Mi spiace, cara Elly. L’Italia non è la Spagna. Non perché a Madrid governi il socialdemocratico Pedro Sánchez mentre a Roma c’è la conservatrice Giorgia Meloni. I governi passano, le stagioni politiche cambiano. La storia invece resta, e spesso pesa più delle ideologie del momento.
La vera differenza tra i due Paesi nasce nel Novecento. La Spagna uscì distrutta dalla Guerra civile spagnola e visse per decenni sotto la dittatura del Generalissimo Franco.
Un regime autoritario, senza dubbio. Ma che nel 1939 prese la decisione di restare fuori dalla Seconda Guerra Mondiale.
L’Italia, invece, quella guerra la fece. E la fece dalla parte sbagliata. Il regime trascinò il Paese in un conflitto che non era in grado di sostenere, e la sconfitta del 1945 non fu soltanto militare. Fu una sconfitta politica, diplomatica e morale. Quando il mondo uscì dalle macerie della guerra, l’Europa fu ridisegnata dai vincitori. E noi, inutile nasconderlo, stavamo tra i vinti.
In quel contesto storico nacque anche la nostra adesione alla NATO nel 1949. Non fu soltanto una scelta strategica o un atto di politica estera. Fu parte del prezzo necessario per rientrare pienamente nell’ordine mondiale costruito dagli Stati Uniti e dalle democrazie occidentali.
Non è un caso, ad esempio, che i droni americani partiti dalla base di Sigonella per operazioni militari in Iran, non abbiano necessitato del via libera da parte del governo italiano. Non è un’anomalia, ma il risultato di accordi militari e di alleanza costruiti in decenni di integrazione strategica con gli Stati Uniti.
Non è questione di destra o di sinistra. È questione di storia. Ecco perché i paragoni semplici tra Paesi europei spesso funzionano solo nei talk show.
La Spagna ha avuto un percorso diverso. Rimase ai margini della politica internazionale fino agli anni 80, ma non portava sulle spalle il peso di una guerra mondiale combattuta e perduta. Quando negli anni successivi tornò progressivamente nella comunità occidentale, lo fece partendo da una posizione diversa Le nazioni non sono modelli replicabili. Sono il prodotto delle proprie scelte, dei propri errori e delle proprie sconfitte.
E ignorare la nostra storia significa, in modo quasi incosciente, non capire il presente.
