 il Premio Internazionale Alexander Langer, riconoscimento dedicato a esperienze di dialogo, solidarietà e convivenza pacifica.

Secondo Manuel, al momento del fermo lui e il padre stavano documentando da lontano le demolizioni in un villaggio palestinese, insieme ad alcuni attivisti locali e giornalisti.

La versione della polizia israeliana

Differente la ricostruzione fornita dalle autorità israeliane.

Secondo un comunicato della polizia, riportato dal Times of Israel, due attivisti stranieri, identificati come padre e figlio, sarebbero stati fermati dopo aver partecipato a una raccolta delle olive non autorizzata vicino ad At-Tuwani.

Le autorità sostengono che alcuni partecipanti si sarebbero spostati in una zona militare destinata alle esercitazioni, il cui accesso era vietato.

La polizia ha inoltre riferito sospetti di identificazione con al-Haq, organizzazione palestinese per i diritti umani classificata come terroristica da Israele nel 2021.

È importante distinguere questa contestazione dalla ricostruzione di Manuel, che ha riferito di essere stato interrogato soprattutto sui propri rapporti con Youth of Sumud.

Non risulta, dalle informazioni disponibili, che i due italiani siano stati condannati per reati di terrorismo. La misura riportata è un provvedimento amministrativo di espulsione.

Espulsione e divieto di ingresso per dieci anni

Dopo una notte di detenzione, Manuel e Alberto Tartarotti sono stati trasferiti presso gli uffici israeliani dell’immigrazione, dove è stata comunicata loro la decisione di espellerli.

Per entrambi è stato disposto anche un divieto di ingresso in Israele della durata di dieci anni.

Nel pomeriggio del 21 ottobre, secondo Salto.bz, padre e figlio si trovavano in aeroporto, in attesa di un volo per Roma.

Non è ancora disponibile una conferma indipendente del loro effettivo arrivo in Italia.

La vicenda si inserisce in un periodo di crescenti tensioni in Cisgiordania, dove la raccolta annuale delle olive è stata accompagnata da restrizioni agli spostamenti, fermi di attivisti internazionali e violenze attribuite a coloni israeliani.

Resta da chiarire se le autorità italiane abbiano avviato iniziative diplomatiche specifiche in relazione al trattamento denunciato dai due connazionali.

Allora! Online – Redazione

Fonti: Salto.bz, 21 ottobre 2026; The Times of Israel; dichiarazioni di Manuel Tartarotti e comunicazioni della polizia israeliana.