È passato giusto un anno dall’insediamento del cancelliere tedesco Friedrich Merz e il suo indice di gradimento naviga tra il 13 e il 22% (il più basso tra i leader occidentali), con i tre quarti dei tedeschi che si dichiarano “delusi” dal proprio leader.
Occorre quindi sparigliare le carte ed ecco l’asso nella manica del cancelliere: nuovi prestiti all’Ucraina che presto dovrebbe comunque essere “associata” all’Europa, rilancio dell’industria bellica tedesca, “no” allo sforamento di bilancio per gli altri Paesi europei salvo che per le spese destinate alla difesa che – guarda caso – vedono proprio nella Germania il principale centro di produzione.
Un programma che a qualcuno comincia a far ricordare lo “spazio vitale” tedesco degli anni Trenta, quel Lebensraum che Hitler invocava verso l’est europeo riunendo tutte le popolazioni di lingua tedesca per assicurarsi le loro risorse e creare la “Grande Germania”.
Intanto pochi si fanno (o possono farsi) delle domande essenziali proprio su quell’Ucraina dove da oltre quattro anni c’è la legge marziale, non si tengono elezioni neppure locali, è vietato opporsi a Zelensky e anche i grandi scandali vengono nascosti, salvo a volte i più clamorosi.
Quanti italiani sanno, per esempio, che la scorsa settimana il tribunale di Kiev ha confermato l’arresto di Andry Yermak, l’ex braccio destro proprio di Zelensky e considerato il “numero due” del potere a Kiev?
Accusato di essersi appropriato in proprio di oltre 10 milioni di dollari, Yermak è accusato di aver organizzato “un consorzio criminale” che comprendeva, tra gli altri, l’ex vice-primo ministro Oleksiy Chernyshov e l’ex socio in affari di Zelensky Timor Mindich.
Solo Zelensky ne esce (per ora) sempre bianco come un giglio, mentre i suoi collaboratori finiscono in galera.
Noi affidiamo a questa gente decine di miliardi che spariscono in un gorgo di tangenti e malaffare quando in Italia non si trovano i fondi neppure per ridurre il prezzo del gasolio?
Eppure sono notizie che in Europa e in Italia passano sotto sostanziale silenzio
