Alcide Di Gaetano, nato nel Molise a Lupara, prov. di Campobasso, a Manhattan è un noto medico, specializzato in Radiologia e Tomografia per lo studio della TAC. È entrato alla Columbia University e per 10 anni Clinical Coordinator. Ha studiato in un liceo tecnico per l’aviazione.
Di Ketty Millecro
Ci colleghiamo in videointervista, dopo aver ottenuto il consenso alla registrazione e alla pubblicazione sui social, con il medico Dott. Alcide Di Gaetano. Un sorriso radioso manifesta tutta la gioia di sentirsi, anche a distanza, vicino all’Italia. È entusiasta di raccontare la propria storia attraverso i giornali che pubblicheranno questa intervista, permettendogli di raggiungere lettori in ogni parte del mondo.
Dopo un breve video per YouTube, gli chiediamo di raccontarsi. Aveva soltanto tre anni quando, dal porto di Napoli, salì a bordo della nave Queen Federica insieme alla famiglia per raggiungere l’America. I ricordi di quel viaggio sono inevitabilmente sfumati dal tempo, ma conservano ancora tracce di dolore, sacrificio e speranza in un futuro migliore.
La madre, Nicolina Giacomo Donato, originaria di Lupara, in provincia di Campobasso, era separata dal marito Italo Di Gaetano, napoletano. Insieme ai figli Alcide e Maria Giuseppina decise di partire per il “Nuovo Mondo” in cerca di opportunità. Arrivati negli Stati Uniti, ad attenderli sul molo c’erano il nonno materno Nicola Giacomo Donato e uno zio di famiglia.
I primi tempi trascorsero a Manhattan, ospiti del nonno e dello zio Pasquale. La madre, insegnante elementare, desiderava imparare perfettamente l’inglese e costruire una nuova vita. Donna di grande intelligenza e determinazione, anni dopo sarebbe diventata la prima sindaca del suo paese d’origine in Italia.
L’inizio negli Stati Uniti non fu semplice. Per mantenere la famiglia trovò lavoro come sarta, affrontando turni lunghi e faticosi. Successivamente si trasferirono a Brooklyn, vivendo in un appartamento in affitto che non riuscirono mai a riscattare per ragioni economiche.
Il quartiere era popolato da persone di molte nazionalità e il razzismo nei confronti degli italiani era ancora molto diffuso. Alcide frequentava una scuola elementare cattolica dove, ricorda, alcune suore adottavano metodi educativi severi. Un’esperienza che gli è rimasta impressa e che ancora oggi racconta con amarezza.
Con gli anni arrivarono nuove opportunità. Dopo il liceo si laureò in Giustizia Criminale, iniziando a lavorare come investigatore presso il tribunale e successivamente come ufficiale e ispettore sanitario. Ma il suo vero sogno era un altro: l’aviazione.
Frequentò un istituto tecnico specializzato nel settore aeronautico, ottenendo una qualifica professionale che gli consentì di lavorare per dieci anni come tecnico aeronautico presso una compagnia aerea commerciale.
Nel 1970 fu chiamato al servizio militare. Trascorse quattro anni nelle forze armate, due in servizio attivo e due nella riserva. Durante il periodo in Vietnam imparò a svolgere mansioni infermieristiche e a prestare assistenza ai feriti. Un’esperienza difficile che gli insegnò il valore dell’altruismo e dell’aiuto verso il prossimo.
Terminato il servizio militare, tornò a New York e decise di intraprendere la strada della medicina. Si iscrisse all’università, conseguì la laurea e si specializzò in Radiologia e Tomografia Computerizzata (TAC). Entrò alla prestigiosa Columbia University, dove divenne Clinical Coordinator.
Nel corso della sua lunga carriera ha insegnato radiologia presso l’Harlem Hospital, l’Elmhurst Hospital nel Queens, il Bronx Central Hospital e ha lavorato anche al Lenox Hill Hospital di Manhattan. Quando gli chiediamo quale sia stata la professione che ha amato di più, risponde senza esitazione: il medico.
Per lui la medicina è una missione. È il modo migliore per comprendere il corpo umano e aiutare le persone nei momenti più difficili della loro vita.
Anche la sua vita privata è stata ricca di affetti. È padre di due figlie, Emily e Daniela, e ha poi incontrato il grande amore della sua vita, Marzia Bortolin, professionista delle relazioni internazionali che rappresenta per lui un sostegno costante sia nella vita personale sia in quella professionale.
Di Gaetano continua a essere molto attivo all’interno della comunità italoamericana. Fa parte della Columbian American Association, che ogni anno partecipa alle celebrazioni del Columbus Day lungo la Fifth Avenue di New York. Attraverso la moglie ha conosciuto anche la giornalista italoamericana Josephine Buscaglia Maietta, presidente della Association Italian American Educators (AIAE) e storica conduttrice del programma radiofonico Sabato Italiano sulla Hofstra University Radio.
Prima di salutarci, chiediamo al Dott. Di Gaetano un messaggio per gli italiani nel mondo, dall’Europa all’America fino all’Australia.
La sua risposta è semplice ma profonda:
“Non perdete mai la storia del vostro Paese e non dimenticate le vostre radici. Ai giovani dico di non scoraggiarsi mai. Chi ha voglia di lavorare troverà la propria strada, anche quando sembra difficile. La vita non è sempre facile, ma con determinazione e sacrificio è possibile costruire un futuro migliore.”
E conclude con una riflessione che racchiude tutta la sua esperienza:
“Essere italiani significa essere artisti, creatori, portatori di una cultura straordinaria che ci rende cittadini del mondo.”
