Coles ancora sotto accusa

In Australia il dibattito sul potere delle grandi catene di supermercati sta diventando sempre più acceso. Questa volta nel mirino dell’Australian Competition and Consumer Commission (ACCC) sono finite Coles Group e Brownes Foods Operations, accusate di pratiche considerate potenzialmente dannose per i produttori lattiero-caseari e per la trasparenza del mercato. 

Secondo quanto confermato dall’ACCC, entrambe le aziende hanno pagato sanzioni da 39.600 dollari australiani dopo la pubblicazione di accordi ritenuti non conformi al Dairy Code of Conduct, il codice che regola i rapporti tra trasformatori del latte e produttori agricoli. 

Nel caso di Coles, il nodo riguarda alcuni contratti di fornitura esclusiva che avrebbero imposto limiti quantitativi alla produzione di latte. In pratica, secondo l’autorità australiana, alcuni allevatori sarebbero stati vincolati a fornire latte esclusivamente alla catena senza poter aumentare liberamente la produzione o rivolgersi ad altri operatori del mercato. 

Il problema non è soltanto giuridico. È economico e strutturale.

Quando un produttore agricolo viene legato da clausole esclusive e contemporaneamente limitato nella capacità produttiva, il rischio è quello di creare un mercato sbilanciato, dove il potere contrattuale finisce quasi completamente nelle mani della grande distribuzione. L’ACCC ha definito particolarmente problematici proprio questi “volume caps”, sostenendo che possono ridurre la concorrenza e soffocare la crescita dei produttori. 

Anche Brownes Foods è stata sanzionata per presunta mancanza di trasparenza sui prezzi minimi garantiti ai fornitori. Secondo il regolatore, in alcuni contratti non sarebbero stati spiegati chiaramente né i prezzi applicabili durante il periodo di fornitura né i criteri utilizzati per determinarli. 

La vicenda arriva in un momento estremamente delicato per la grande distribuzione australiana. Solo pochi giorni fa, infatti, una corte federale australiana aveva stabilito che Coles Group aveva ingannato i consumatori con pratiche promozionali considerate fuorvianti, aumentando prima alcuni prezzi e presentandoli successivamente come scontati. 

Negli ultimi anni il costo della vita in Australia è aumentato in modo significativo. Famiglie, produttori agricoli e consumatori stanno iniziando a guardare con crescente sospetto il ruolo del cosiddetto “duopolio” dominato da Coles e Woolworths. Molti piccoli agricoltori sostengono da tempo che il potere negoziale delle grandi catene abbia compresso i margini dell’intero settore agroalimentare.

La questione del latte ha inoltre un forte valore simbolico in Australia. L’industria lattiero-casearia rappresenta una parte storica dell’economia agricola del Paese, ma da anni affronta difficoltà legate ai costi energetici, alle condizioni climatiche, alla volatilità dei prezzi e alla crescente concentrazione del mercato.

Dietro queste multe relativamente contenute emerge quindi un tema molto più grande: chi controlla realmente la filiera alimentare australiana?

Perché quando pochi gruppi riescono a influenzare contemporaneamente prezzi, distribuzione, contratti e accesso al mercato, il rischio non riguarda soltanto gli agricoltori. Riguarda anche il consumatore finale, la concorrenza e la sostenibilità futura dell’intero sistema alimentare australiano.