ROMA – Il dibattito sull’accesso dei minori ai social network torna al centro della discussione politica. A rilanciarlo è Italia Viva, che attraverso un messaggio pubblicato sui social ha chiesto al governo di accelerare l’iter parlamentare della proposta che introduce un limite d’età per l’utilizzo delle piattaforme digitali da parte di bambini e adolescenti.
L’intervento arriva dopo le recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si è detta non contraria all’introduzione di una soglia minima per l’accesso ai social.
«Bene, ora però bisogna passare dalle parole ai fatti», scrive Italia Viva, ricordando che la proposta bipartisan è ferma in Parlamento dallo scorso ottobre in attesa dei pareri ministeriali.
Secondo il partito guidato da Matteo Renzi, il tema riguarda direttamente tutte le famiglie italiane e richiede un intervento rapido da parte delle istituzioni.
«Proteggere bambini e adolescenti dall’uso troppo precoce e incontrollato dei social è una priorità. Dobbiamo fare il possibile per intervenire», sottolinea il messaggio.
Negli ultimi anni il tema della tutela dei minori online è diventato sempre più centrale nel dibattito pubblico, anche alla luce dei numerosi studi che evidenziano i rischi legati all’utilizzo eccessivo dei social network da parte dei più giovani. Tra le principali preoccupazioni figurano il cyberbullismo, la dipendenza digitale, l’esposizione a contenuti inappropriati e gli effetti sulla salute mentale.
Diversi Paesi stanno già valutando o introducendo restrizioni più severe. In Australia, ad esempio, il Parlamento ha approvato una delle normative più rigorose al mondo, prevedendo limiti stringenti per l’accesso dei minori alle piattaforme social.
Anche in Italia cresce il consenso trasversale verso misure che garantiscano una maggiore protezione dei giovani utenti, sebbene restino aperti interrogativi sulle modalità di verifica dell’età e sul bilanciamento tra sicurezza, privacy e libertà digitali.
Le parole di Meloni e la presa di posizione di Italia Viva potrebbero ora contribuire a riaccendere il confronto parlamentare su una riforma che coinvolge milioni di famiglie e che molti osservatori ritengono sempre più urgente nell’era della comunicazione digitale.
Fonte: Italia Viva (X/Twitter)
