Dieci anni dopo la sua scomparsa, Marco Pannella continua a rappresentare una delle figure più controverse, visionarie e difficili da classificare della storia politica italiana. Non fu soltanto un politico. Fu un agitatore di coscienze, un provocatore intellettuale, un uomo capace di trasformare battaglie considerate impossibili in conquiste civili destinate a cambiare il volto dell’Italia.
Per alcuni era un genio. Per altri un estremista. Per molti, semplicemente, “Marco”.
L’uomo che parlava quando gli altri tacevano

Nato a Teramo il 2 maggio 1930, Pannella entrò giovanissimo nella politica italiana in un Paese ancora segnato dalla guerra, dalla Democrazia Cristiana dominante e da un sistema spesso impermeabile ai diritti civili.
Fu tra i protagonisti del rilancio del Partito Radicale negli anni Sessanta, trasformandolo da piccolo movimento elitario a laboratorio permanente di battaglie libertarie.
Divorzio. Aborto. Obiezione di coscienza. Diritti dei detenuti. Antiproibizionismo. Eutanasia. Diritti LGBTQ+. Garantismo. Antimilitarismo.
Temi che oggi fanno parte del dibattito pubblico ma che, negli anni Settanta e Ottanta, significavano scontrarsi frontalmente con il potere politico, culturale e religioso del Paese.
Pannella non cercava il consenso facile. Cercava lo scontro culturale.
Il metodo Pannella: scioperi della fame e disobbedienza civile

La sua arma politica non era il potere istituzionale. Era il corpo.
Scioperi della fame, della sete, maratone oratorie, occupazioni simboliche, provocazioni mediatiche: Pannella trasformò la nonviolenza in uno strumento politico permanente, ispirandosi a Gandhi ma adattandolo all’Italia televisiva del dopoguerra.
Molti lo consideravano teatrale. Ma lui sapeva una cosa fondamentale: in Italia, per rompere il silenzio, bisognava costringere il Paese a guardare.
E ci riuscì.
Il referendum sul divorzio che cambiò l’Italia

La battaglia che lo rese definitivamente centrale fu quella sul divorzio.
Nel 1974, contro gran parte del sistema politico italiano e contro la Chiesa cattolica, Pannella sostenne il “No” al referendum abrogativo della legge sul divorzio. La vittoria del fronte laico segnò una svolta epocale nella società italiana.
Fu il momento in cui l’Italia scoprì che il cambiamento era possibile.
Da lì in avanti, il leader radicale divenne il simbolo di una politica fuori dagli schemi tradizionali.
Un liberale anomalo
Definirlo soltanto “di sinistra” sarebbe riduttivo. Chiamarlo “liberale” pure.
Pannella era entrambe le cose e nessuna delle due.
Difendeva il libero individuo contro lo Stato invasivo, ma allo stesso tempo combatteva ogni forma di emarginazione sociale. Era europeista convinto, federalista, anticentralista, garantista fino all’estremo.
Aveva rapporti umani profondi con avversari politici lontanissimi da lui, da Giulio Andreotti a Bettino Craxi, fino a figure del mondo cattolico che ne rispettavano la sincerità intellettuale.
Persino chi lo combatteva spesso ne riconosceva il coraggio.
Il rapporto con la fede e il Vaticano
Paradossalmente, uno dei più grandi equivoci su Pannella riguarda il suo rapporto con la religione.
Non era anticristiano. Non era nemmeno realmente anticlericale nel senso tradizionale del termine.
Combatteva il potere confessionale nella politica, ma rispettava profondamente la dimensione spirituale. Aveva un dialogo continuo con uomini della Chiesa e mostrò più volte ammirazione per il ruolo morale del Papa.
Secondo il racconto emerso nelle commemorazioni per i dieci anni dalla sua morte, Pannella scrisse persino una lettera affettuosa al Pontefice terminandola con le parole: “Ti voglio bene”.
Emma Bonino e il sodalizio politico
Accanto a lui, per decenni, una figura fondamentale: Emma Bonino.
Fu probabilmente la sua erede politica più vicina, compagna di infinite battaglie radicali e interprete di quello stile politico anticonvenzionale che fece del Partito Radicale un’esperienza unica nel panorama europeo.
Il loro rapporto fu spesso tempestoso, ma indissolubile.
Un uomo fuori dal tempo
Pannella anticipò temi che oggi dominano il dibattito globale:
- sovraffollamento carcerario;
- diritti civili;
- legalizzazione delle droghe leggere;
- giustizia garantista;
- libertà individuali;
- critica al populismo;
- federalismo europeo.
Molte delle sue battaglie furono considerate folli quando le lanciò. Alcune sono diventate realtà decenni dopo. Altre restano ancora aperte.
Era questo il suo tratto distintivo: parlare dell’Italia del futuro mentre la politica guardava soltanto al presente.
La morte e il lascito

Marco Pannella morì il 19 maggio 2016 a Roma, dopo una lunga malattia.
La sua scomparsa lasciò un vuoto enorme nel panorama politico italiano. Non perché fosse unanimemente amato — anzi, spesso divideva profondamente — ma perché rappresentava una rarità: un leader capace di mettere in gioco sé stesso fino in fondo.
Oggi, a dieci anni dalla morte, resta una domanda ancora aperta: esiste ancora in Italia una politica capace di combattere battaglie ideali senza inseguire soltanto il consenso immediato?
Forse il vero lascito di Pannella è proprio questo. Aver dimostrato che la politica può essere ancora passione, ossessione, sacrificio personale e conflitto culturale.
Nel bene e nel male, Marco Pannella non è mai stato un uomo normale della politica italiana. E probabilmente è per questo che, dieci anni dopo, continua ancora a far discutere.
