Legge elettorale, il centrodestra accelera: verso il dimezzamento delle circoscrizioni estero. Allora! lo aveva anticipato mesi fa

Da quattro ripartizioni a due: la riforma che può cambiare il voto degli italiani nel mondo

Quello che fino a pochi mesi fa sembrava soltanto un retroscena politico oggi prende sempre più la forma di una proposta concreta. La maggioranza di centrodestra starebbe infatti lavorando a una modifica della Circoscrizione Estero che potrebbe ridurre da quattro a due le attuali ripartizioni elettorali utilizzate per eleggere deputati e senatori residenti fuori dai confini nazionali.

Una novità che Allora! aveva anticipato già nei mesi scorsi, quando all’interno del dibattito sulla nuova legge elettorale erano emerse le prime indiscrezioni sull’intenzione di rivedere il sistema di assegnazione dei seggi all’estero.

Oggi quelle indiscrezioni trovano conferma nelle ricostruzioni che arrivano da Roma.

Cosa cambierebbe

Attualmente la Circoscrizione Estero è suddivisa in quattro grandi aree:

  • Europa
  • America Settentrionale e Centrale
  • America Meridionale
  • Africa, Asia, Oceania e Antartide

La proposta allo studio del centrodestra prevede invece la riduzione a due macro-ripartizioni.

L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di rendere più proporzionale la distribuzione dei seggi e correggere quelli che la maggioranza considera effetti distorsivi del sistema attuale.

Secondo i partiti di governo, infatti, la presenza di circoscrizioni con pochi seggi assegnati favorirebbe sistematicamente il partito più votato all’interno di ciascuna area geografica.

Perché il centrodestra vuole intervenire

I numeri dell’attuale legislatura spiegano molto.

Alla Camera il Partito Democratico ha ottenuto 4 degli 8 deputati eletti all’estero.

Al Senato il centrosinistra ha conquistato 3 dei 4 seggi disponibili.

Per Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia il sistema attuale non rifletterebbe in maniera equilibrata il consenso complessivo degli italiani nel mondo.

La soluzione individuata sarebbe quindi quella di accorpare le aree geografiche, aumentando il numero di seggi assegnati a ciascuna ripartizione e riducendo gli effetti prodotti da risultati particolarmente concentrati in singoli continenti.

Le opposizioni fanno muro

Il centrosinistra ha già annunciato battaglia.

PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia Viva, Azione e Più Europa starebbero lavorando a una strategia comune per contrastare la riforma.

L’orientamento prevalente sarebbe quello di presentare emendamenti soppressivi, puntando a cancellare le parti considerate più controverse del testo.

Le critiche non riguardano soltanto la questione estero.

Nel mirino delle opposizioni ci sono anche:

  • il premio di maggioranza;
  • l’indicazione del candidato premier sulla scheda;
  • il cosiddetto “listone” collegato al premio;
  • il possibile squilibrio tra rappresentanza parlamentare e voto popolare.

Una questione che riguarda oltre sette milioni di italiani

Il tema è particolarmente delicato perché coinvolge una comunità in continua crescita.

Secondo i dati AIRE, gli italiani residenti all’estero hanno superato i sette milioni.

Mai nella storia della Repubblica così tanti cittadini italiani hanno vissuto fuori dal territorio nazionale.

Per questo motivo qualsiasi modifica della Circoscrizione Estero assume un valore politico enorme.

Da una parte c’è chi sostiene che il sistema vada corretto per garantire una distribuzione più equa dei seggi.

Dall’altra c’è chi teme una riduzione del peso politico delle comunità italiane nel mondo.

La partita si giocherà in Parlamento

Il confronto entrerà nel vivo nelle prossime settimane.

La Commissione Affari Costituzionali sarà il primo banco di prova della riforma.

Successivamente il testo arriverà in Aula, dove potrebbe emergere anche il tema delle preferenze, sul quale non esiste ancora un accordo né nella maggioranza né nelle opposizioni.

Molti osservatori ritengono che proprio il voto segreto possa trasformarsi nell’ostacolo più difficile da superare.

L’analisi

La proposta non riduce il numero dei parlamentari eletti all’estero, che resterebbero invariati, ma modifica profondamente il modo in cui vengono assegnati.

Ed è proprio questo il punto politico centrale.

Se la riforma dovesse passare, cambierebbe l’equilibrio costruito negli ultimi vent’anni nella rappresentanza degli italiani nel mondo.

Una partita che va ben oltre i numeri e che tocca direttamente il rapporto tra l’Italia e milioni di suoi cittadini residenti all’estero.

E mentre Roma discute, una cosa appare certa: la battaglia sulla Circoscrizione Estero è appena cominciata. E, come Allora! aveva anticipato mesi fa, potrebbe diventare uno dei capitoli più controversi della nuova legge elettorale italiana.