di Generoso D’Agnese
Colpa degli anni, colpa delle mille polemiche e di una causa decennale che mise a nudo lo spietato (e un po’ ipocrita) mondo della ricerca scientifica: c’è forse un cocktail di tante motivazioni nel silenzio che avvolto l’avventura professionale di Emilio Segrè e il prestigioso premio Nobel conferitogli nel 1959.
Sono infatti passati oltre 65 anni da quella straordinaria data e con essi è scivolato via un personaggio che aveva occupato involontariamente molto spazio sulle cronache dei giornali degli anni ’70. E che soltanto in questo decennio è stato riabilitato dagli storici della scienza.
Nato a Tivoli il 30 gennaio 1905, da Giuseppe Abramo e da Amelia Treves, terzogenito di una famiglia di agiate condizioni economiche grazie all’attività del padre nell’industria della carta, Emilio Gino Segrè portò nei suoi geni quel patrimonio che sarebbe costato milioni di vite agli sfortunati possessori.
Egli infatti era ebreo e la sua condizione gli permise di vivere tranquillo in Italia fino al 1938. In quegli anni Segrè era arrivato a dirigere l’Istituto di Fisica dell’Università di Palermo e prima ancora aveva fatto parte del gruppo di collaboratori di Enrico Fermi, del quale egli era stato assistente ( e poi aiuto) nell’Università di Roma, dal 1927 al 1935.
Nel 1938 anche per Segrè si chiusero le porte di una vita normale. Egli si imbarcò sulla nave alla volta degli Stati Uniti, conscio di appartenere a una stirpe indesiderata. Per il fisico italiano però non ci fu l’amara incertezza della banchina di Ellis Island. Per lui si aprirono invece le porte dell’Università di U.C.L.A. a Barkeley, in California e nel nuovo istituto di fisica egli rimase fino al 1943. Segrè apparteneva a un gruppo di studiosi destinato a rimanere negli annali della storia scientifica mondiale.
Con Fermi, Amaldi, Rasetti, Pontecorvo ed altri, egli infatti rappresentava la “scuola di via Panisperna”, un gruppo di scienziati direttamente coinvolti negli studi dell’energia atomica e nelle sue terribili applicazioni belliche. Tra il 1934 e il 1938 essi scoprirono gli effetti dei neutroni lenti, aprendo con questa esperienza la porta ai successivi sviluppi della fissione degli elementi pesanti (uranio e plutonio) e allo sfruttamento pratico dell’energia contenuta nel nucleo atomico.
Segrè si era inoltrato anche su altre strade, e a lui si deve la scoperta, nell’istituto palermitano, del primo elemento artificiale, il Tecnezio. Il fisico italiano continuò sulla felice strada delle intuizioni scientifiche approdando ad una nuova scoperta nel 1940. A Barkeley infatti egli scoprì l’ottantacinquesimo elemento della tavola periodica dandogli il nome di Astato.
Nel 1941 egli arrivò invece, assieme ad altri fisici statunitensi, alla scoperta del Plutonio 239, elemento chiave della fissione nucleare.
Gli effetti pratici degli studi nucleari si fecero presto sentire. Nel 1945 l’apocalisse di Hiroshima dimostrò anche ai fisici gli effetti terribili della loro creatura, inducendo molti a cambiare l’indirizzo di studio. Emilio Segrè fu tra questi, e decise di applicare le sue conoscenze allo studio delle alte energie. Egli si era trasferito, con gli altri, all’Università di Los Alamos, nel 1943 e dopo il conflitto ritornò a Barkeley, iniziando un vero e proprio sodalizio scientifico con i colleghi Owen Chamberlain, C. Wiegand e T.Ypsilantis.
Il gruppo si inserì nel filone degli studi sull’antimateria e proseguì sulla strada tracciata, fin dal 1932, dallo scienziato Carl David Anderson. Anderson, che per le sue eccezionali intuizioni, fu insignito del premio Nobel nel 1936, aveva infatti scoperto nel 1932 l’esistenza dell’elettrone positivo dando corpo alle straordinarie ipotesi del professor Dirac, un altro “visionario” della scienza di inizio secolo, e ai dubbi dei coniugi Curie. La sua “scoperta” venne confermata da altri scienziati, tra i quali l’italiano Giuseppe Occhialini (impegnato all’epoca nel Cavendish Laboratory, e aprì la strada alle nuove frontiere del microcosmo, quelle dell’antimateria. Segrè violò per la seconda volta i segreti di questo mondo nel 1955.
Insieme a Chamberlain e agli altri colleghi, egli infatti riuscì ad ottenere gli antiprotoni, sparando protoni accelerati contro un bersaglio di rame in uno dei più potenti acceleratori di particelle, il Bevatrone. Gli antiprotoni avevano la stessa massa di protoni ma possedevano una carica negativa anziché positiva e il nuovo ingresso nell’Antimateria, fruttò all’italiano e a Chamberlain il premio Nobel, consegnato loro nel 1959. A Emilio Segrè l’ambitissimo riconoscimento fruttò anche l’ingresso in un mondo meno affascinante, quello delle polemiche e delle controversie giudiziarie, aprendo per lo scienziato un altro capitolo della sua storia terrena.
Le teorie di Segrè furono accolte con grande entusiasmo dalla comunità scientifica internazionale. Quasi tutti dimostrarono al fisico laziale il loro apprezzamento per l’essenziale contributo portato nel campo della fisica particellare e quantistica…anche se qualche collega rimproverò i due Nobel di aver taciuto la scoperta, durante l’esperimento insignito della massima onorificenza scientifica, dei “tachioni”, la cui presenza metteva (all’epoca) in grave dubbio la famosa equazione di Einstein E=mc2. Con il passare degli anni questi dubbi sono stati fugati permettendo alla teoria di Einstein di passare indenne attraverso le insidie di nuove entità atomiche.
A tutt’oggi, la presenza di particelle chiamate “tachioni” (il loro nome deriva dal greco “tachus” che significa veloce) non è stata ufficialmente segnalata dagli scienziati, salvaguardando nel tempo anche il nome di Segrè; ma le infinite polemiche che hanno accompagnato negli anni il premio Nobel assegnato all’italiano e a Chamberlain hanno minato nelle fondamenta la memoria di questo scienziato impegnato tutta la vita nella ricerca dell’infinitamente piccolo, e rivalutato soltanto in questi ultimi anni.
L’avventura americana, iniziata sotto l’incubo delle leggi razziali, terminò per lo scienziato nel 1974. In quell’anno infatti l’illustre professore fu chiamato a insegnare nella sua vecchia università di Roma, e nell’istituto capitolino condusse i suoi ultimi anni di scienziato,grazie a una cattedra di fisica nucleare ad personam all’Università di Roma.
L’interesse che aveva sempre coltivato per la storia della fisica si materializzò negli anni successivi al pensionamento nella produzione di due volumi che ebbero un largo successo, dedicati all’esposizione dei principali sviluppi della disciplina e dei suoi maggiori protagonisti (Dai raggi X ai quarks.
Personaggi e scoperte della fisica contemporanea, Milano 1976; Personaggi e scoperte della fisica classica. Dalla caduta dei gravi alle onde elettromagnetiche, Milano 1983).
Tornato temporaneamente nella casa di Lafayette in California Emilio Segrè fu colto da un malore improvviso durante una passeggiata con sua moglie Rosa. Morì il 22 aprile del 1989, lasciando sul tavolo la sua autobiografia incompiuta, pubblicata postuma: A mind always in motion, 1993. All’amata America, all’Università di Berkeley l’italiano lasciò in eredità le sue particelle di anti-materia, un mondo ai confini della fantascienza, e uno spicchio di tricolore in una terra particolarmente fortunata alle intelligenze nostrane.
