40 Anni di Comites

Al Club Marconi si è tenuta una conferenza organizzata da Allora!, dedicata ai 40 anni dei Comites, i Comitati degli Italiani all’Estero, con la partecipazione di rappresentanti istituzionali, mondo consolare, CGIE e presidenti dei Comites australiani. Un incontro che ha unito ricostruzione storica e forte dibattito sul futuro della rappresentanza.

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L’apertura dei lavori, a cura del direttore Testa, ha ripercorso la nascita dei Comites come evoluzione delle politiche dell’emigrazione italiana: “i Comites nascono come ponte tra comunità e istituzioni”, è stato ricordato, in un processo che parte dalla Conferenza dell’emigrazione del 1975 e attraversa le riforme degli anni ’80 e ’90 fino all’attuale sistema di rappresentanza.

Il Console Generale d’Italia a Sydney, Dr Rubagotti, ha evidenziato il valore della cooperazione istituzionale, sottolineando come Consolato e Comites operino dentro un unico quadro: “Siamo tutti parte dello stesso sistema Paese”. Sono stati citati esempi concreti di collaborazione su informazione ai cittadini, servizi consolari e iniziative congiunte sul territorio.

Dal rappresentante del CGIE, Prof. Papandrea, è arrivata una lettura di sistema: i Comites sono stati definiti “presidi democratici”, fondamentali per garantire partecipazione e rappresentanza alle comunità italiane nel mondo. Tuttavia, è stato anche evidenziato un problema strutturale: la mancanza di coordinamento tra Comites, CGIE e rappresentanza parlamentare.

Ampio spazio è stato dedicato alle criticità da parte degli eletti all’estero Sen. Giacobbe e On. Care. Più interventi hanno sottolineato che “il sistema ha bisogno di una riforma seria, organica e lungimirante”, capace di rafforzare strumenti e funzioni oggi spesso limitati rispetto alle esigenze delle comunità.

È stata ribadita anche la natura dei Comites come organismi non subordinati né antagonisti: “non sono la longa manus dei consolati, ma strumenti di ascolto, proposta e partecipazione”.

I presidenti dei Comites australiani presenti: Franco Barilaro (Canberra), Luigi Di Martino (Sydney), Ubaldo Agliano’ (Melbourne) e Marinella Marmo (Adelaide) hanno portato la voce del territorio, evidenziando la scarsa conoscenza di questi organismi nella comunità: “Molti nuovi arrivati non sanno cosa sia il Comites”. Tra i temi centrali anche il ricambio generazionale, il coinvolgimento delle donne e l’apertura alle nuove forme di mobilità italiana.

Dal dibattito è emersa una consapevolezza condivisa: i Comites restano un pilastro della rappresentanza degli italiani all’estero, ma devono evolvere. “O si rafforzano, o rischiano la marginalità”, è stato affermato in chiusura, insieme all’auspicio di una nuova stagione di riforme e partecipazione.

Si è svolta presso il Club Marconi sabato 2 maggio, una conferenza organizzata da Allora!, dedicata ai quarant’anni dei Comites, i Comitati degli Italiani all’Estero, un appuntamento che ha riunito rappresentanti istituzionali, esponenti della comunità italiana in Australia e osservatori del mondo associativo e mediatico. L’iniziativa, trasmessa anche in diretta online, ha offerto un’occasione di riflessione ampia sulla storia, il ruolo e le prospettive future di questi organismi di rappresentanza.

Ad aprire i lavori è stato un intervento di carattere storico a cura del direttore Marco Testa, che ha ripercorso le origini dei Comites a partire dalle esperienze precedenti degli anni ’60 e ’70, fino alla loro istituzione formale negli anni ’80. È emersa con forza l’idea che i Comites siano il risultato di un lungo processo di trasformazione della politica italiana verso le comunità emigranti, passata dalla logica assistenziale a quella della rappresentanza.

Il racconto ha evidenziato le prime difficoltà del sistema, le resistenze iniziali, e il progressivo consolidarsi di un modello che ha poi trovato una sua stabilità negli anni ’90 e 2000, anche grazie all’introduzione del voto all’estero e alla nascita di un sistema articolato di rappresentanza.

Uno dei temi centrali della conferenza è stato il rapporto tra Comites e autorità consolari. Il Console Generale d’Italia a Sydney, Dr Gianluca Rubagotti ha sottolineato come la relazione sia oggi definita da un principio di collaborazione istituzionale, sancito anche dalla normativa vigente.

Il Consolato, è stato spiegato, non agisce in modo isolato ma all’interno di un “sistema paese” che include anche istituti di cultura, associazioni, camere di commercio e lo stesso Comites. Esempi concreti citati includono campagne informative per i cittadini, iniziative congiunte su servizi consolari e attività di supporto alla comunità in aree geograficamente più periferiche del NSW.

Il rappresentante del CGIE per l’Australia, Prof. Franco Papandrea, ha ribadito il ruolo storico dei Comites come “ponte” tra le comunità italiane e lo Stato. Nati per dare voce alle esigenze sociali e culturali degli emigrati, questi organismi sono stati definiti strumenti di partecipazione e tutela dei diritti.

È stata però evidenziata anche una criticità strutturale: la difficoltà di coordinamento tra i diversi livelli della rappresentanza degli italiani all’estero (Comites, CGIE e parlamentari eletti all’estero). Una mancanza di armonizzazione che rischia di indebolire l’efficacia complessiva del sistema.

Particolarmente incisivi gli interventi del Sen. Francesco Giacobbe e dell’On. Nicola Carè, che hanno sottolineato la necessità di una riforma organica del sistema dei Comites. Secondo questa visione, i Comites devono essere rafforzati e messi in condizione di operare con maggiore efficacia, evitando il rischio di marginalizzazione.

Tra le criticità evidenziate: la complessità del sistema elettorale; la scarsa partecipazione della comunità; la mancanza di risorse adeguate; la difficoltà di raggiungere le nuove generazioni di italiani all’estero.

Allo stesso tempo, è stata proposta una visione più propositiva dei Comites, come non solo organismi consultivi, ma laboratori di idee e proposte per lo Stato italiano, capaci di intercettare bisogni emergenti e trasformarli in iniziative concrete.

Gli interventi dei presidenti dei Comites australiani hanno riportato l’attenzione sulla dimensione quotidiana del lavoro sul territorio. Tra i punti più innovativi emersi durante il dibattito vi è stata la necessità di ripensare la rappresentanza alla luce dei cambiamenti demografici della comunità italiana all’estero.

È emersa una forte criticità: la scarsa conoscenza dei Comites da parte della comunità, in particolare tra i nuovi arrivati. In molti casi, è stato raccontato, anche lavoratori italiani appena giunti nel Paese non conoscono l’esistenza di questi organismi.

Un altro tema ricorrente è stato il rapporto con le associazioni locali, inizialmente segnato da incomprensioni ma progressivamente evoluto verso forme di collaborazione più mature.

In chiusura, è emersa una visione condivisa: i Comites rappresentano ancora oggi un presidio democratico importante, ma necessitano di un rafforzamento strutturale e politico.

La sfida principale, secondo molti interventi, è evitare che diventino organismi percepiti come distanti o burocratici, e al contrario consolidarne il ruolo di strumento di partecipazione attiva e di collegamento con le comunità.

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