Vi siete mai ispirati a qualcuno? Per quale motivo lo avete fatto? Personalmente, nell’impegno comunitario, non ho mai sentito il bisogno di “mentori” che mi insegnassero qualcosa. Mi sono invece ispirato a personaggi storici e della vita pubblica, leggendo le loro vite e ascoltando il loro linguaggio.
Ho preferito non dare adito a chi avrebbe potuto insegnarmi come cambiare casacca e tradire chi mi aveva passato i voti per un elezione, o anche chi ebbe a dire: “chi lavora nel sociale non ha bisogno di riconoscimenti” accettando medagliette in occasione delle varie feste nazionali.
Mi sono ispirato, invece, ad un grande della politica italiana, ad un ex-Presidente della Repubblica e del Senato, l’On. Francesco Cossiga. Notaio e picconatore, ideatore critico e allo stesso tempo amante della propria fede cattolica, delle forze armate e di tutto ciò che fosse istituzionale.
In questi giorni si sta parlando nuovamente di giovani, di cosa possano offrire e come possiamo attrarli maggiormente nelle nostre comunità. Parliamo dei giovani come di una “risorsa”, ma troppo spesso li osserviamo da lontano, come se appartenessero a un tempo altro rispetto al nostro presente. Ci interroghiamo su come coinvolgerli, ma raramente ci chiediamo davvero che cosa stiano cercando loro, non solo opportunità, ma anche ascolto, fiducia e spazi reali di responsabilità.
C’è poi chi guarda con fiducia alle ideologie woke e gender, come se rappresentassero il massimo della libertà umana. Chi si lamenta delle troppe poche donne in posizioni di comando, come se la rappresentanza fosse soltanto una questione di numeri e generi da bilanciare, senza interrogarsi davvero sulle condizioni concrete che rendono possibile o difficile l’accesso a quei ruoli.
Ci sono poi gli indecisi, quelli che da troppo tempo non sanno cosa vogliono veramente dalla vita. A questi va innanzitutto la mia umile vicinanza, perché tutti, almeno io, siamo passati per quella che il sommo poeta chiamava “la selva oscura, ove la diritta via era smarrita”.
Ma non sarà certo il rancore di chi dice “io spacco tutto” a farci uscire dall’incertezza, tanto quanto la capacità di discernere chi si vuole essere, dove si vuole andare e il perché della propria vita. A dirlo sarà solo il tempo.

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