di Emanuele Esposito
Le autorità sanitarie hanno acceso il livello di attenzione in India dopo la conferma di cinque casi di virus Nipah nello Stato del Bengala Occidentale, nell’area di Calcutta. Il focolaio è stato individuato all’interno di un ospedale privato e coinvolge direttamente personale sanitario, tra medici e infermieri. Una paziente è in condizioni critiche, in coma, a causa di gravi complicazioni respiratorie.
Secondo fonti ufficiali citate dalla stampa indiana, sono stati isolati venti contatti ad alto rischio e testate circa centottanta persone. Le autorità locali hanno attivato immediatamente i protocolli di emergenza, con tracciamento rafforzato, isolamento dei casi sospetti e controllo rigoroso delle infezioni ospedaliere.
Il virus Nipah è una zoonosi ad altissima pericolosità, trasmessa principalmente dai pipistrelli frugivori. Può causare encefalite acuta, insufficienza respiratoria e gravi danni neurologici. Nei casi più severi, l’esito può essere fatale. Non esistono vaccini né terapie specifiche e il trattamento resta esclusivamente di supporto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità mantiene il virus Nipah tra i patogeni a massima priorità, avvertendo che in alcuni focolai la letalità ha raggiunto percentuali estremamente elevate.
Il paragone con il Covid è inevitabile, ma allo stato attuale non è corretto. Nipah non ha la stessa capacità di diffusione del coronavirus: non si trasmette facilmente per via aerea, non circola in modo esteso tra asintomatici e richiede contatti stretti e prolungati per il contagio. Storicamente, i focolai sono rimasti localizzati e contenuti grazie a interventi rapidi e mirati.
Questo, però, non significa che il rischio vada sottovalutato. L’alto tasso di mortalità, l’assenza di cure e il coinvolgimento di operatori sanitari rendono ogni episodio un evento serio da monitorare con attenzione costante. È per questo che la sorveglianza internazionale resta attiva e coordinata.
In Australia, al momento, non esiste alcuna emergenza sanitaria né sono stati registrati casi.
Le autorità sanitarie australiane stanno monitorando la situazione attraverso i canali internazionali, seguendo costantemente gli aggiornamenti dell’OMS e dei sistemi di allerta epidemiologica.
Non sono stati introdotti controlli straordinari negli aeroporti, come avvenne durante il Covid, ma restano attivi i protocolli di segnalazione precoce per eventuali casi importati e le linee guida ospedaliere per l’isolamento immediato e la gestione clinica di infezioni rare, ma ad alto impatto.
La strategia australiana è chiara: osservare senza creare allarmismo, prepararsi senza generare paura, intervenire solo se necessario.
Il focolaio di Nipah in India rappresenta quindi un campanello d’allarme sanitario globale, ma non l’inizio di una nuova pandemia.
Il sistema internazionale oggi appare più vigile, più rapido e più coordinato rispetto al passato. La lezione del Covid resta centrale: individuare subito, contenere rapidamente, comunicare in modo trasparente. È questa la vera barriera contro l’epidemia, non il panico.
