Nuova Circoscrizione Estero: la riforma che potrebbe cambiare tutto

di Emanuele Esposito

Prima di entrare nel merito è necessaria una premessa.

Quello che segue non è una previsione elettorale e non rappresenta una proiezione scientifica delle prossime elezioni politiche. È uno studio teorico, una simulazione giornalistica costruita sui risultati delle Elezioni Politiche del 25 settembre 2022 e sulle indiscrezioni relative a una possibile riforma della Circoscrizione Estero.

Nel 2022 il Partito Democratico è stato il partito più votato dagli italiani all’estero, conquistando la maggioranza assoluta dei seggi: sette parlamentari su dodici. Nel dettaglio, il PD ha eletto quattro deputati su otto e tre senatori su quattro.

Alla Camera sono stati eletti Toni Ricciardi per il PD in Europa, Federica Onori per il Movimento 5 Stelle in Europa, Simone Billi per la Lega in Europa, Fabio Porta per il PD in Sud America, Franco Tirelli per il MAIE in Sud America, Andrea Di Giuseppe per Fratelli d’Italia in America Settentrionale e Centrale, Christian Di Sanzo per il PD in America Settentrionale e Centrale e Nicola Carè per il PD nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Al Senato sono stati eletti Andrea Crisanti per il PD in Europa, Mario Borghese per il MAIE in Sud America, Francesco Giacobbe per il PD nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide e Francesca La Marca per il PD in America Settentrionale e Centrale.

Questa è la fotografia reale del 2022.

Ma cosa accadrebbe se si votasse con una nuova legge?

La riforma che ridisegna il mondo

Secondo le indiscrezioni emerse nelle ultime settimane, la Circoscrizione Estero potrebbe subire il cambiamento più radicale dalla sua istituzione.

Le quattro attuali ripartizioni verrebbero accorpate in due grandi aree per la Camera dei Deputati:

  • Europa, Africa, Asia e Oceania;
  • Nord America, Centro America e Sud America.

Al Senato, invece, verrebbe istituita una circoscrizione mondiale unica.

Tradotto in termini politici significa che il voto espresso da un cittadino italiano residente a Sydney finirebbe nello stesso contenitore elettorale di quello espresso a Londra, Buenos Aires, Toronto o Johannesburg.

Non si tratta soltanto di una modifica geografica. Cambierebbero le campagne elettorali, le strategie dei partiti, il peso delle comunità nazionali e persino il profilo dei candidati.

Per la prima volta diventerebbe determinante la capacità di costruire consenso su scala continentale o addirittura mondiale.

Lo scenario più favorevole al centrodestra

Se il centrodestra dovesse presentarsi unito con Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e un eventuale accordo con la lista Vannacci, mentre il centrosinistra si presentasse diviso tra PD, Movimento 5 Stelle, Azione, Italia Viva e altre forze minori, il risultato potrebbe essere molto diverso da quello del 2022.

Applicando i dati dell’ultima elezione alle nuove circoscrizioni, il centrodestra potrebbe arrivare a conquistare tra sette e nove seggi sui dodici complessivi.

In questo scenario il baricentro della rappresentanza estera si sposterebbe nettamente verso l’area di governo.

Tra i nomi che partirebbero favoriti figurano Andrea Di Giuseppe, già eletto in Nord America, Simone Billi e altri candidati espressione di Fratelli d’Italia nelle nuove macro-circoscrizioni.

Il Partito Democratico potrebbe invece conservare una presenza significativa attraverso figure consolidate come Francesco Giacobbe, Francesca La Marca e Fabio Porta.

Lo scenario del Campo Largo

Le cose cambierebbero se il centrosinistra riuscisse a costruire una vera alleanza elettorale tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra.

In questo caso il vantaggio del centrodestra si ridurrebbe sensibilmente.

La simulazione attribuisce al centrodestra tra sei e sette parlamentari, al Campo Largo tra tre e quattro e al MAIE due seggi.

Un risultato che manterrebbe il centrodestra in vantaggio ma che riporterebbe la competizione entro margini molto più contenuti.

In questa ipotesi resterebbero altamente competitivi Francesco Giacobbe, Francesca La Marca e Fabio Porta, mentre il MAIE continuerebbe a fare affidamento sul proprio storico radicamento sudamericano attraverso Mario Borghese e Franco Tirelli.

Tutti contro tutti

Esiste poi uno scenario che assomiglia molto alla fotografia politica del 2022.

Tutti i partiti corrono da soli.

Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, lista Vannacci, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Azione, Italia Viva, area Marattin, MAIE e USEI si presentano autonomamente.

Paradossalmente, proprio questo scenario potrebbe favorire ancora una volta il Partito Democratico.

Con il voto disperso tra numerose liste, il PD potrebbe tornare a essere la prima forza politica della Circoscrizione Estero, conquistando circa cinque seggi e mantenendo una posizione dominante soprattutto in Europa, Nord America e Oceania.

Tra i favoriti figurerebbero ancora Giacobbe, La Marca, Porta, Carè e Ricciardi.

Per il centrodestra resterebbero forti Andrea Di Giuseppe e Simone Billi, mentre il MAIE continuerebbe a difendere il proprio spazio politico in Sud America.

Se il centrodestra si divide

L’ultimo scenario ipotizza una situazione opposta alla prima.

Il Campo Largo si presenta unito mentre il centrodestra si divide tra Fratelli d’Italia, Lega-Vannacci e Forza Italia.

È probabilmente l’ipotesi più favorevole al centrosinistra.

In questo caso il Campo Largo potrebbe conquistare fino a sei parlamentari su dodici, tornando ad essere la forza dominante della rappresentanza estera.

Per il centrodestra la frammentazione rischierebbe di trasformarsi in una pesante penalizzazione elettorale.

Chi parte davvero favorito?

Al di là delle simulazioni, alcuni nomi sembrano destinati a partire da una posizione privilegiata indipendentemente dal sistema che verrà adottato.

Francesco Giacobbe, Francesca La Marca e Fabio Porta dispongono di una rete consolidata costruita in anni di attività parlamentare.

Andrea Di Giuseppe è oggi probabilmente il nome più forte del centrodestra nella ripartizione americana.

Mario Borghese e Franco Tirelli continuano a rappresentare il punto di riferimento del MAIE nel continente sudamericano.

Più complessa appare invece la posizione di molti altri parlamentari uscenti, che dovrebbero confrontarsi con collegi enormemente più grandi rispetto a quelli attuali.

La vera questione che la politica non affronta

La discussione sulle circoscrizioni rischia però di nascondere il problema più importante.

Oggi circa 6,5 milioni di italiani iscritti all’AIRE eleggono soltanto dodici parlamentari.

Otto deputati e quattro senatori.

Con l’eventuale accorpamento delle circoscrizioni e l’introduzione del collegio mondiale unico al Senato, il tema della rappresentanza numerica tornerà inevitabilmente al centro del dibattito.

Perché la vera domanda non è soltanto chi vincerà le prossime elezioni.

La domanda è se dodici parlamentari siano ancora sufficienti per rappresentare una comunità italiana nel mondo che negli ultimi vent’anni è cresciuta fino a raggiungere dimensioni senza precedenti.

Ed è probabilmente da qui che passerà la prossima grande battaglia politica degli italiani all’estero.