Mondiali a 66 squadre, la FIFA pensa a una rivoluzione totale del calcio mondiale

Il Mondiale del futuro potrebbe diventare ancora più grande. Mentre l’edizione 2026 deve ancora iniziare, dentro la FIFA si discute già di una nuova espansione storica della Coppa del Mondo. Dopo il passaggio da 32 a 48 nazionali, il presidente Gianni Infantino starebbe valutando l’ipotesi di un torneo con 66 squadre partecipanti a partire dal 2030.

Secondo quanto riportato da BeIN Sports, la proposta sarebbe nata all’interno della CONMEBOL e nelle ultime settimane avrebbe iniziato a prendere sempre più forza negli ambienti FIFA. L’obiettivo sarebbe quello di trasformare il Mondiale in un evento ancora più globale, aumentando la rappresentanza geografica e coinvolgendo nuove nazioni che finora non sono mai riuscite a qualificarsi.

La direzione intrapresa da Infantino è chiara da tempo. Il calcio non viene più visto soltanto come uno sport ma come una piattaforma mondiale capace di generare potere economico, influenza politica e miliardi di dollari. Un Mondiale allargato significherebbe inevitabilmente più partite, più diritti televisivi, più sponsor, più mercati coinvolti e introiti economici ancora più enormi per federazioni, broadcaster e aziende.

Dietro questa strategia c’è anche una logica geopolitica e commerciale molto precisa. Coinvolgere più Paesi significa aumentare audience televisiva, investimenti e interesse globale soprattutto in aree emergenti dove il calcio continua a crescere rapidamente. Per la FIFA, avere più nazionali africane, asiatiche o oceaniche dentro il torneo significherebbe aprire nuovi mercati e rafforzare il proprio peso internazionale.

Esiste però anche un’altra questione molto delicata che pesa nel dibattito. Negli ultimi anni nazionali storiche come l’Italy national football team sono rimaste clamorosamente fuori dai Mondiali generando danni enormi dal punto di vista economico e mediatico. Un torneo più largo ridurrebbe il rischio di esclusioni eccellenti e garantirebbe quasi automaticamente la presenza delle grandi potenze calcistiche e dei mercati televisivi più importanti.

Ma non tutti guardano con favore questa possibile rivoluzione. Molti osservatori ritengono che aumentare continuamente il numero delle squadre rischi di abbassare il livello tecnico della competizione e di snaturare il fascino stesso del Mondiale. La difficoltà della qualificazione è sempre stata parte della leggenda della Coppa del Mondo e trasformare il torneo in una manifestazione gigantesca potrebbe renderlo meno esclusivo e meno competitivo.

C’è poi il problema del calendario internazionale già oggi estremamente congestionato tra campionati, coppe europee, Nations League, qualificazioni e tornei FIFA. Un Mondiale ancora più lungo rischierebbe di aumentare le tensioni con club e giocatori in un sistema calcistico sempre più sotto pressione.

L’edizione del 2030 avrà inoltre un valore altamente simbolico perché celebrerà il centenario del primo Mondiale disputato in Uruguay nel 1930. Proprio per questo la FIFA starebbe pensando a un torneo monumentale capace di rappresentare non solo il calcio ma anche la propria forza politica ed economica globale.

Molto dipenderà dal successo del Mondiale 2026 in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico. Se il nuovo formato a 48 squadre funzionerà dal punto di vista commerciale e degli ascolti televisivi, allora l’ipotesi di un Mondiale a 66 nazionali potrebbe davvero diventare realtà.